Marotta alza l'asticella:

Le parole di Giuseppe Marotta al Premio Gentleman spiegano meglio di qualsiasi slogan la mentalità con cui l'Inter è stata costruita. Il Presidente parla di calcio, di passione, di sogni e di quella spinta che, da sempre, accompagna il suo percorso professionale. “Triplete? Far bene è un dovere, sognare è un diritto”: Marotta non si nasconde, gli obiettivi vanno affrontati con il dovere di far bene, ma senza mai rinunciare al diritto di sognare qualcosa di grande. Niente proclami, soltanto un modo per tenere alta l'asticella di una squadra che è abituata a stare ai vertici del calcio italiano e internazionale.

marotta
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La passione prima di tutto

Non c'è presunzione nelle parole di Marotta, ma nemmeno la volontà di nascondersi. Il Presidente nerazzurro sa bene che una squadra costruita per competere su tutti i fronti deve avere il coraggio di guardare anche al massimo degli obiettivi. Dietro al desiderio di continuare a vincere c'è un valore che per Marotta è fondamentale, nello sport come nella vita: la passione. “I nostri risultati nascono dalla passione, quel valore che tutti noi dobbiamo avere”. Questa frase racconta bene il suo modo di intendere il calcio, ma fa riferimento anche al percorso personale che lo ha portato fino ai vertici di questo mondo. Per Marotta il successo non nasce soltanto dalle strategie, dalle scelte di mercato o dalla programmazione. Prima di tutto nasce dalla capacità di continuare ad amare quello che si fa, anche quando gli obiettivi raggiunti sono già molti.

Quel bambino che non ha mai smesso di sognare

C'è un filo che unisce il Marotta di oggi al bambino che, tanti anni fa, si è avvicinato per la prima volta al mondo del calcio. E' lo stesso filo che lui stesso racconta quando dice: “Ho iniziato da bambino, ero appassionato di questo mondo, ho realizzato un sogno e oggi sono estremamente felice”. In queste parole non c'è soltanto il ricordo di un percorso professionale ma la consapevolezza dia ver trasformato una passione nata quasi per gioco in una vita dedicata interamente al calcio. Da quel bambino a oggi molte cose sono cambiate: le responsabilità, i traguardi, le sfide e il ruolo. Ma una cosa è rimasta intatta: quella passione che lo ha accompagnato lungo tutta la strada e che ancora oggi rappresenta il motore delle sue scelte. Perché, arrivati ai vertici del calcio italiano, Marotta continua a parlare di sogni con lo stesso entusiasmo di chi quel viaggio lo ha appena iniziato.

La lunga sosta: fermarsi senza perdere la fame

Parlando del presente ed in particolare di questa lunga sosta per le Nazionali (ben 3 settimane, la più lunga mai registrata fino ad ora), Marotta spiega: “Quest'anno è un calendario un po' particolare, è la prima volta che siamo fermi così tanto. Va sperimentata come cosa”. Una situazione nuova, che se da una parte è stata “utile” all'Inter permettendole di recuperare dagli infortuni pedine fondamentali come Calhanoglu e Dimarco, dall'altra ha spezzato ritmi partita e dinamiche che stavano cominciando ad amalgamarsi tra i giocatori. La sfida contro il Parma di sabato 10 ottobre a San Siro ci mostrerà gli effetti di questa lunghissima sosta. Una situazione nuova, dunque, da affrontare senza alibi e con la consapevolezza che anche le pause fanno parte del percorso. Perché per l'Inter il concetto resta sempre lo stesso: guardare avanti senza accontentarsi. I risultati ottenuti, specialmente negli ultimi anni, non possono e non devono diventare un punto di arrivo. Devono essere invece la base sulla quale costruire nuove ambizioni. Il calcio che racconta Marotta è fatto di sacrifici, di passione e di sogni, ma anche della capacità di mantenere viva quella fame che accompagna ogni grande progetto.

L'obiettivo e il viaggio

Marotta e Chivu hanno parlato negli ultimi giorni, seppur con parole differenti, della stessa cosa. Marotta guarda alla vetta, Chivu guarda alla strada. Il Presidente dice all'Inter di avere il diritto di sognare il massimo, l'allenatore ricorda che, per continuare a sognare, bisogna mantenere viva ogni giorno la voglia di imparare. E' questo il punto di incontro più bello: l'ambizione di Marotta dà una direzione alla passione, mentre la filosofia di Chivu le impedisce di trasformarsi in una semplice abitudine. Il primo parla del diritto di sognare il triplete, il secondo della necessità di sentirsi ancora apprendista. Sono le due facce della stessa Inter: quella che vuole arrivare in alto, sempre, senza mai dimenticare perché ha iniziato a correre.

L'Inter vuole continuare ad essere protagonista. E Marotta, ancora una volta, ricorda che dietro ogni traguardo non c'è soltanto una squadra organizzata o una squadra competitiva: c'è la passione di chi quel sogno la ha inseguito fin da bambino e oggi ha ancora voglia di sognare. Vincere può diventare un'abitudine, ma non bisogna correre il rischio di smettere di desiderare qualcosa di più. Il riferimento al Triplete non deve essere visto come un proclama, ma come la fotografia di un'Inter che non vuole accontentarsi di ciò che ha già conquistato e che, attraverso la passione, trova la forza di immaginare qualcosa di ancora più grande. “Far bene è un dovere, sognare è un diritto”: piedi ben ancorati alla realtà, lavorare sodo, ma con lo sguardo sempre rivolto verso l'orizzonte. Nel calcio gli obiettivi si costruiscono con il lavoro, le vittorie con il sacrificio. Ma sono i sogni a rendere speciale il viaggio.

Le parole di Giuseppe Marotta al Premio Gentleman spiegano meglio di qualsiasi slogan la mentalità con cui l'Inter è stata costruita. Il Presidente parla di calcio, di passione, di sogni e di quella spinta che, da sempre, accompagna il suo percorso professionale. “Triplete? Far bene è un dovere, sognare è un diritto”: Marotta non si nasconde, gli obiettivi vanno affrontati con il dovere di far bene, ma senza mai rinunciare al diritto di sognare qualcosa di grande. Niente proclami, soltanto un modo per tenere alta l'asticella di una squadra che è abituata a stare ai vertici del calcio italiano e internazionale.

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La passione prima di tutto

Non c'è presunzione nelle parole di Marotta, ma nemmeno la volontà di nascondersi. Il Presidente nerazzurro sa bene che una squadra costruita per competere su tutti i fronti deve avere il coraggio di guardare anche al massimo degli obiettivi. Dietro al desiderio di continuare a vincere c'è un valore che per Marotta è fondamentale, nello sport come nella vita: la passione. “I nostri risultati nascono dalla passione, quel valore che tutti noi dobbiamo avere”. Questa frase racconta bene il suo modo di intendere il calcio, ma fa riferimento anche al percorso personale che lo ha portato fino ai vertici di questo mondo. Per Marotta il successo non nasce soltanto dalle strategie, dalle scelte di mercato o dalla programmazione. Prima di tutto nasce dalla capacità di continuare ad amare quello che si fa, anche quando gli obiettivi raggiunti sono già molti.

Quel bambino che non ha mai smesso di sognare

C'è un filo che unisce il Marotta di oggi al bambino che, tanti anni fa, si è avvicinato per la prima volta al mondo del calcio. E' lo stesso filo che lui stesso racconta quando dice: “Ho iniziato da bambino, ero appassionato di questo mondo, ho realizzato un sogno e oggi sono estremamente felice”. In queste parole non c'è soltanto il ricordo di un percorso professionale ma la consapevolezza dia ver trasformato una passione nata quasi per gioco in una vita dedicata interamente al calcio. Da quel bambino a oggi molte cose sono cambiate: le responsabilità, i traguardi, le sfide e il ruolo. Ma una cosa è rimasta intatta: quella passione che lo ha accompagnato lungo tutta la strada e che ancora oggi rappresenta il motore delle sue scelte. Perché, arrivati ai vertici del calcio italiano, Marotta continua a parlare di sogni con lo stesso entusiasmo di chi quel viaggio lo ha appena iniziato.

La lunga sosta: fermarsi senza perdere la fame

Parlando del presente ed in particolare di questa lunga sosta per le Nazionali (ben 3 settimane, la più lunga mai registrata fino ad ora), Marotta spiega: “Quest'anno è un calendario un po' particolare, è la prima volta che siamo fermi così tanto. Va sperimentata come cosa”. Una situazione nuova, che se da una parte è stata “utile” all'Inter permettendole di recuperare dagli infortuni pedine fondamentali come Calhanoglu e Dimarco, dall'altra ha spezzato ritmi partita e dinamiche che stavano cominciando ad amalgamarsi tra i giocatori. La sfida contro il Parma di sabato 10 ottobre a San Siro ci mostrerà gli effetti di questa lunghissima sosta. Una situazione nuova, dunque, da affrontare senza alibi e con la consapevolezza che anche le pause fanno parte del percorso. Perché per l'Inter il concetto resta sempre lo stesso: guardare avanti senza accontentarsi. I risultati ottenuti, specialmente negli ultimi anni, non possono e non devono diventare un punto di arrivo. Devono essere invece la base sulla quale costruire nuove ambizioni. Il calcio che racconta Marotta è fatto di sacrifici, di passione e di sogni, ma anche della capacità di mantenere viva quella fame che accompagna ogni grande progetto.

L'obiettivo e il viaggio

Marotta e Chivu hanno parlato negli ultimi giorni, seppur con parole differenti, della stessa cosa. Marotta guarda alla vetta, Chivu guarda alla strada. Il Presidente dice all'Inter di avere il diritto di sognare il massimo, l'allenatore ricorda che, per continuare a sognare, bisogna mantenere viva ogni giorno la voglia di imparare. E' questo il punto di incontro più bello: l'ambizione di Marotta dà una direzione alla passione, mentre la filosofia di Chivu le impedisce di trasformarsi in una semplice abitudine. Il primo parla del diritto di sognare il triplete, il secondo della necessità di sentirsi ancora apprendista. Sono le due facce della stessa Inter: quella che vuole arrivare in alto, sempre, senza mai dimenticare perché ha iniziato a correre.

L'Inter vuole continuare ad essere protagonista. E Marotta, ancora una volta, ricorda che dietro ogni traguardo non c'è soltanto una squadra organizzata o una squadra competitiva: c'è la passione di chi quel sogno la ha inseguito fin da bambino e oggi ha ancora voglia di sognare. Vincere può diventare un'abitudine, ma non bisogna correre il rischio di smettere di desiderare qualcosa di più. Il riferimento al Triplete non deve essere visto come un proclama, ma come la fotografia di un'Inter che non vuole accontentarsi di ciò che ha già conquistato e che, attraverso la passione, trova la forza di immaginare qualcosa di ancora più grande. “Far bene è un dovere, sognare è un diritto”: piedi ben ancorati alla realtà, lavorare sodo, ma con lo sguardo sempre rivolto verso l'orizzonte. Nel calcio gli obiettivi si costruiscono con il lavoro, le vittorie con il sacrificio. Ma sono i sogni a rendere speciale il viaggio.