A questo punto chiamarla soltanto sorpresa comincia quasi a essere riduttivo. Il Cagliari di Fabio Pisacane continua a vincere, continua a stupire e soprattutto continua a dimostrare di avere qualcosa che va oltre il semplice entusiasmo di inizio stagione.
Il successo per 1-0 sul campo dell’Udinese, deciso ancora una volta da Daniel Maldini, ha portato i rossoblù a quattro vittorie nelle prime cinque giornate di Serie A. L'unica sconfitta è arrivata contro l'Inter, peraltro di misura. Un avvio che ha pochi precedenti nella storia del club: era dalla stagione 1969-70, quella dello storico Scudetto, che il Cagliari non vinceva quattro delle prime cinque partite di campionato.
Numeri che inevitabilmente fanno clamore. Ma soprattutto accendono una città e un'intera isola.
Perché il Cagliari non sta impressionando attraverso un calcio spettacolare fatto di goleade. Sta facendo qualcosa forse ancora più importante per una squadra partita con obiettivi molto diversi: ha imparato a essere tremendamente difficile da battere.
La mano di Pisacane
Il primo grande protagonista è inevitabilmente Fabio Pisacane. Un allenatore cresciuto dentro il mondo Cagliari, passato dalla Primavera alla prima squadra e capace di costruire progressivamente una formazione che sembra rispecchiarne perfettamente il carattere.
Compatta, aggressiva, organizzata. E soprattutto disposta a soffrire.
Il dato più impressionante è quello difensivo: appena due gol subiti nelle prime cinque giornate, con tre vittorie arrivate per 1-0. Davanti a Caprile la squadra si muove con grande attenzione, protegge gli spazi e quando serve sa anche abbassarsi senza perdere completamente equilibrio.
Il mister non vuole sentir parlare di obiettivi cambiati. Dopo Udine ha ricordato che a settembre non si può riscrivere la stagione, ma contemporaneamente ha lasciato ai tifosi il diritto più bello: quello di sognare.
Ed è forse proprio questo l'equilibrio perfetto del momento rossoblù: piedi per terra dentro lo spogliatoio, entusiasmo totale fuori.
Una squadra con idee chiare

Anche tatticamente il Cagliari sta assumendo un'identità precisa. A Udine Pisacane ha scelto il 4-3-2-1: Caprile in porta; Zé Pedro, Mina, Juan Rodríguez e Obert in difesa; Romano, Winks e Deiola a centrocampo; Adopo e Maldini alle spalle di Mendy.
Non ci sono soltanto i nomi, però. C'è soprattutto l'equilibrio.
Il rientro di Yerry Mina aggiunge esperienza e personalità alla retroguardia. Harry Winks e Adopo portano ordine e dinamismo in mezzo al campo, mentre il giovane Alessandro Romano rappresenta una delle note più interessanti di questo avvio. Pisacane ne ha pubblicamente sottolineato qualità fisiche, comprensione del gioco e margini di crescita.
Davanti, poi, sta esplodendo Daniel Maldini.
Tre gol consecutivi contro Lecce, Atalanta e Udinese, nove punti costruiti anche attraverso le sue giocate decisive. A 24 anni sembra aver trovato a Cagliari l'ambiente giusto per trasformare definitivamente il talento in continuità.
Caprile, il muro rossoblù

E se Maldini mette la firma sulle vittorie, Elia Caprile le conserva.
A Udine il portiere è stato determinante. L'Udinese ha creato occasioni importanti, ma il numero 1 sardo ha chiuso la porta prima che Maldini trovasse il gol dello 0-1. Non è un dettaglio: questa squadra ha imparato che per vincere non serve necessariamente dominare per novanta minuti.
A volte bisogna resistere.
A volte bisogna sporcarsi le mani.
A volte bisogna aspettare l'errore dell'avversario e colpire.
È un Cagliari che sa già interpretare momenti differenti della partita. Ed è probabilmente questo l'aspetto che rende la partenza rossoblù ancora più interessante.
La Sardegna ha ricominciato a sognare
Poi ci sono loro: i tifosi.
Quelli che attraversano il mare, percorrono centinaia di chilometri e seguono la squadra anche lontano dalla Sardegna. Pisacane, dopo la vittoria di Udine, ha dedicato proprio a loro una parte importante delle sue parole: ha ricordato i sacrifici necessari per accompagnare il Cagliari in trasferta e ha detto chiaramente che è giusto lasciarli sognare.
Ed è forse questa la fotografia più bella del momento.
Non c'è soltanto una squadra che ha iniziato fortissimo. C'è un ambiente che sembra essersi ricompattato attorno a un gruppo nel quale esperienza, giovani, nuovi acquisti e uomini legati profondamente alla maglia stanno trovando un equilibrio sorprendente.
Il campionato è appena cominciato e sarebbe assurdo trasformare cinque giornate in una sentenza. Ma quattro vittorie su cinque non sono più soltanto una coincidenza.
Il Casteddu c'è.
Ha carattere, organizzazione, un portiere che para, una difesa che concede pochissimo, giovani che crescono e un Maldini che finalmente sembra pronto a prendersi la scena.
Pisacane continuerà a predicare prudenza.
La Sardegna, invece, può continuare a sognare. Perché certe partenze non capitano tutti gli anni. E quando l'ultima volta accadde qualcosa di simile, a Cagliari finì per diventare storia.
A questo punto chiamarla soltanto sorpresa comincia quasi a essere riduttivo. Il Cagliari di Fabio Pisacane continua a vincere, continua a stupire e soprattutto continua a dimostrare di avere qualcosa che va oltre il semplice entusiasmo di inizio stagione.
Il successo per 1-0 sul campo dell’Udinese, deciso ancora una volta da Daniel Maldini, ha portato i rossoblù a quattro vittorie nelle prime cinque giornate di Serie A. L'unica sconfitta è arrivata contro l'Inter, peraltro di misura. Un avvio che ha pochi precedenti nella storia del club: era dalla stagione 1969-70, quella dello storico Scudetto, che il Cagliari non vinceva quattro delle prime cinque partite di campionato.
Numeri che inevitabilmente fanno clamore. Ma soprattutto accendono una città e un'intera isola.
Perché il Cagliari non sta impressionando attraverso un calcio spettacolare fatto di goleade. Sta facendo qualcosa forse ancora più importante per una squadra partita con obiettivi molto diversi: ha imparato a essere tremendamente difficile da battere.
La mano di Pisacane
Il primo grande protagonista è inevitabilmente Fabio Pisacane. Un allenatore cresciuto dentro il mondo Cagliari, passato dalla Primavera alla prima squadra e capace di costruire progressivamente una formazione che sembra rispecchiarne perfettamente il carattere.
Compatta, aggressiva, organizzata. E soprattutto disposta a soffrire.
Il dato più impressionante è quello difensivo: appena due gol subiti nelle prime cinque giornate, con tre vittorie arrivate per 1-0. Davanti a Caprile la squadra si muove con grande attenzione, protegge gli spazi e quando serve sa anche abbassarsi senza perdere completamente equilibrio.
Il mister non vuole sentir parlare di obiettivi cambiati. Dopo Udine ha ricordato che a settembre non si può riscrivere la stagione, ma contemporaneamente ha lasciato ai tifosi il diritto più bello: quello di sognare.
Ed è forse proprio questo l'equilibrio perfetto del momento rossoblù: piedi per terra dentro lo spogliatoio, entusiasmo totale fuori.
Una squadra con idee chiare

Anche tatticamente il Cagliari sta assumendo un'identità precisa. A Udine Pisacane ha scelto il 4-3-2-1: Caprile in porta; Zé Pedro, Mina, Juan Rodríguez e Obert in difesa; Romano, Winks e Deiola a centrocampo; Adopo e Maldini alle spalle di Mendy.
Non ci sono soltanto i nomi, però. C'è soprattutto l'equilibrio.
Il rientro di Yerry Mina aggiunge esperienza e personalità alla retroguardia. Harry Winks e Adopo portano ordine e dinamismo in mezzo al campo, mentre il giovane Alessandro Romano rappresenta una delle note più interessanti di questo avvio. Pisacane ne ha pubblicamente sottolineato qualità fisiche, comprensione del gioco e margini di crescita.
Davanti, poi, sta esplodendo Daniel Maldini.
Tre gol consecutivi contro Lecce, Atalanta e Udinese, nove punti costruiti anche attraverso le sue giocate decisive. A 24 anni sembra aver trovato a Cagliari l'ambiente giusto per trasformare definitivamente il talento in continuità.
Caprile, il muro rossoblù

E se Maldini mette la firma sulle vittorie, Elia Caprile le conserva.
A Udine il portiere è stato determinante. L'Udinese ha creato occasioni importanti, ma il numero 1 sardo ha chiuso la porta prima che Maldini trovasse il gol dello 0-1. Non è un dettaglio: questa squadra ha imparato che per vincere non serve necessariamente dominare per novanta minuti.
A volte bisogna resistere.
A volte bisogna sporcarsi le mani.
A volte bisogna aspettare l'errore dell'avversario e colpire.
È un Cagliari che sa già interpretare momenti differenti della partita. Ed è probabilmente questo l'aspetto che rende la partenza rossoblù ancora più interessante.
La Sardegna ha ricominciato a sognare
Poi ci sono loro: i tifosi.
Quelli che attraversano il mare, percorrono centinaia di chilometri e seguono la squadra anche lontano dalla Sardegna. Pisacane, dopo la vittoria di Udine, ha dedicato proprio a loro una parte importante delle sue parole: ha ricordato i sacrifici necessari per accompagnare il Cagliari in trasferta e ha detto chiaramente che è giusto lasciarli sognare.
Ed è forse questa la fotografia più bella del momento.
Non c'è soltanto una squadra che ha iniziato fortissimo. C'è un ambiente che sembra essersi ricompattato attorno a un gruppo nel quale esperienza, giovani, nuovi acquisti e uomini legati profondamente alla maglia stanno trovando un equilibrio sorprendente.
Il campionato è appena cominciato e sarebbe assurdo trasformare cinque giornate in una sentenza. Ma quattro vittorie su cinque non sono più soltanto una coincidenza.
Il Casteddu c'è.
Ha carattere, organizzazione, un portiere che para, una difesa che concede pochissimo, giovani che crescono e un Maldini che finalmente sembra pronto a prendersi la scena.
Pisacane continuerà a predicare prudenza.
La Sardegna, invece, può continuare a sognare. Perché certe partenze non capitano tutti gli anni. E quando l'ultima volta accadde qualcosa di simile, a Cagliari finì per diventare storia.