Tegola giudiziaria pesantissima per Radja Nainggolan. L'ex centrocampista di Roma, Inter e Cagliari, attualmente in forza al Patro Eisden nella seconda serie belga, si trova al centro di una complessa vicenda giudiziaria. La procura di Bruxelles ha infatti avanzato una richiesta di condanna a due anni di reclusione e una sanzione pecuniaria di 105 mila euro nei confronti del calciatore, accusato formalmente di riciclaggio di denaro. Il giocatore ha voluto ribadire con forza la propria totale estraneità a condotte illecite deliberate, affermando di non aver mai agito con cattive intenzioni.
La vicenda affonda le proprie radici in un'indagine partita nella primavera del 2023, volta a smantellare un ingente traffico internazionale di stupefacenti attraverso il porto di Anversa. All'inizio dell'inchiesta, il centrocampista era stato persino trattenuto per una notte in custodia cautelare con l'ipotesi di associazione a delinquere. Tuttavia, con l'avanzamento del procedimento e il rinvio a giudizio, la posizione del calciatore si è notevolmente ridimensionata: sono cadute tutte le accuse legate agli stupefacenti e alla criminalità organizzata, lasciando in piedi unicamente l'imputazione relativa a movimentazioni finanziarie sospette.
Al centro del processo vi è una transazione contestata di circa 105.500 euro ricevuta in contanti da un conoscente e successivamente restituita a rate tramite bonifici bancari, formalmente giustificati con causali legate a presunti lavori edili. Secondo la tesi della procura, tale meccanismo sarebbe servito a ripulire denaro di provenienza illecita. Dal canto suo, Nainggolan ha spiegato di essersi trovato in una momentanea difficoltà di liquidità dovuta al blocco di alcuni conti italiani a seguito della separazione coniugale, richiedendo semplicemente un prestito personale senza essere a conoscenza del passato giudiziario della persona coinvolta.
Il collegio difensivo del Ninja si prepara a dare battaglia in aula per ottenere la piena assoluzione, sostenendo la totale insussistenza delle accuse e l'inconsapevolezza del giocatore circa l'origine dei fondi. Con l'avvicinarsi delle prossime udienze dibattimentali, la corte dovrà ora soppesare i dati telefonici e le motivazioni fornite dalla difesa per stabilire se si sia trattato di un'operazione finanziaria incauta o di una condotta penalmente rilevante.
Tegola giudiziaria pesantissima per Radja Nainggolan. L'ex centrocampista di Roma, Inter e Cagliari, attualmente in forza al Patro Eisden nella seconda serie belga, si trova al centro di una complessa vicenda giudiziaria. La procura di Bruxelles ha infatti avanzato una richiesta di condanna a due anni di reclusione e una sanzione pecuniaria di 105 mila euro nei confronti del calciatore, accusato formalmente di riciclaggio di denaro. Il giocatore ha voluto ribadire con forza la propria totale estraneità a condotte illecite deliberate, affermando di non aver mai agito con cattive intenzioni.
La vicenda affonda le proprie radici in un'indagine partita nella primavera del 2023, volta a smantellare un ingente traffico internazionale di stupefacenti attraverso il porto di Anversa. All'inizio dell'inchiesta, il centrocampista era stato persino trattenuto per una notte in custodia cautelare con l'ipotesi di associazione a delinquere. Tuttavia, con l'avanzamento del procedimento e il rinvio a giudizio, la posizione del calciatore si è notevolmente ridimensionata: sono cadute tutte le accuse legate agli stupefacenti e alla criminalità organizzata, lasciando in piedi unicamente l'imputazione relativa a movimentazioni finanziarie sospette.
Al centro del processo vi è una transazione contestata di circa 105.500 euro ricevuta in contanti da un conoscente e successivamente restituita a rate tramite bonifici bancari, formalmente giustificati con causali legate a presunti lavori edili. Secondo la tesi della procura, tale meccanismo sarebbe servito a ripulire denaro di provenienza illecita. Dal canto suo, Nainggolan ha spiegato di essersi trovato in una momentanea difficoltà di liquidità dovuta al blocco di alcuni conti italiani a seguito della separazione coniugale, richiedendo semplicemente un prestito personale senza essere a conoscenza del passato giudiziario della persona coinvolta.
Il collegio difensivo del Ninja si prepara a dare battaglia in aula per ottenere la piena assoluzione, sostenendo la totale insussistenza delle accuse e l'inconsapevolezza del giocatore circa l'origine dei fondi. Con l'avvicinarsi delle prossime udienze dibattimentali, la corte dovrà ora soppesare i dati telefonici e le motivazioni fornite dalla difesa per stabilire se si sia trattato di un'operazione finanziaria incauta o di una condotta penalmente rilevante.