Diecimila euro e tutti a casa. È questa la lezione che il calcio italiano ha deciso di dare dopo quello che è successo durante il minuto di raccoglimento per Sandro Mazzola. Prima di Juventus-Atalanta, una parte dei tifosi bianconeri presenti nella Tribuna Sud ha scelto volutamente di voltare le spalle al campo e di intonare cori per Scirea, Fortunato e l'Avvocato Agnelli mentre lo stadio osservava il minuto di raccoglimento per Mazzola. Non un rumore di sottofondo, non un episodio singolo sfuggito di mano: un gesto plateale, compiuto proprio nel momento in cui il calcio italiano chiedeva rispetto per un uomo che di quel calcio ne è stato leggenda.
La risposta del Giudice Sportivo? Diecimila euro di multa alla Juventus
Diecimila. La motivazione parla di un numero “esiguo in percentuale” di sostenitori e considera come elemento attenuante la presa di posizione della società e la dissociazione del resto del pubblico. Ma il problema è proprio questo. Un minuto di silenzio non è una regola qualsiasi del regolamento. Non è un cartello pubblicitario spostato, un ritardo di qualche minuto o un lancio di una bottiglietta in campo. È uno dei pochissimi momenti in cui il calcio prova, almeno per sessanta secondi, a ricordarsi di essere parte di una comunità più grande della rivalità tra una maglia e l'altra per il rispetto di calciatori infiniti.
Ma allora la domanda da porsi é: quanto vale quel minuto?
A giudicare dalla sanzione, apparentemente 10.000 euro. Una cifra che rischia di trasformare una questione di rispetto in una voce di bilancio. Una multa che, per una società come la Juventus, non rappresenta certo una punizione capace di lasciare un segno proporzionato alla gravità simbolica dell'episodio. E il confronto con altre sanzioni dello stesso provvedimento rende la situazione ancora più difficile da comprendere: per il lancio di quattro bottigliette di plastica nel settore avversario sono state emesse multe simili. Dunque voltare platealmente le spalle durante il minuto dedicato alla memoria di Sandro Mazzola vale, sul piano disciplinare, poco di più del lancio di quattro bottigliette? È difficile non chiedersi quale sia la scala delle priorità. Sia chiaro: la Juventus ha fatto una cosa corretta prendendo immediatamente le distanze dal comportamento dei propri sostenitori. Ma proprio per questo la sanzione del Giudice Sportivo lascia perplessi. Se la società ha condannato il gesto, il punto non dovrebbe essere punire la Juventus per qualcosa che il club stesso ha stigmatizzato. Il punto dovrebbe essere stabilire quale messaggio il sistema sportivo vuole mandare a chi, dagli spalti, decide deliberatamente di trasformare anche la morte in un'occasione di rivalità.
E se davvero il motivo è perché si tratta di un numero minimo di tifosi, allora perché non individuare direttamente i responsabili? I mezzi per farlo ci sono: telecamere, immagini e sistemi di videosorveglianza permettono di risalire a tutti i presenti allo stadio. Se sono pochi, individuarli e sanzionare direttamente chi ha scelto di comportarsi in quel modo dovrebbe essere una cosa semplice e da poco. Perché non è giusto, che come sempre, a pagare siano molti per colpa di pochi soprattutto se quest’ultimi possono essere identificati. Perché il rischio è che passi l'idea che certe cose, in fondo, si possano fare. Che voltarsi durante un minuto di silenzio, trasformare una commemorazione nel mancare di rispetto alla persona sia qualcosa che il calcio può assorbire con una multa relativamente modesta. Non si tratta di chiedere una punizione esemplare per la Juventus a prescindere. Si tratta di pretendere che l'autorità sportiva riconosca che non tutte le violazioni hanno lo stesso peso, soprattutto quando entrano in gioco il rispetto, la memoria e la dignità delle persone scomparse. Sandro Mazzola meritava un minuto di rispetto. Il calcio italiano meritava che quel minuto fosse difeso con maggiore fermezza. Diecimila euro, invece, rischiano di lasciare soprattutto una sensazione: che quel minuto, alla fine, valesse molto meno di quanto avrebbe dovuto.
Diecimila euro e tutti a casa. È questa la lezione che il calcio italiano ha deciso di dare dopo quello che è successo durante il minuto di raccoglimento per Sandro Mazzola. Prima di Juventus-Atalanta, una parte dei tifosi bianconeri presenti nella Tribuna Sud ha scelto volutamente di voltare le spalle al campo e di intonare cori per Scirea, Fortunato e l'Avvocato Agnelli mentre lo stadio osservava il minuto di raccoglimento per Mazzola. Non un rumore di sottofondo, non un episodio singolo sfuggito di mano: un gesto plateale, compiuto proprio nel momento in cui il calcio italiano chiedeva rispetto per un uomo che di quel calcio ne è stato leggenda.
La risposta del Giudice Sportivo? Diecimila euro di multa alla Juventus
Diecimila. La motivazione parla di un numero “esiguo in percentuale” di sostenitori e considera come elemento attenuante la presa di posizione della società e la dissociazione del resto del pubblico. Ma il problema è proprio questo. Un minuto di silenzio non è una regola qualsiasi del regolamento. Non è un cartello pubblicitario spostato, un ritardo di qualche minuto o un lancio di una bottiglietta in campo. È uno dei pochissimi momenti in cui il calcio prova, almeno per sessanta secondi, a ricordarsi di essere parte di una comunità più grande della rivalità tra una maglia e l'altra per il rispetto di calciatori infiniti.
Ma allora la domanda da porsi é: quanto vale quel minuto?
A giudicare dalla sanzione, apparentemente 10.000 euro. Una cifra che rischia di trasformare una questione di rispetto in una voce di bilancio. Una multa che, per una società come la Juventus, non rappresenta certo una punizione capace di lasciare un segno proporzionato alla gravità simbolica dell'episodio. E il confronto con altre sanzioni dello stesso provvedimento rende la situazione ancora più difficile da comprendere: per il lancio di quattro bottigliette di plastica nel settore avversario sono state emesse multe simili. Dunque voltare platealmente le spalle durante il minuto dedicato alla memoria di Sandro Mazzola vale, sul piano disciplinare, poco di più del lancio di quattro bottigliette? È difficile non chiedersi quale sia la scala delle priorità. Sia chiaro: la Juventus ha fatto una cosa corretta prendendo immediatamente le distanze dal comportamento dei propri sostenitori. Ma proprio per questo la sanzione del Giudice Sportivo lascia perplessi. Se la società ha condannato il gesto, il punto non dovrebbe essere punire la Juventus per qualcosa che il club stesso ha stigmatizzato. Il punto dovrebbe essere stabilire quale messaggio il sistema sportivo vuole mandare a chi, dagli spalti, decide deliberatamente di trasformare anche la morte in un'occasione di rivalità.
E se davvero il motivo è perché si tratta di un numero minimo di tifosi, allora perché non individuare direttamente i responsabili? I mezzi per farlo ci sono: telecamere, immagini e sistemi di videosorveglianza permettono di risalire a tutti i presenti allo stadio. Se sono pochi, individuarli e sanzionare direttamente chi ha scelto di comportarsi in quel modo dovrebbe essere una cosa semplice e da poco. Perché non è giusto, che come sempre, a pagare siano molti per colpa di pochi soprattutto se quest’ultimi possono essere identificati. Perché il rischio è che passi l'idea che certe cose, in fondo, si possano fare. Che voltarsi durante un minuto di silenzio, trasformare una commemorazione nel mancare di rispetto alla persona sia qualcosa che il calcio può assorbire con una multa relativamente modesta. Non si tratta di chiedere una punizione esemplare per la Juventus a prescindere. Si tratta di pretendere che l'autorità sportiva riconosca che non tutte le violazioni hanno lo stesso peso, soprattutto quando entrano in gioco il rispetto, la memoria e la dignità delle persone scomparse. Sandro Mazzola meritava un minuto di rispetto. Il calcio italiano meritava che quel minuto fosse difeso con maggiore fermezza. Diecimila euro, invece, rischiano di lasciare soprattutto una sensazione: che quel minuto, alla fine, valesse molto meno di quanto avrebbe dovuto.