Frosinone da record: la squadra di Alvini può sognare

Non chiamatela sorpresa. Anzi, forse non lo è stata mai. Il Frosinone di Alvini continua a meravigliare gli occhi degli appassionati di calcio portando nella massima categoria, di fatto, il gioco che erano soliti esprimere in B. E i risultati lo dimostrano: col 5-1 contro il Lecce, i ciociari sono sesti a 17 punti, con tre lunghezze di vantaggio su Napoli e Juventus dopo nove giornate. Questo stabilisce un record: il Frosinone ha eguagliato la Juventus nella miglior partenza di una neopromossa. E non solo: nessuna neopromossa nella storia aveva mai segnato, per tre partite di fila, quattro o più reti. Il Frosinone è riuscito anche a battere questo record e un altro che però si basa sulla propria storia: mai in Serie A aveva vinto 4 partite di fila in casa. Una volta nel vecchio stadio si parlava di effetto Matusa, e ora è ritornato anche nel nuovo stadio. Un Frosinone europeo per il modo di giocare, come testimoniano i 22 gol realizzati in appena 9 partite e gran parte del merito va, non solo ai giocatori, ma al loro condottiero, Massimiliano Alvini.


 

La volontà di determinare le partite


 

Alvini è stato chiaro fin da subito: voleva un Frosinone coraggioso che senza paura potesse affrontare qualsiasi avversario. E questo si è visto fin dalle prime partite, ma con il passare delle settimane è emerso anche un altro fatto: quello di voler determinare le partite. La squadra ciociara non si è mai limitata a difendere una volta acquisito il vantaggio o a gestire o altro, ma ha sempre voluto imporre il proprio gioco fatto di tocchi di prima, sovrapposizioni e di uno contro uno. Tutto ciò dimostra molto bene i record conquistati soprattutto quello con cui eguaglia la Juventus post calciopoli, ma con una differenza: la squadra bianconera era composta di giocatori che avevano vinto tanto, se non tutto, mentre il Frosinone è composta per lo più da giocatori alla prima esperienza in A. Questo però non li ha fermati, anzi: con quella spensieratezza propria di chi non ha nulla da perdere ha letteralmente stupito l’intero panorama calcistico italiano, portando di fatto un calcio molto europeo nel Bel Paese. Chi ha seguito il Frosinone in B però non è certo stupito, ma sicuramente in pochi si aspettavano un inizio così favoloso.


 

Il pittore, il pistolero e l’austriaco


 

La firma di Alvini è ben presente, ma bisogna avere anche i giocatori per proseguire un tipo di calcio. La regia del gioco passa dai piedi di Giacomo Calò, rinominato “il pittore” poiché in grado di pennellare in maniera sublime il pallone verso il compagno di squadra. A 29 anni non aveva mai giocato in A, ma non si è fatto intimorire anzi, sta letteralmente conquistando il favore di tutti, anche in Europa. Infatti il centrocampista è uno dei giocatori in Europa che ha creato più occasioni da gol e da inizio ottobre è uno dei tre centrocampisti ad aver segnato più gol nei cinque campionati più importanti europei. Statistiche da capogiro per quel che può essere veramente l’espressione perfetta in campo di ciò che vuole Alvini. Colui che invece porta a compimento tutto ciò che viene creato è Antonio Raimondo, rinominato il “pistolero” per via della sua esultanza. 8 gol e capocannoniere insieme a Varela del Monza, il giocatore di proprietà del Bologna si è fatto sempre trovare pronto, segnando due doppiette, una tripletta e un gol contro il Lecce. Se arriva una palla in mezzo all’area e nei paraggi c’è Raimondo, per il portiere diventa difficile impedire il gol. Mihajlovic, colui che lo ha fatto esordire fra i pro, è stato il primo a intravedere ciò, e ora le porte della nazionale azzurra possono aprirsi da un momento all’altro. E poi c’è Romano Schmid, austriaco e proveniente dal Werder Brema. Pagato più di 10 milioni il centrocampista offensivo è cresciuto partita dopo partita e dopo tanti assist effettuati, contro l’Atalanta ha segnato una doppietta dimostrando che non solo con qualità smista i palloni, ma che può far male anche davanti alla porta. Ci sarebbero tanti altri giocatori che stanno facendo cose incredibili: Kvernadze che è esploso definitivamente, Ghedjemis capace di fare 3 assist contro l’Atalanta, Palmisani, un vero e proprio gatto fra i pali. In fin dei conti è difficile trovare qualcuno che non sta giocando bene nel Frosinone.


 

Dove può arrivare la squadra di Alvini?


 

La parola d’ordine è una sola: salvarsi. Tutti a Frosinone lo sanno e primo fra tutti Alvini che ha dichiarato che 17 punti sono troppo pochi per salvarsi. Lo stesso Schmid in un’intervista però ha dichiarato che esiste l’1% di possibilità di qualificarsi in Europa, e se non ci si pensa non si ha la mentalità giusta. Questo sta a dimostrare il carattere di una squadra che ha incarnato alla perfezione i canoni del gioco del proprio allenatore, non avendo paura di niente e nessuno. Insomma bisogna essere consci dei propri mezzi, ma senza mai perdere di vista l’obiettivo: raggiungere la prima salvezza nella storia del club ciociaro. La strada è quella giusta, d’altronde chi ben comincia è a metà dell’opera.

Non chiamatela sorpresa. Anzi, forse non lo è stata mai. Il Frosinone di Alvini continua a meravigliare gli occhi degli appassionati di calcio portando nella massima categoria, di fatto, il gioco che erano soliti esprimere in B. E i risultati lo dimostrano: col 5-1 contro il Lecce, i ciociari sono sesti a 17 punti, con tre lunghezze di vantaggio su Napoli e Juventus dopo nove giornate. Questo stabilisce un record: il Frosinone ha eguagliato la Juventus nella miglior partenza di una neopromossa. E non solo: nessuna neopromossa nella storia aveva mai segnato, per tre partite di fila, quattro o più reti. Il Frosinone è riuscito anche a battere questo record e un altro che però si basa sulla propria storia: mai in Serie A aveva vinto 4 partite di fila in casa. Una volta nel vecchio stadio si parlava di effetto Matusa, e ora è ritornato anche nel nuovo stadio. Un Frosinone europeo per il modo di giocare, come testimoniano i 22 gol realizzati in appena 9 partite e gran parte del merito va, non solo ai giocatori, ma al loro condottiero, Massimiliano Alvini.


 

La volontà di determinare le partite


 

Alvini è stato chiaro fin da subito: voleva un Frosinone coraggioso che senza paura potesse affrontare qualsiasi avversario. E questo si è visto fin dalle prime partite, ma con il passare delle settimane è emerso anche un altro fatto: quello di voler determinare le partite. La squadra ciociara non si è mai limitata a difendere una volta acquisito il vantaggio o a gestire o altro, ma ha sempre voluto imporre il proprio gioco fatto di tocchi di prima, sovrapposizioni e di uno contro uno. Tutto ciò dimostra molto bene i record conquistati soprattutto quello con cui eguaglia la Juventus post calciopoli, ma con una differenza: la squadra bianconera era composta di giocatori che avevano vinto tanto, se non tutto, mentre il Frosinone è composta per lo più da giocatori alla prima esperienza in A. Questo però non li ha fermati, anzi: con quella spensieratezza propria di chi non ha nulla da perdere ha letteralmente stupito l’intero panorama calcistico italiano, portando di fatto un calcio molto europeo nel Bel Paese. Chi ha seguito il Frosinone in B però non è certo stupito, ma sicuramente in pochi si aspettavano un inizio così favoloso.


 

Il pittore, il pistolero e l’austriaco


 

La firma di Alvini è ben presente, ma bisogna avere anche i giocatori per proseguire un tipo di calcio. La regia del gioco passa dai piedi di Giacomo Calò, rinominato “il pittore” poiché in grado di pennellare in maniera sublime il pallone verso il compagno di squadra. A 29 anni non aveva mai giocato in A, ma non si è fatto intimorire anzi, sta letteralmente conquistando il favore di tutti, anche in Europa. Infatti il centrocampista è uno dei giocatori in Europa che ha creato più occasioni da gol e da inizio ottobre è uno dei tre centrocampisti ad aver segnato più gol nei cinque campionati più importanti europei. Statistiche da capogiro per quel che può essere veramente l’espressione perfetta in campo di ciò che vuole Alvini. Colui che invece porta a compimento tutto ciò che viene creato è Antonio Raimondo, rinominato il “pistolero” per via della sua esultanza. 8 gol e capocannoniere insieme a Varela del Monza, il giocatore di proprietà del Bologna si è fatto sempre trovare pronto, segnando due doppiette, una tripletta e un gol contro il Lecce. Se arriva una palla in mezzo all’area e nei paraggi c’è Raimondo, per il portiere diventa difficile impedire il gol. Mihajlovic, colui che lo ha fatto esordire fra i pro, è stato il primo a intravedere ciò, e ora le porte della nazionale azzurra possono aprirsi da un momento all’altro. E poi c’è Romano Schmid, austriaco e proveniente dal Werder Brema. Pagato più di 10 milioni il centrocampista offensivo è cresciuto partita dopo partita e dopo tanti assist effettuati, contro l’Atalanta ha segnato una doppietta dimostrando che non solo con qualità smista i palloni, ma che può far male anche davanti alla porta. Ci sarebbero tanti altri giocatori che stanno facendo cose incredibili: Kvernadze che è esploso definitivamente, Ghedjemis capace di fare 3 assist contro l’Atalanta, Palmisani, un vero e proprio gatto fra i pali. In fin dei conti è difficile trovare qualcuno che non sta giocando bene nel Frosinone.


 

Dove può arrivare la squadra di Alvini?


 

La parola d’ordine è una sola: salvarsi. Tutti a Frosinone lo sanno e primo fra tutti Alvini che ha dichiarato che 17 punti sono troppo pochi per salvarsi. Lo stesso Schmid in un’intervista però ha dichiarato che esiste l’1% di possibilità di qualificarsi in Europa, e se non ci si pensa non si ha la mentalità giusta. Questo sta a dimostrare il carattere di una squadra che ha incarnato alla perfezione i canoni del gioco del proprio allenatore, non avendo paura di niente e nessuno. Insomma bisogna essere consci dei propri mezzi, ma senza mai perdere di vista l’obiettivo: raggiungere la prima salvezza nella storia del club ciociaro. La strada è quella giusta, d’altronde chi ben comincia è a metà dell’opera.