Ci sono addii che arrivano all’improvviso e altri che, per quanto annunciati dal tempo, sembrano comunque impossibili da accettare. Quello di Cristiano Ronaldo alla Nazionale portoghese appartiene alla seconda categoria. A 41 anni CR7 ha deciso di chiudere definitivamente la sua avventura con il Portogallo, mettendo fine a una storia iniziata nell’agosto del 2003 e diventata, stagione dopo stagione, qualcosa di molto più grande di una semplice carriera internazionale.
23 anni con la stessa maglia
I numeri raccontano soltanto una parte di questa storia: 234 presenze e 146 gol. Cristiano Ronaldo lascia la Nazionale da primatista per presenze e reti con il Portogallo e dopo aver contribuito a cambiare la dimensione internazionale della Seleção.
Dal ragazzo che si affacciava al grande calcio accanto a campioni come Figo, Rui Costa e Deco, fino al capitano diventato il volto di un'intera generazione. Nel mezzo vittorie, sconfitte, record e quella notte del 2016 in cui il Portogallo conquistò l’Europeo battendo la Francia in finale. Ronaldo dovette lasciare il campo per infortunio, ma continuò a vivere la partita dalla panchina, quasi trasformandosi in un allenatore aggiunto.
Un addio che merita un’ultima notte
La storia, però, non dovrebbe terminare semplicemente con un comunicato. La Federazione portoghese ha già fatto capire di voler organizzare un tributo speciale, una partita d’addio che possa permettere al pubblico di salutare ancora una volta il giocatore che per oltre due decenni ha indossato e rappresentato quella maglia.
La Federcalcio ha parlato di Ronaldo come del suo“eterno capitano”, sottolineando non soltanto i record, ma anche il peso che CR7 ha avuto nell'immaginario calcistico del Paese. La volontà è chiara: concedergli un ultimo applauso davanti alla sua gente, trasformando l’addio in una celebrazione collettiva.
Sarà probabilmente questa la dimensione più bella dell’ultima notte di Ronaldo con il Portogallo. Non una gara per inseguire l’ennesimo primato e nemmeno novanta minuti da giocare con l’ossessione del risultato. Soltanto un ultimo incontro fra CR7 e il suo popolo.
Il numero 7 torna al Portogallo
Nel messaggio con cui ha annunciato la propria decisione, Ronaldo ha utilizzato un’immagine destinata a restare:“È giunto il giorno di restituire la maglia numero sette della nazionale, che appartiene a tutti noi”.
Una frase che racconta bene il significato dell’addio. Per più di vent’anni quel numero è sembrato inseparabile da lui, tanto da diventare parte del suo stesso nome: CR7. Adesso quella maglia tornerà a disposizione del Portogallo e prima o poi qualcun altro dovrà indossarla.
Ma raccogliere una maglia è semplice. Raccogliere un’eredità del genere sarà tutta un’altra storia.
Il calcio continua, la leggenda resta
L’addio alla Nazionale non significa ancora addio al calcio. Ronaldo continuerà la sua carriera con l’Al-Nassr e rimane vivo l’obiettivo dei 1000 gol, traguardo citato anche dalla Federazione portoghese nel suo messaggio di saluto.
Cambieranno però le immagini. Non ci saranno più l’inno ascoltato con gli occhi chiusi, la fascia al braccio e quel numero 7 sulle spalle con i colori del Portogallo.
Prima di chiudere definitivamente il libro, resta da scrivere un’ultima pagina. Una partita, uno stadio e un Paese pronto ad alzarsi in piedi.
Perché certe maglie si possono anche restituire. Quello che hai lasciato indossandole, invece, resta per sempre.
Ci sono addii che arrivano all’improvviso e altri che, per quanto annunciati dal tempo, sembrano comunque impossibili da accettare. Quello di Cristiano Ronaldo alla Nazionale portoghese appartiene alla seconda categoria. A 41 anni CR7 ha deciso di chiudere definitivamente la sua avventura con il Portogallo, mettendo fine a una storia iniziata nell’agosto del 2003 e diventata, stagione dopo stagione, qualcosa di molto più grande di una semplice carriera internazionale.
23 anni con la stessa maglia
I numeri raccontano soltanto una parte di questa storia: 234 presenze e 146 gol. Cristiano Ronaldo lascia la Nazionale da primatista per presenze e reti con il Portogallo e dopo aver contribuito a cambiare la dimensione internazionale della Seleção.
Dal ragazzo che si affacciava al grande calcio accanto a campioni come Figo, Rui Costa e Deco, fino al capitano diventato il volto di un'intera generazione. Nel mezzo vittorie, sconfitte, record e quella notte del 2016 in cui il Portogallo conquistò l’Europeo battendo la Francia in finale. Ronaldo dovette lasciare il campo per infortunio, ma continuò a vivere la partita dalla panchina, quasi trasformandosi in un allenatore aggiunto.
Un addio che merita un’ultima notte
La storia, però, non dovrebbe terminare semplicemente con un comunicato. La Federazione portoghese ha già fatto capire di voler organizzare un tributo speciale, una partita d’addio che possa permettere al pubblico di salutare ancora una volta il giocatore che per oltre due decenni ha indossato e rappresentato quella maglia.
La Federcalcio ha parlato di Ronaldo come del suo“eterno capitano”, sottolineando non soltanto i record, ma anche il peso che CR7 ha avuto nell'immaginario calcistico del Paese. La volontà è chiara: concedergli un ultimo applauso davanti alla sua gente, trasformando l’addio in una celebrazione collettiva.
Sarà probabilmente questa la dimensione più bella dell’ultima notte di Ronaldo con il Portogallo. Non una gara per inseguire l’ennesimo primato e nemmeno novanta minuti da giocare con l’ossessione del risultato. Soltanto un ultimo incontro fra CR7 e il suo popolo.
Il numero 7 torna al Portogallo
Nel messaggio con cui ha annunciato la propria decisione, Ronaldo ha utilizzato un’immagine destinata a restare:“È giunto il giorno di restituire la maglia numero sette della nazionale, che appartiene a tutti noi”.
Una frase che racconta bene il significato dell’addio. Per più di vent’anni quel numero è sembrato inseparabile da lui, tanto da diventare parte del suo stesso nome: CR7. Adesso quella maglia tornerà a disposizione del Portogallo e prima o poi qualcun altro dovrà indossarla.
Ma raccogliere una maglia è semplice. Raccogliere un’eredità del genere sarà tutta un’altra storia.
Il calcio continua, la leggenda resta
L’addio alla Nazionale non significa ancora addio al calcio. Ronaldo continuerà la sua carriera con l’Al-Nassr e rimane vivo l’obiettivo dei 1000 gol, traguardo citato anche dalla Federazione portoghese nel suo messaggio di saluto.
Cambieranno però le immagini. Non ci saranno più l’inno ascoltato con gli occhi chiusi, la fascia al braccio e quel numero 7 sulle spalle con i colori del Portogallo.
Prima di chiudere definitivamente il libro, resta da scrivere un’ultima pagina. Una partita, uno stadio e un Paese pronto ad alzarsi in piedi.
Perché certe maglie si possono anche restituire. Quello che hai lasciato indossandole, invece, resta per sempre.