Lazio, Gattuso ribalta tutto: dalla crisi al primo posto

Chi lo avrebbe detto appena qualche settimana fa? 

La Lazio è prima in classifica insieme a Inter e Roma, con 13 punti conquistati nelle prime cinque giornate: quattro vittorie, un pareggio e ancora nessuna sconfitta. L'ultimo successo, il 2-0 sul campo del Venezia, ha permesso ai biancocelesti di agganciare in vetta “i rivali cittadini giallorossi e i campioni d'Italia dell'Inter”, presentandosi alla sosta con una classifica che, soltanto poche settimane fa, sembrava quasi da fantascienza, soprattutto dopo il disastroso esordio stagionale in Coppa Italia contro il Mantova.   aggiusta

Uno scenario quasi impensabile dopo il disastroso esordio stagionale in Coppa Italia contro il Mantova. 

Quella sconfitta aveva fatto emergere immediatamente dubbi, critiche e perplessità. Sembrava quasi l'inizio di una stagione destinata a diventare complicata e anche Gennaro Gattuso era inevitabilmente finito sotto osservazione. 

Invece proprio da quella serata è cominciata un'altra Lazio. 

Il calcio cambia velocemente, ma raramente una squadra riesce a cambiare così tanto nella percezione dell'ambiente in poche settimane. Prima sembrava tutto sbagliato, oggi sembra quasi tutto perfetto. 

Probabilmente la verità sta nel mezzo. 

Gattuso ha cambiato soprattutto la testa 

Gattuso convocati Italia
heute.at

Il merito principale di Gattuso non è soltanto quello di aver portato la Lazio al primo posto. 

È aver costruito rapidamente una squadra con un'identità precisa. 

Il tecnico biancoceleste ha portato nella squadra tutto ciò che ha sempre rappresentato anche da calciatore: intensità, carattere, sacrificio e senso del gruppo. Ma sarebbe riduttivo fermarsi alla solita immagine di “Ringhio”. Il mister sta dimostrando di avere anche qualità tecniche, conoscenze tattiche e una precisa idea di calcio, andando ben oltre quelle caratteristiche caratteriali che hanno accompagnato per anni la sua immagine. La Lazio di oggi non è soltanto una squadra che corre e combatte: è una squadra organizzata, che sa cosa fare con e senza pallone e che sta assimilando sempre meglio i principi del proprio allenatore.. 

E forse è proprio quest'ultimo aspetto quello più importante. 

Non ha costruito soltanto un undici titolare. Sta cercando di ampliare il numero dei giocatori realmente utilizzabili, dando responsabilità anche a chi in precedenza aveva trovato meno spazio. 

Il risultato è una Lazio che può cambiare uomini senza perdere completamente la propria identità.

Frattesi simbolo della nuova Lazio, ma non è l'unico 

Frattesi

Se però bisogna scegliere un volto per raccontare questa trasformazione, quello è inevitabilmente Davide Frattesi. Il suo arrivo ha cambiato il volto del centrocampo e ha aggiunto alla compagine laziale una soluzione offensiva in più, grazie alla sua straordinaria capacità di inserirsi senza palla e di attaccare l'area avversaria.

Gattuso gli ha restituito soprattutto quello che negli ultimi tempi gli era mancato: continuità, fiducia e centralità nel progetto.  Frattesi ha risposto immediatamente sul campo, con tre gol nelle prime tre giornate di campionato: decisivo contro Bologna e Genoa e ancora a segno a Udine, nella rimonta poi completata da Gudmundsson.

Ma limitare il suo impatto ai gol sarebbe riduttivo, il ragazzo romano garantisce corsa, aggressività, inserimenti e presenza costante negli ultimi metri, diventando spesso un attaccante aggiunto quando la Lazio accompagna l'azione con molti uomini. Gattuso sembra avergli cucito addosso un ruolo perfetto per esaltarne le caratteristiche, liberandolo da alcuni compiti e permettendogli di sfruttare soprattutto ciò che sa fare meglio: attaccare gli spazi e arrivare in area con i tempi giusti.

Ma la nuova Lazio non è soltanto l'ex centrocampista nerazzurro. Accanto a Frattesi, Gattuso è riuscito a valorizzare e rilanciare diversi giocatori, alcuni dei quali fino a pochi mesi fa sembravano destinati a un ruolo decisamente più marginale.

C'è Nuno Tavares, tornato a essere devastante quando può liberare la propria forza sulla fascia. A Venezia è stato ancora decisivo con il cross per il raddoppio di Noslin. 

C'è soprattutto Christos Mandas, protagonista assoluto al Penzo: rigore parato a Yeboah e altri interventi determinanti nel momento più complicato della partita. Sky lo ha indicato come migliore in campo. 

E poi ci sono giocatori come Reda Belahyane, che stanno trovando spazio e responsabilità. A Venezia era titolare e ha anche sfiorato il gol nella ripresa. 

È questo forse uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Gattuso: non soltanto valorizzare i migliori, ma recuperare risorse che sembravano secondarie e trasformarle in alternative reali. 

Una squadra che ha imparato anche a soffrire

Zaccagni

C'è poi un altro elemento che non va sottovalutato: la Lazio sta imparando a vincere in modi diversi. 

Contro il Milan aveva impressionato soprattutto nel primo tempo, giocato con grande intensità e personalità, salvo poi dover soffrire nella ripresa di fronte alla reazione dei rossoneri. A Venezia, invece, il copione è stato quasi opposto: nel primo tempo la Lazio ha faticato, con Mandas decisivo nel neutralizzare un calcio di rigore e in almeno un altro paio di occasioni. Poi, nella ripresa, i biancocelesti hanno saputo cambiare passo, colpendo con Zaccagni e Noslin e portando a casa tre punti pesantissimi. 

Anche questo significa crescere. Le squadre che vogliono rimanere nelle zone alte della classifica devono saper vincere quando dominano, ma anche quando sono costrette a soffrire e la partita prende una direzione diversa da quella immaginata. 

Gattuso sta costruendo anche questa mentalità: una Lazio capace di adattarsi, soffrire e aspettare il momento giusto per colpire. 

Lotito e una ferita ancora aperta con i tifosi 

Poi c'è l'ambiente. 

Ed è probabilmente il grande paradosso di questo momento biancoceleste. 

La Lazio è prima, la squadra entusiasma, Gattuso sembra aver conquistato la fiducia del gruppo, ma il rapporto tra una parte della tifoseria e Claudio Lotito rimane complicato. 

La contestazione nei confronti della proprietà non è scomparsa con le vittorie. Alla vigilia della partita contro il Milan, l'Olimpico era ancora atteso sostanzialmente deserto proprio per la protesta contro il presidente. 

È una situazione particolare: la squadra sta riconquistando entusiasmo sul campo mentre società e tifoseria non hanno ancora ricucito completamente il loro rapporto. 

Prima troppo scetticismo, adesso forse troppa euforia

Cinque giornate però rimangono cinque giornate. 

La classifica dice Lazio, Inter e Roma a 13 punti. È un dato reale e nessuno può cancellare quanto fatto finora dalla squadra di Gattuso. 

Ma proprio adesso arriva probabilmente la prova più difficile. Dopo la sconfitta contro il Mantova c'era troppo pessimismo. Sembrava che la stagione fosse già compromessa prima ancora di cominciare. 

Adesso esiste il rischio opposto. 

Troppa euforia. 

Pensare che la squadra capitolina sia improvvisamente obbligata a competere per lo Scudetto significherebbe caricare questa squadra di una pressione che, almeno in questo momento, non serve. 

La Lazio deve continuare a fare quello che ha fatto finora: correre, giocare, sorprendere e soprattutto mantenere quella fame che Gattuso è riuscito a trasmettere. 

Sognare sì, sentirsi arrivati no 

La grande sorpresa di questo inizio di Serie A è dunque lì, davanti a tutti insieme a Inter e Roma. Ma forse, ancora più della classifica, colpisce il modo in cui la Lazio è riuscita ad arrivarci: partendo dalle macerie della notte contro il Mantova e trasformando in poche settimane dubbi e contestazioni in entusiasmo e consapevolezza.

Ora viene inevitabilmente la parte più difficile: capire quanto questa Lazio possa durare e fin dove possa realmente spingersi. Una cosa, però, è già evidente: i biancocelesti non sono più soltanto la sorpresa delle prime giornate, ma una squadra che gli avversari dovranno iniziare a prendere molto sul serio.

Gattuso ha ribaltato tutto. Adesso la sua sfida più importante sarà mantenere intatta quella fame che ha permesso alla squadra di arrivare fin qui, evitando che l'entusiasmo si trasformi in euforia e l'euforia in presunzione.

Perché sognare, a questo punto, è inevitabile. Ma continuare a lavorare come se nulla fosse ancora stato conquistato sarà il vero segreto per capire se questa Lazio è soltanto una splendida sorpresa di settembre o qualcosa di molto più importante.

Chi lo avrebbe detto appena qualche settimana fa?

La Lazio è prima in classifica insieme a Inter e Roma, con 13 punti conquistati nelle prime cinque giornate: quattro vittorie, un pareggio e ancora nessuna sconfitta. L'ultimo successo, il 2-0 sul campo del Venezia, ha permesso ai biancocelesti di agganciare in vetta “i rivali cittadini giallorossi e i campioni d'Italia dell'Inter”, presentandosi alla sosta con una classifica che, soltanto poche settimane fa, sembrava quasi da fantascienza, soprattutto dopo il disastroso esordio stagionale in Coppa Italia contro il Mantova.   aggiusta

Uno scenario quasi impensabile dopo il disastroso esordio stagionale in Coppa Italia contro il Mantova.

Quella sconfitta aveva fatto emergere immediatamente dubbi, critiche e perplessità. Sembrava quasi l'inizio di una stagione destinata a diventare complicata e anche Gennaro Gattuso era inevitabilmente finito sotto osservazione.

Invece proprio da quella serata è cominciata un'altra Lazio.

Il calcio cambia velocemente, ma raramente una squadra riesce a cambiare così tanto nella percezione dell'ambiente in poche settimane. Prima sembrava tutto sbagliato, oggi sembra quasi tutto perfetto.

Probabilmente la verità sta nel mezzo.

Gattuso ha cambiato soprattutto la testa 

Gattuso convocati Italia
heute.at

Il merito principale di Gattuso non è soltanto quello di aver portato la Lazio al primo posto.

È aver costruito rapidamente una squadra con un'identità precisa.

Il tecnico biancoceleste ha portato nella squadra tutto ciò che ha sempre rappresentato anche da calciatore: intensità, carattere, sacrificio e senso del gruppo. Ma sarebbe riduttivo fermarsi alla solita immagine di “Ringhio”. Il mister sta dimostrando di avere anche qualità tecniche, conoscenze tattiche e una precisa idea di calcio, andando ben oltre quelle caratteristiche caratteriali che hanno accompagnato per anni la sua immagine. La Lazio di oggi non è soltanto una squadra che corre e combatte: è una squadra organizzata, che sa cosa fare con e senza pallone e che sta assimilando sempre meglio i principi del proprio allenatore..

E forse è proprio quest'ultimo aspetto quello più importante.

Non ha costruito soltanto un undici titolare. Sta cercando di ampliare il numero dei giocatori realmente utilizzabili, dando responsabilità anche a chi in precedenza aveva trovato meno spazio.

Il risultato è una Lazio che può cambiare uomini senza perdere completamente la propria identità.

Frattesi simbolo della nuova Lazio, ma non è l'unico 

Frattesi

Se però bisogna scegliere un volto per raccontare questa trasformazione, quello è inevitabilmente Davide Frattesi. Il suo arrivo ha cambiato il volto del centrocampo e ha aggiunto alla compagine laziale una soluzione offensiva in più, grazie alla sua straordinaria capacità di inserirsi senza palla e di attaccare l'area avversaria.

Gattuso gli ha restituito soprattutto quello che negli ultimi tempi gli era mancato: continuità, fiducia e centralità nel progetto.  Frattesi ha risposto immediatamente sul campo, con tre gol nelle prime tre giornate di campionato: decisivo contro Bologna e Genoa e ancora a segno a Udine, nella rimonta poi completata da Gudmundsson.

Ma limitare il suo impatto ai gol sarebbe riduttivo, il ragazzo romano garantisce corsa, aggressività, inserimenti e presenza costante negli ultimi metri, diventando spesso un attaccante aggiunto quando la Lazio accompagna l'azione con molti uomini. Gattuso sembra avergli cucito addosso un ruolo perfetto per esaltarne le caratteristiche, liberandolo da alcuni compiti e permettendogli di sfruttare soprattutto ciò che sa fare meglio: attaccare gli spazi e arrivare in area con i tempi giusti.

Ma la nuova Lazio non è soltanto l'ex centrocampista nerazzurro. Accanto a Frattesi, Gattuso è riuscito a valorizzare e rilanciare diversi giocatori, alcuni dei quali fino a pochi mesi fa sembravano destinati a un ruolo decisamente più marginale.

C'è Nuno Tavares, tornato a essere devastante quando può liberare la propria forza sulla fascia. A Venezia è stato ancora decisivo con il cross per il raddoppio di Noslin.

C'è soprattutto Christos Mandas, protagonista assoluto al Penzo: rigore parato a Yeboah e altri interventi determinanti nel momento più complicato della partita. Sky lo ha indicato come migliore in campo.

E poi ci sono giocatori come Reda Belahyane, che stanno trovando spazio e responsabilità. A Venezia era titolare e ha anche sfiorato il gol nella ripresa.

È questo forse uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Gattuso: non soltanto valorizzare i migliori, ma recuperare risorse che sembravano secondarie e trasformarle in alternative reali.

Una squadra che ha imparato anche a soffrire

Zaccagni

C'è poi un altro elemento che non va sottovalutato: la Lazio sta imparando a vincere in modi diversi.

Contro il Milan aveva impressionato soprattutto nel primo tempo, giocato con grande intensità e personalità, salvo poi dover soffrire nella ripresa di fronte alla reazione dei rossoneri. A Venezia, invece, il copione è stato quasi opposto: nel primo tempo la Lazio ha faticato, con Mandas decisivo nel neutralizzare un calcio di rigore e in almeno un altro paio di occasioni. Poi, nella ripresa, i biancocelesti hanno saputo cambiare passo, colpendo con Zaccagni e Noslin e portando a casa tre punti pesantissimi.

Anche questo significa crescere. Le squadre che vogliono rimanere nelle zone alte della classifica devono saper vincere quando dominano, ma anche quando sono costrette a soffrire e la partita prende una direzione diversa da quella immaginata.

Gattuso sta costruendo anche questa mentalità: una Lazio capace di adattarsi, soffrire e aspettare il momento giusto per colpire.

Lotito e una ferita ancora aperta con i tifosi 

Poi c'è l'ambiente.

Ed è probabilmente il grande paradosso di questo momento biancoceleste.

La Lazio è prima, la squadra entusiasma, Gattuso sembra aver conquistato la fiducia del gruppo, ma il rapporto tra una parte della tifoseria e Claudio Lotito rimane complicato.

La contestazione nei confronti della proprietà non è scomparsa con le vittorie. Alla vigilia della partita contro il Milan, l'Olimpico era ancora atteso sostanzialmente deserto proprio per la protesta contro il presidente.

È una situazione particolare: la squadra sta riconquistando entusiasmo sul campo mentre società e tifoseria non hanno ancora ricucito completamente il loro rapporto.

Prima troppo scetticismo, adesso forse troppa euforia

Cinque giornate però rimangono cinque giornate.

La classifica dice Lazio, Inter e Roma a 13 punti. È un dato reale e nessuno può cancellare quanto fatto finora dalla squadra di Gattuso.

Ma proprio adesso arriva probabilmente la prova più difficile. Dopo la sconfitta contro il Mantova c'era troppo pessimismo. Sembrava che la stagione fosse già compromessa prima ancora di cominciare.

Adesso esiste il rischio opposto.

Troppa euforia.

Pensare che la squadra capitolina sia improvvisamente obbligata a competere per lo Scudetto significherebbe caricare questa squadra di una pressione che, almeno in questo momento, non serve.

La Lazio deve continuare a fare quello che ha fatto finora: correre, giocare, sorprendere e soprattutto mantenere quella fame che Gattuso è riuscito a trasmettere.

Sognare sì, sentirsi arrivati no 

La grande sorpresa di questo inizio di Serie A è dunque lì, davanti a tutti insieme a Inter e Roma. Ma forse, ancora più della classifica, colpisce il modo in cui la Lazio è riuscita ad arrivarci: partendo dalle macerie della notte contro il Mantova e trasformando in poche settimane dubbi e contestazioni in entusiasmo e consapevolezza.

Ora viene inevitabilmente la parte più difficile: capire quanto questa Lazio possa durare e fin dove possa realmente spingersi. Una cosa, però, è già evidente: i biancocelesti non sono più soltanto la sorpresa delle prime giornate, ma una squadra che gli avversari dovranno iniziare a prendere molto sul serio.

Gattuso ha ribaltato tutto. Adesso la sua sfida più importante sarà mantenere intatta quella fame che ha permesso alla squadra di arrivare fin qui, evitando che l'entusiasmo si trasformi in euforia e l'euforia in presunzione.

Perché sognare, a questo punto, è inevitabile. Ma continuare a lavorare come se nulla fosse ancora stato conquistato sarà il vero segreto per capire se questa Lazio è soltanto una splendida sorpresa di settembre o qualcosa di molto più importante.