Addio a Jesús de Miguel, il Tenerife piange il suo numero 9

Alla porta 9 dell’Heliodoro Rodríguez López, lo stadio del Tenerife, i tifosi hanno lasciato sciarpe, fiori, candele e fotografie. Uno di loro si è fermato a leggere ad alta voce la sua lettera d’addio.

Il giorno prima, da quelle tribune, i tifosi avevano visto Jesús de Miguel Alameda cadere a terra dopo uno scontro di gioco. La mattina di martedì 3 novembre è arrivata la notizia della sua morte. Per i compagni era Demi. Per la gente dell’isola, il numero 9 che con i suoi gol aveva aiutato il Tenerife a tornare nel calcio professionistico.

Lo scontro con Owono e la corsa in ospedale 

È lunedì 2 novembre. Tenerife e Andorra sono sul 2-2, dopo che gli ospiti hanno rimontato due gol. Nel recupero De Miguel scatta verso un pallone conteso nei pressi della metà campo. Jesús Owono, portiere dell’Andorra, esce lontano dalla propria area per anticiparlo. Salta con il ginocchio in avanti e colpisce il centravanti al petto. De Miguel crolla sul prato. Entrano i sanitari, Owono viene espulso e, dopo la lunga interruzione, l’arbitro sospende definitivamente la partita al 108’.  

Dopo l’impatto il giocatore va in arresto cardiorespiratorio. Le manovre di rianimazione gli fanno recuperare il polso e De Miguel riprende a respirare autonomamente, ma resta incosciente. Trasportato all’ospedale universitario Nuestra Señora de Candelaria, a Santa Cruz de Tenerife, viene ricoverato in terapia intensiva. Nella notte le sue condizioni neurologiche peggiorano. Muore alle 8 del mattino di martedì 3 novembre, ora delle Canarie.  

María e la piccola Carla erano in tribuna 

All’Heliodoro c’erano anche María e Carla, la compagna e la figlia di Jesús. Erano andate allo stadio per vederlo giocare e si trovavano sugli spalti quando è avvenuto lo scontro. Carla era nata nel giugno del 2025, quando suo padre vestiva ancora la maglia del Castellón e si apprestava a trasferirsi alle Canarie. I genitori del calciatore hanno raggiunto Tenerife per stargli accanto in ospedale. Dopo l’annuncio della morte, la famiglia ha ringraziato per le manifestazioni d’affetto e ha chiesto rispetto per la propria riservatezza.  

Dal vivaio del Leganés ai gol di Castellón e Tenerife 

Madrileno, cresciuto nel vivaio del Leganés, De Miguel aveva costruito la sua carriera nelle categorie inferiori del calcio spagnolo. Prima di arrivare al Castellón aveva vestito le maglie di Fuenlabrada, Internacional de Madrid, Navalcarnero e Salamanca. Era un centravanti di ruolo, uno di quelli a cui una squadra con ambizioni di promozione chiede soprattutto gol. A Castellón ne aveva firmati 25 in 88 partite, di cui 16 nella stagione 2023-24, quella del ritorno in seconda divisione. Nell’estate del 2025 era passato al Tenerife e aveva contribuito anche lì alla risalita tra i professionisti. Due promozioni, due piazze che avevano imparato a riconoscersi nel loro numero 9.  

L’uomo che i compagni chiamavano Demi 

Pablo Hernández, che aveva condiviso con lui lo spogliatoio del Castellón, lo ha descritto come una delle migliori persone incontrate nel calcio. Nel ricordarlo ha parlato della sua umiltà, della dedizione al lavoro e del modo in cui stava con i compagni. Iván Chapela, suo compagno al Tenerife, gli ha scritto da amico e ha ricordato la cura che aveva per María e Carla. C’era poi un impegno che si vedeva poco dalla tribuna. Demi faceva parte del direttivo dell’Associazione dei calciatori spagnoli, che gli ha reso omaggio ricordando il suo lavoro in difesa dei colleghi.  

L’indagine e quello che si sa sulla morte

L’arresto cardiorespiratorio seguito allo scontro e il peggioramento neurologico durante il ricovero fanno parte della ricostruzione clinica resa pubblica. Al 4 novembre, la causa medico-legale precisa del decesso non è stata divulgata. La Policía Nacional ha aperto accertamenti sotto supervisione giudiziaria e tra le ipotesi esaminate figura l’omicidio colposo. L’indagine dovrà chiarire la dinamica e le eventuali responsabilità.  

Due stadi, la stessa porta 

Anche a Castellón i tifosi si sono ritrovati alla porta 9 dello stadio Castalia. Hanno acceso candele e lasciato fotografie e messaggi per il centravanti della promozione. Tra le dediche, una sola parola: «Eterno». 

A Tenerife le peñas hanno osservato un minuto di silenzio e il club ha invitato la tifoseria a un omaggio sabato 7 novembre alle 18, ora locale, all’Heliodoro Rodríguez López. A Castellón lo ricordano con la maglia albinegra, a Tenerife con quella biancoblù. Per salutarlo, entrambe le tifoserie hanno scelto la porta che portava il suo numero. 

Alla porta 9 dell’Heliodoro Rodríguez López, lo stadio del Tenerife, i tifosi hanno lasciato sciarpe, fiori, candele e fotografie. Uno di loro si è fermato a leggere ad alta voce la sua lettera d’addio.

Il giorno prima, da quelle tribune, i tifosi avevano visto Jesús de Miguel Alameda cadere a terra dopo uno scontro di gioco. La mattina di martedì 3 novembre è arrivata la notizia della sua morte. Per i compagni era Demi. Per la gente dell’isola, il numero 9 che con i suoi gol aveva aiutato il Tenerife a tornare nel calcio professionistico.

Lo scontro con Owono e la corsa in ospedale 

È lunedì 2 novembre. Tenerife e Andorra sono sul 2-2, dopo che gli ospiti hanno rimontato due gol. Nel recupero De Miguel scatta verso un pallone conteso nei pressi della metà campo. Jesús Owono, portiere dell’Andorra, esce lontano dalla propria area per anticiparlo. Salta con il ginocchio in avanti e colpisce il centravanti al petto. De Miguel crolla sul prato. Entrano i sanitari, Owono viene espulso e, dopo la lunga interruzione, l’arbitro sospende definitivamente la partita al 108’.

Dopo l’impatto il giocatore va in arresto cardiorespiratorio. Le manovre di rianimazione gli fanno recuperare il polso e De Miguel riprende a respirare autonomamente, ma resta incosciente. Trasportato all’ospedale universitario Nuestra Señora de Candelaria, a Santa Cruz de Tenerife, viene ricoverato in terapia intensiva. Nella notte le sue condizioni neurologiche peggiorano. Muore alle 8 del mattino di martedì 3 novembre, ora delle Canarie.

María e la piccola Carla erano in tribuna 

All’Heliodoro c’erano anche María e Carla, la compagna e la figlia di Jesús. Erano andate allo stadio per vederlo giocare e si trovavano sugli spalti quando è avvenuto lo scontro. Carla era nata nel giugno del 2025, quando suo padre vestiva ancora la maglia del Castellón e si apprestava a trasferirsi alle Canarie. I genitori del calciatore hanno raggiunto Tenerife per stargli accanto in ospedale. Dopo l’annuncio della morte, la famiglia ha ringraziato per le manifestazioni d’affetto e ha chiesto rispetto per la propria riservatezza.

Dal vivaio del Leganés ai gol di Castellón e Tenerife 

Madrileno, cresciuto nel vivaio del Leganés, De Miguel aveva costruito la sua carriera nelle categorie inferiori del calcio spagnolo. Prima di arrivare al Castellón aveva vestito le maglie di Fuenlabrada, Internacional de Madrid, Navalcarnero e Salamanca. Era un centravanti di ruolo, uno di quelli a cui una squadra con ambizioni di promozione chiede soprattutto gol. A Castellón ne aveva firmati 25 in 88 partite, di cui 16 nella stagione 2023-24, quella del ritorno in seconda divisione. Nell’estate del 2025 era passato al Tenerife e aveva contribuito anche lì alla risalita tra i professionisti. Due promozioni, due piazze che avevano imparato a riconoscersi nel loro numero 9.

L’uomo che i compagni chiamavano Demi 

Pablo Hernández, che aveva condiviso con lui lo spogliatoio del Castellón, lo ha descritto come una delle migliori persone incontrate nel calcio. Nel ricordarlo ha parlato della sua umiltà, della dedizione al lavoro e del modo in cui stava con i compagni. Iván Chapela, suo compagno al Tenerife, gli ha scritto da amico e ha ricordato la cura che aveva per María e Carla. C’era poi un impegno che si vedeva poco dalla tribuna. Demi faceva parte del direttivo dell’Associazione dei calciatori spagnoli, che gli ha reso omaggio ricordando il suo lavoro in difesa dei colleghi.

L’indagine e quello che si sa sulla morte

L’arresto cardiorespiratorio seguito allo scontro e il peggioramento neurologico durante il ricovero fanno parte della ricostruzione clinica resa pubblica. Al 4 novembre, la causa medico-legale precisa del decesso non è stata divulgata. La Policía Nacional ha aperto accertamenti sotto supervisione giudiziaria e tra le ipotesi esaminate figura l’omicidio colposo. L’indagine dovrà chiarire la dinamica e le eventuali responsabilità.

Due stadi, la stessa porta 

Anche a Castellón i tifosi si sono ritrovati alla porta 9 dello stadio Castalia. Hanno acceso candele e lasciato fotografie e messaggi per il centravanti della promozione. Tra le dediche, una sola parola: «Eterno».

A Tenerife le peñas hanno osservato un minuto di silenzio e il club ha invitato la tifoseria a un omaggio sabato 7 novembre alle 18, ora locale, all’Heliodoro Rodríguez López. A Castellón lo ricordano con la maglia albinegra, a Tenerife con quella biancoblù. Per salutarlo, entrambe le tifoserie hanno scelto la porta che portava il suo numero.