Sfregiato il murale di Franco Baresi: un'offesa alla memoria del Capitano

Un gesto che lascia senza parole. Il murale dedicato a Franco Baresi, realizzato all'esterno di Casa Milan, in Piazza Gino Valle, è stato vandalizzato con della vernice spray. A meno di due mesi dalla scomparsa della leggenda rossonera, avvenuta il 31 luglio scorso all'età di 66 anni, il volto del Capitano è stato pesantemente deturpato. Ad essere colpiti sono stati soprattutto il volto di Baresi e l'inconfondibile numero 6. Un atto compiuto da ignoti che va oltre la semplice rivalità calcistica: il murale rappresenta la memoria di un uomo che per oltre vent'anni ha legato il proprio nome al Milan, diventandone uno dei simboli più riconoscibili.

Il dolore di chi ha creato il murale e dei tifosi

L'autore dell'opera è lo street artist noto sui social come Luca streetart, che è stato tra i primi a reagire alla notizia. Profondamente dispiaciuto per quanto accaduto, l'artista ha spiegato come il suo rammarico non riguardi soltanto l'opera danneggiata ma soprattutto la persona che quella rappresentazione celebrava e le emozioni che il murale aveva regalato a chi lo osservava. E' proprio questo il valore che aveva assunto il murale: non soltanto un'immagine su una parete ma un luogo della memoria, davanti alla casa del Milan, dedicato ad uno dei suoi uomini più rappresentativi.  Immediata anche la reazione dei tifosi, che sui social hanno espresso una condanna pressoché unanime. Difficile del resto trovare una giustificazione per un gesto del genere. Nessuna rivalità, nessuna appartenenza calcistica può trasformarsi in un alibi per mancare di rispetto alla memoria di una leggenda.

Baresi

Anche Zenga prende posizione

Tra le reazioni più significative all'atto di vandalismo sul murale dedicato a Franco Baresi c'è stata quella di Walter Zenga, storico ex portiere dell'Inter e della Nazionale, che nei giorni scorsi aveva già preso posizione sul comportamento di alcuni tifosi della Juventus durante il minuto di silenzio per Sandro Mazzola. Anche questa volta, come è giusto che sia, Zenga è andato oltre la rivalità tra Inter e Milan, definendo Baresi “un avversario, un compagno in Nazionale, un capitano e soprattutto un uomo che ha dato dignità al calcio italiano”. Il suo messaggio è stato netto: chi ha compiuto lo sfregio non rappresenta alcuna tifoseria, ma soltanto se stesso e la propria miseria. Il concetto espresso dall'ex portiere è semplice e difficile da contestare: le maglie possono dividere, il rispetto deve unire. Sempre.

Uno sfregio che va oltre il calcio

Al di là dei colori e delle rivalità sportive, vandalizzare un'opera dedicata ad una persona scomparsa rappresenta un gesto che non dovrebbe trovare spazio. Il calcio vive di rivalità, sfottò e appartenenza. Ma esiste una linea che non dovrebbe mai essere oltrepassata, soprattutto quando si parla della memoria di una persona scomparsa. Baresi non è stato soltanto il Capitano del Milan: è stato un campione della Nazionale, un protagonista della storia del calcio italiano ed un esempio di professionalità. Per questo motivo, imbrattare la sua immagine non significa soltanto colpire il Milan o i suoi sostenitori. Significa mancare di rispetto a una figura che appartiene ormai alla storia dello sport italiano.

Baresi

Da Mazzola a Baresi: quando il calcio dimentica il rispetto

Lo sfregio al murale di Franco Baresi arriva soltanto pochi giorni dopo un altro episodio che aveva fatto già discutere il calcio: il minuto di silenzio per Sandro Mazzola non rispettato da alcuni tifosi della Juventus prima del match contro l'Atalanta. Due vicende diverse, ma accomunate da un elemento preoccupante: la difficoltà di distinguere la passione dalla mancanza di rispetto. Si può essere rivali, si possono difendere i propri colori con orgoglio e vivere il calcio con intensità, ma esistono momenti nei quali le rivalità devono necessariamente fermarsi. Mazzola e Baresi rappresentano due epoche e due colori diversi, ma soprattutto appartengono alla storia del calcio italiano. Quando il rispetto per chi ha fatto grande questo sport viene meno, a perdere non è una tifoseria o una società: è tutto il calcio.

Il murale tornerà, la memoria di Baresi resta intatta

Lo sfregio al murale di Franco Baresi ha colpito un simbolo del Milan e, più ingenerale, una figura che appartiene alla storia del calcio. A poche settimane dalla sua scomparsa, vedere il volto dell'eterno Capitano rossonero e il suo numero 6 deturpati davanti a Casa Milan lascia inevitabilmente amarezza. Un episodio che, insieme a quanto accaduto durante il minuto di silenzio per Sandro Mazzola, riapre una riflessione sul limite che nessuna rivalità dovrebbe mai superare. Ora l'obiettivo è individuare i responsabili, anche attraverso le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona e procedere con il ripristino dell'opera. Il murale tornerà così a raccontare la storia di Baresi e a rappresentare un punto di riferimento per i tifosi. Ma soprattutto ci si augura che episodi simili non si ripetano. Perché il calcio può dividere sugli spalti, ma davanti alla memoria e alla grandezza dei suoi protagonisti dovrebbe riuscire ancora ad unire.

 

 

Un gesto che lascia senza parole. Il murale dedicato a Franco Baresi, realizzato all'esterno di Casa Milan, in Piazza Gino Valle, è stato vandalizzato con della vernice spray. A meno di due mesi dalla scomparsa della leggenda rossonera, avvenuta il 31 luglio scorso all'età di 66 anni, il volto del Capitano è stato pesantemente deturpato. Ad essere colpiti sono stati soprattutto il volto di Baresi e l'inconfondibile numero 6. Un atto compiuto da ignoti che va oltre la semplice rivalità calcistica: il murale rappresenta la memoria di un uomo che per oltre vent'anni ha legato il proprio nome al Milan, diventandone uno dei simboli più riconoscibili.

Il dolore di chi ha creato il murale e dei tifosi

L'autore dell'opera è lo street artist noto sui social come Luca streetart, che è stato tra i primi a reagire alla notizia. Profondamente dispiaciuto per quanto accaduto, l'artista ha spiegato come il suo rammarico non riguardi soltanto l'opera danneggiata ma soprattutto la persona che quella rappresentazione celebrava e le emozioni che il murale aveva regalato a chi lo osservava. E' proprio questo il valore che aveva assunto il murale: non soltanto un'immagine su una parete ma un luogo della memoria, davanti alla casa del Milan, dedicato ad uno dei suoi uomini più rappresentativi.  Immediata anche la reazione dei tifosi, che sui social hanno espresso una condanna pressoché unanime. Difficile del resto trovare una giustificazione per un gesto del genere. Nessuna rivalità, nessuna appartenenza calcistica può trasformarsi in un alibi per mancare di rispetto alla memoria di una leggenda.

Baresi

Anche Zenga prende posizione

Tra le reazioni più significative all'atto di vandalismo sul murale dedicato a Franco Baresi c'è stata quella di Walter Zenga, storico ex portiere dell'Inter e della Nazionale, che nei giorni scorsi aveva già preso posizione sul comportamento di alcuni tifosi della Juventus durante il minuto di silenzio per Sandro Mazzola. Anche questa volta, come è giusto che sia, Zenga è andato oltre la rivalità tra Inter e Milan, definendo Baresi “un avversario, un compagno in Nazionale, un capitano e soprattutto un uomo che ha dato dignità al calcio italiano”. Il suo messaggio è stato netto: chi ha compiuto lo sfregio non rappresenta alcuna tifoseria, ma soltanto se stesso e la propria miseria. Il concetto espresso dall'ex portiere è semplice e difficile da contestare: le maglie possono dividere, il rispetto deve unire. Sempre.

Uno sfregio che va oltre il calcio

Al di là dei colori e delle rivalità sportive, vandalizzare un'opera dedicata ad una persona scomparsa rappresenta un gesto che non dovrebbe trovare spazio. Il calcio vive di rivalità, sfottò e appartenenza. Ma esiste una linea che non dovrebbe mai essere oltrepassata, soprattutto quando si parla della memoria di una persona scomparsa. Baresi non è stato soltanto il Capitano del Milan: è stato un campione della Nazionale, un protagonista della storia del calcio italiano ed un esempio di professionalità. Per questo motivo, imbrattare la sua immagine non significa soltanto colpire il Milan o i suoi sostenitori. Significa mancare di rispetto a una figura che appartiene ormai alla storia dello sport italiano.

Baresi

Da Mazzola a Baresi: quando il calcio dimentica il rispetto

Lo sfregio al murale di Franco Baresi arriva soltanto pochi giorni dopo un altro episodio che aveva fatto già discutere il calcio: il minuto di silenzio per Sandro Mazzola non rispettato da alcuni tifosi della Juventus prima del match contro l'Atalanta. Due vicende diverse, ma accomunate da un elemento preoccupante: la difficoltà di distinguere la passione dalla mancanza di rispetto. Si può essere rivali, si possono difendere i propri colori con orgoglio e vivere il calcio con intensità, ma esistono momenti nei quali le rivalità devono necessariamente fermarsi. Mazzola e Baresi rappresentano due epoche e due colori diversi, ma soprattutto appartengono alla storia del calcio italiano. Quando il rispetto per chi ha fatto grande questo sport viene meno, a perdere non è una tifoseria o una società: è tutto il calcio.

Il murale tornerà, la memoria di Baresi resta intatta

Lo sfregio al murale di Franco Baresi ha colpito un simbolo del Milan e, più ingenerale, una figura che appartiene alla storia del calcio. A poche settimane dalla sua scomparsa, vedere il volto dell'eterno Capitano rossonero e il suo numero 6 deturpati davanti a Casa Milan lascia inevitabilmente amarezza. Un episodio che, insieme a quanto accaduto durante il minuto di silenzio per Sandro Mazzola, riapre una riflessione sul limite che nessuna rivalità dovrebbe mai superare. Ora l'obiettivo è individuare i responsabili, anche attraverso le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona e procedere con il ripristino dell'opera. Il murale tornerà così a raccontare la storia di Baresi e a rappresentare un punto di riferimento per i tifosi. Ma soprattutto ci si augura che episodi simili non si ripetano. Perché il calcio può dividere sugli spalti, ma davanti alla memoria e alla grandezza dei suoi protagonisti dovrebbe riuscire ancora ad unire.