Una trattativa calcistica non si misura soltanto attraverso cifre, ingaggi e commissioni. Dietro ogni trasferimento ci sono persone e, dietro ogni scelta, fattori che possono pesare e cambiare il corso di un’operazione: fiducia, rispetto, considerazione e dignità. È questo il punto centrale delle parole di George Atangana, agente di Franck Kessié, nella sua risposta a Giovanni Carnevali.
Il procuratore e gli interessi
Il polverone che ha riportato alla luce i retroscena dell’abbandono della pista Juventus da parte dell’ivoriano, poi tornato all’Atalanta, è stato sollevato proprio dalle dichiarazioni dell’amministratore delegato bianconero. Carnevali aveva messo in dubbio la reale volontà del giocatore di vestire la maglia della Juventus, arrivando a suggerire che il procuratore avesse potuto curare principalmente i propri interessi economici: “Si pensava che ci fosse la possibilità di chiudere l’operazione, ma probabilmente non era così il suo grande interesse a vestire la maglia della Juventus. O forse il procuratore ha curato i suoi interessi…”.
Parole che non sono piaciute ad Atangana, che ha affidato a un lungo comunicato la propria versione dei fatti. La ricostruzione dell’agente parte da lontano: la trattativa con la Juventus, spiega, non era nata negli ultimi giorni di mercato, ma aveva preso forma diverse settimane prima, subito dopo la scadenza del contratto di Kessié.
Kessie aspettava la Juve
Il centrocampista aveva individuato nei bianconeri la sua destinazione ideale dopo tre anni in Arabia e, soprattutto, aveva scelto di aspettare.“Franck non ha aspettato la Juventus perché non avesse alternative; ha aspettato per tutta l’estate che la Juventus desse seguito al forte interesse manifestato nei suoi confronti, perché era convinto della sua scelta”.
Secondo la ricostruzione di Atangana, dunque, Kessié aveva dato totale priorità alla Juventus, rifiutando anche altre proposte e aspettando che il club trovasse le condizioni per concretizzare l’operazione. Un’attesa che, nelle intenzioni del giocatore, rappresentava una precisa dimostrazione di volontà. Non soltanto a parole, ma anche attraverso rinunce economiche importanti.La proposta concreta della Juventus, però, è arrivata soltanto negli ultimi giorni di mercato. E anche in quel momento Kessié, secondo il suo agente, avrebbe mostrato la propria disponibilità a venire incontro alle esigenze del club: “Nonostante fosse sensibilmente inferiore rispetto alle condizioni inizialmente ipotizzate, avevo avuto l’assenso del calciatore a rivedere le sue richieste, abbassandole proprio per andare incontro alle esigenze e alle difficoltà della Juventus”.
Un passaggio che racconta bene la prospettiva dell’entourage: l’obiettivo non sarebbe stato quello di massimizzare il guadagno, ma trovare una soluzione che permettesse a Kessié di vestire la maglia bianconera. La distanza tra le parti, però, non è stata colmata. E a quel punto, alla fine di agosto, il giocatore ha tratto le proprie conclusioni.“Ha tratto alcune lecite e ragionevoli conclusioni sull’effettiva determinazione del club nel volerlo. Era diventata una questione di considerazione, di fiducia nei suoi mezzi e, soprattutto, di dignità”.
È qui che la vicenda assume una dimensione diversa da quella puramente economica. Perché, nella ricostruzione di Atangana, Kessié non avrebbe scelto di interrompere la trattativa semplicemente davanti a una proposta ritenuta insufficiente, ma dopo aver maturato la sensazione che la Juventus non avesse la stessa convinzione che lui aveva dimostrato nei confronti del club.La scelta finale è stata quindi Bergamo, dove Kessié si è sentito nuovamente desiderato, rispettato e valorizzato, tanto come persona quanto come calciatore. Un ritorno alle origini che, nella versione dell'agente, non nasce dunque soltanto da una trattativa saltata, ma dalla ricerca di un ambiente nel quale il giocatore sentisse di essere realmente voluto.
A football negotiation is not measured only through figures, wages and commissions. Behind every transfer there are people and, behind every choice, factors that can weigh and change the course of an operation: trust, respect, consideration and dignity. This is the central point of the words of George Atangana, Franck Kessié's agent, in his response to Giovanni Carnevali.
Il procuratore e gli interessi
The fuss that brought to light the background to the abandonment of the Juventus track by the Ivorian, who then returned to Atalanta, was raised precisely by the statements of the Juventus CEO. Carnevali had questioned the player's real desire to wear the Juventus shirt, going so far as to suggest that the agent could have mainly looked after his own economic interests: "It was thought that there was the possibility of closing the operation, but his great interest in wearing the Juventus shirt was probably not the case. Or perhaps the agent looked after his interests...".
Parole che non sono piaciute ad Atangana, che ha affidato a un lungo comunicato la propria versione dei fatti. La ricostruzione dell’agente parte da lontano: la trattativa con la Juventus, spiega, non era nata negli ultimi giorni di mercato, ma aveva preso forma diverse settimane prima, subito dopo la scadenza del contratto di Kessié.
Kessie aspettava la Juve
Il centrocampista aveva individuato nei bianconeri la sua destinazione ideale dopo tre anni in Arabia e, soprattutto, aveva scelto di aspettare.“Franck non ha aspettato la Juventus perché non avesse alternative; ha aspettato per tutta l’estate che la Juventus desse seguito al forte interesse manifestato nei suoi confronti, perché era convinto della sua scelta”.
According to Atangana's reconstruction, therefore, Kessié had given total priority to Juventus, also rejecting other proposals and waiting for the club to find the conditions to complete the operation. A wait which, in the player's intentions, represented a precise demonstration of will. Not only in words, but also through significant economic sacrifices. Juventus' concrete proposal, however, only arrived in the last few days of the transfer market. And even at that moment Kessié, according to his agent, would have shown his willingness to meet the club's needs: "Despite the fact that it was significantly lower than the conditions initially hypothesized, I had the player's consent to review his requests, lowering them precisely to meet the needs and difficulties of Juventus".
Un passaggio che racconta bene la prospettiva dell’entourage: l’obiettivo non sarebbe stato quello di massimizzare il guadagno, ma trovare una soluzione che permettesse a Kessié di vestire la maglia bianconera. La distanza tra le parti, però, non è stata colmata. E a quel punto, alla fine di agosto, il giocatore ha tratto le proprie conclusioni.“Ha tratto alcune lecite e ragionevoli conclusioni sull’effettiva determinazione del club nel volerlo. Era diventata una questione di considerazione, di fiducia nei suoi mezzi e, soprattutto, di dignità”.
It is here that the story takes on a dimension other than the purely economic one. Because, in the reconstruction of Atangana, Kessié would not have chosen to interrupt the negotiation simply in front of a proposal deemed insufficient, but after having developed the feeling that Juventus did not have the same conviction that he had shown towards the club. The final choice was therefore Bergamo, where Kessié once again felt desired, respected and valued, both as a person and as a footballer. A return to the origins which, in the agent's version, does not therefore arise only from a failed negotiation, but from the search for an environment in which the player feels he is truly wanted.