Il Napoli è entrato in un tunnel del quale non vede l'uscita e neanche la vittoria contro il Bodo sembra attenuare le criticità. La quinta sconfitta stagionale arrivata contro il Venezia (che prima della sfida era ancora a 0 punti) è molto più di un passo falso e la vittoria per 4-3 contro il Bodo non è sufficiente a scacciare via i fantasmi. La sconfitta contro una squadra come quella lagunare e i tre gol subiti contro un Bodo di certo non irresistibile sono la fotografia di una squadra in grande difficoltà, incapace di trasformare le occasioni create in gol e che quando riesce a farlo arriva alla vittoria con enormi difficoltà. Ora c’è la sfida alla Roma che potrà dire tanto in chiave futura del Napoli e di Massimiliano Allegri.
Il dato dei 5 ko nelle prime 9 gare di serie A è a dir poco allarmante: il Napoli aveva iniziato la stagione con ambizioni importanti, ma si ritrova già a dover rincorrere, con interrogativi che riguardano il gioco, la condizione fisica, le scelte tecniche e la costruzione della rosa. Solo 10 punti conquistati nelle prime sette giornate di Campionato, insieme alle due sconfitte nelle prime due gare di Champions League è all’ultima roccambolesca vittoria contro il Bodo mostrano un avvio di stagione ben al di sotto delle aspettative. La battuta d'arresto di Venezia rende tutto ancora più preoccupante: gli azzurri non sono riusciti a segnare contro una squadra che prima del match non aveva ancora conquistato punti in campionato. Nemmeno l'ingresso dalla panchina dei titolari è bastato per cambiare il risultato. Un segnale palese di quanto in questo momento il Napoli faccia fatica a trovare soluzioni quando la partita si mette in salita. La stagione è appena all'inizio ma la sensazione è che serva un immediato cambio di rotta. Continuare così rischierebbe di compromettere obiettivi che soltanto poche settimane fa sembravano alla portata della squadra di Allegri.
Allegri è l’osservato speciale
Massimiliano Allegri è per forza di cose il primo a finire del mirino. L'allenatore livornese non è ancora riuscito a dare alla squadra una propria identità, a valorizzare le qualità dei singoli giocatori e soprattutto a trovare soluzioni per superare le difficoltà che si presentano durante le partite. Il Napoli è spesso prevedibile, poco incisivo e fragile nei momenti decisivi. Le critiche sono rivolte soprattutto all'impostazione tattica della squadra: una parte dell'ambiente ritiene che Allegri sia ancorato ad un calcio troppo conservativo, incapace di esaltare le caratteristiche dei giocatori offensivi. Non è soltanto un problema di quantità di occasioni create, ma di difficoltà di trasformarle in gol e di mantenere costante la pressione sugli avversari. I numeri offensivi confermano queste preoccupazioni: 10 gol nelle prime 7 giornate di campionato, 1,42 reti di media a partita. Troppo poco se si vuole ambire ad arrivare tra le prime quattro in Serie A. Per competere ad alto livello il Napoli deve alzare il proprio rendimento offensivo. Anche il rapporto dell'allenatore con alcuni giocatori sembra ancora da costruire. Le recenti incomprensioni con De Bruyne hanno alimentato dubbi sulla capacità di Allegri di trovare la giusta collocazione al centrocampista belga, arrivato a Napoli con l'obiettivo di diventare uno dei riferimenti della squadra. Il tecnico non è ancora riuscito a valorizzarne le qualità senza compromettere gli obiettivi collettivi. Il giudizio su Allegri, comunque, deve essere inserito nel contesto: la crisi c'è, ma attribuire ogni responsabilità all'allenatore significa ignorare problemi che riguardano il mercato estivo, la condizione fisica dei giocatori e la composizione della rosa.
L'addio di Conte oggi fa riflettere
In questo scenario di crisi, la separazione da Antonio Conte va forse vista sotto un'altra luce. Il tecnico salentino avrebbe chiesto a Aurelio De Laurentiis un profondo rinnovamento della squadra dopo la conclusione della scorsa stagione. Convinto che diversi giocatori avessero ormai esaurito il proprio ciclo in maglia azzurra e che fosse necessario intervenire con decisione per mantenere il Napoli competitivo. Il Presidente non sarebbe stato però in grado di soddisfare tutte le richieste di Conte, soprattutto perché avrebbero richiesto investimenti decisamente importanti. Da qui la separazione e la scelta di ADL di puntare su Massimiliano Allegri. Oggi, davanti alle difficoltà degli azzurri, viene da chiedersi se Conte avesse individuato problemi che non potevano risolversi con il solo cambio d'allenatore. La sensazione è che il gruppo abbia bisogno di nuove energie e di rinnovamento. Proprio come chiedeva l'ex allenatore, che sembra alla luce dei fatti colui che esce meglio da questa vicenda. Non possiamo essere certi che il suo progetto avrebbe prodotto risultati migliori, ma i problemi emersi in queste prime settimane rendono tendono a dargli ragione.
De Laurentiis e Manna: il mancato mercato pesa
La crisi del Napoli chiama inevitabilmente in causa anche Aurelio De Laurentiis e Giovanni Manna. Il mercato estivo non ha garantito il ricambio che sarebbe servito per mantenere alta la competitività della squadra, soprattutto dopo una stagione pesantemente segnata dagli infortuni. Gli innesti fatti in estate non sono bastati a colmare le lacune dell'organico e il risultato è un Napoli che sta perdendo terreno rispetto alle rivali e che fatica a trovare alternative convincenti nei momenti di difficoltà. La società deve pensare a come intervenire per correggere la situazione. Non si può chiedere ad un allenatore di competere ai massimi livelli senza mettergli a adisposizione una rosa adeguata così come non si può attribuire esclusivamente al mercato tutte le responsabilità per le prestazioni deludenti della squadra azzurra. Le responsabilità devono essere condivise da dirigenza e allenatore nel bene comune della squadra.
Ma quanto è a rischio davvero Allegri?
La domanda sul futuro dell'allenatore è inevitabile. Al momento la permanenza di Allegri sulla panchina azzurra non sembra compromessa ma la pressione aumenta a ogni risultato negativo. Il Napoli deve decidere se continuare a puntare su Allegri e sulla sua capacità di trovare una soluzione alla crisi oppure valutare ( nel caso la crisi dovesse proseguire) un cambiamento in panchina. L'esonero non sarebbe comunque una scelta semplice. Il contratto triennale del tecnico e gli impegni economici con il suo staff renderebbero la separazione onerosa. E per una società che ha avuto margini limitati sul mercato, aggiungere un costo ulteriore per ingaggiare un nuovo allenatore potrebbe essere un problema di non poco conto. E cambiare guida tecnica non sarebbe garanzia certa di risoluzione dei problemi del Napoli. Se le difficoltà dipendono anche dalla costruzione della rosa, dalla condizione fisica e dal rendimento dei singoli, un nuovo allenatore si troverebbe ad affrontare gli stessi problemi già esistenti ora con Allegri. Allegri che però non può vivere solo di attenuanti: deve trovare una formula tattica convincente, recuperare il rapporto con la squadra e dimostrare che il Napoli può ancora competere ad alti livelli. La fiducia, se confermata dalla società, dovrà essere accompagnata da progressi visibili.
Il Bodo Glimt non basta, la sconfitta contro il Venezia pesa come un macigno
In questo scenario, la vittoria contro il Bodo se pure importante non basta di certo a scacciare i fantasmi. Sebbene siano arrivati i primi tre punti in Champions non si può di certo chiudere gli occhi di fronte a una prestazione deludente degli azzurri che, pur segnando 4 gol ne prendono ben 3 e riescono a surclassare l’avversario solo grazie a una autorete sprecando il primo vantaggio è andando addirittura sotto di un gol nel corso della partita.
La sconfitta di Venezia dunque continua a pesare come un macigno sulle spalle di tutta la squadra ed ha reso evidente una crisi che coinvolge tutti, a tutti i livelli. Allegri deve trovare le soluzioni giuste, i calciatori devono trovare precisione e convinzione, De Laurentiis e Manna devono interrogarsi sulla costruzione della rosa. L'addio di Conte torna di attualità in questi giorni perché il rinnovamento da lui indicato alla fine della scorsa stagione non sembra essersi concretizzato nella misura necessaria. Ora il Napoli deve guardar avanti e dimostrare di avere la forza di invertire la rotta. Cinque sconfitte in nove partite, un attacco poco concreto e fragilità che si ripetono non sono soltanto semplici episodi. Allegri deve dare risposte, il margine per recuperare esiste ancora, ma il tempo inizia a scarseggiare.
Il Napoli è entrato in un tunnel del quale non vede l'uscita e neanche la vittoria contro il Bodo sembra attenuare le criticità. La quinta sconfitta stagionale arrivata contro il Venezia (che prima della sfida era ancora a 0 punti) è molto più di un passo falso e la vittoria per 4-3 contro il Bodo non è sufficiente a scacciare via i fantasmi. La sconfitta contro una squadra come quella lagunare e i tre gol subiti contro un Bodo di certo non irresistibile sono la fotografia di una squadra in grande difficoltà, incapace di trasformare le occasioni create in gol e che quando riesce a farlo arriva alla vittoria con enormi difficoltà. Ora c’è la sfida alla Roma che potrà dire tanto in chiave futura del Napoli e di Massimiliano Allegri.
Il dato dei 5 ko nelle prime 9 gare di serie A è a dir poco allarmante: il Napoli aveva iniziato la stagione con ambizioni importanti, ma si ritrova già a dover rincorrere, con interrogativi che riguardano il gioco, la condizione fisica, le scelte tecniche e la costruzione della rosa. Solo 10 punti conquistati nelle prime sette giornate di Campionato, insieme alle due sconfitte nelle prime due gare di Champions League è all’ultima roccambolesca vittoria contro il Bodo mostrano un avvio di stagione ben al di sotto delle aspettative. La battuta d'arresto di Venezia rende tutto ancora più preoccupante: gli azzurri non sono riusciti a segnare contro una squadra che prima del match non aveva ancora conquistato punti in campionato. Nemmeno l'ingresso dalla panchina dei titolari è bastato per cambiare il risultato. Un segnale palese di quanto in questo momento il Napoli faccia fatica a trovare soluzioni quando la partita si mette in salita. La stagione è appena all'inizio ma la sensazione è che serva un immediato cambio di rotta. Continuare così rischierebbe di compromettere obiettivi che soltanto poche settimane fa sembravano alla portata della squadra di Allegri.
Allegri è l’osservato speciale
Massimiliano Allegri è per forza di cose il primo a finire del mirino. L'allenatore livornese non è ancora riuscito a dare alla squadra una propria identità, a valorizzare le qualità dei singoli giocatori e soprattutto a trovare soluzioni per superare le difficoltà che si presentano durante le partite. Il Napoli è spesso prevedibile, poco incisivo e fragile nei momenti decisivi. Le critiche sono rivolte soprattutto all'impostazione tattica della squadra: una parte dell'ambiente ritiene che Allegri sia ancorato ad un calcio troppo conservativo, incapace di esaltare le caratteristiche dei giocatori offensivi. Non è soltanto un problema di quantità di occasioni create, ma di difficoltà di trasformarle in gol e di mantenere costante la pressione sugli avversari. I numeri offensivi confermano queste preoccupazioni: 10 gol nelle prime 7 giornate di campionato, 1,42 reti di media a partita. Troppo poco se si vuole ambire ad arrivare tra le prime quattro in Serie A. Per competere ad alto livello il Napoli deve alzare il proprio rendimento offensivo. Anche il rapporto dell'allenatore con alcuni giocatori sembra ancora da costruire. Le recenti incomprensioni con De Bruyne hanno alimentato dubbi sulla capacità di Allegri di trovare la giusta collocazione al centrocampista belga, arrivato a Napoli con l'obiettivo di diventare uno dei riferimenti della squadra. Il tecnico non è ancora riuscito a valorizzarne le qualità senza compromettere gli obiettivi collettivi. Il giudizio su Allegri, comunque, deve essere inserito nel contesto: la crisi c'è, ma attribuire ogni responsabilità all'allenatore significa ignorare problemi che riguardano il mercato estivo, la condizione fisica dei giocatori e la composizione della rosa.
L'addio di Conte oggi fa riflettere
In questo scenario di crisi, la separazione da Antonio Conte va forse vista sotto un'altra luce. Il tecnico salentino avrebbe chiesto a Aurelio De Laurentiis un profondo rinnovamento della squadra dopo la conclusione della scorsa stagione. Convinto che diversi giocatori avessero ormai esaurito il proprio ciclo in maglia azzurra e che fosse necessario intervenire con decisione per mantenere il Napoli competitivo. Il Presidente non sarebbe stato però in grado di soddisfare tutte le richieste di Conte, soprattutto perché avrebbero richiesto investimenti decisamente importanti. Da qui la separazione e la scelta di ADL di puntare su Massimiliano Allegri. Oggi, davanti alle difficoltà degli azzurri, viene da chiedersi se Conte avesse individuato problemi che non potevano risolversi con il solo cambio d'allenatore. La sensazione è che il gruppo abbia bisogno di nuove energie e di rinnovamento. Proprio come chiedeva l'ex allenatore, che sembra alla luce dei fatti colui che esce meglio da questa vicenda. Non possiamo essere certi che il suo progetto avrebbe prodotto risultati migliori, ma i problemi emersi in queste prime settimane rendono tendono a dargli ragione.
De Laurentiis e Manna: il mancato mercato pesa
La crisi del Napoli chiama inevitabilmente in causa anche Aurelio De Laurentiis e Giovanni Manna. Il mercato estivo non ha garantito il ricambio che sarebbe servito per mantenere alta la competitività della squadra, soprattutto dopo una stagione pesantemente segnata dagli infortuni. Gli innesti fatti in estate non sono bastati a colmare le lacune dell'organico e il risultato è un Napoli che sta perdendo terreno rispetto alle rivali e che fatica a trovare alternative convincenti nei momenti di difficoltà. La società deve pensare a come intervenire per correggere la situazione. Non si può chiedere ad un allenatore di competere ai massimi livelli senza mettergli a adisposizione una rosa adeguata così come non si può attribuire esclusivamente al mercato tutte le responsabilità per le prestazioni deludenti della squadra azzurra. Le responsabilità devono essere condivise da dirigenza e allenatore nel bene comune della squadra.
Ma quanto è a rischio davvero Allegri?
La domanda sul futuro dell'allenatore è inevitabile. Al momento la permanenza di Allegri sulla panchina azzurra non sembra compromessa ma la pressione aumenta a ogni risultato negativo. Il Napoli deve decidere se continuare a puntare su Allegri e sulla sua capacità di trovare una soluzione alla crisi oppure valutare ( nel caso la crisi dovesse proseguire) un cambiamento in panchina. L'esonero non sarebbe comunque una scelta semplice. Il contratto triennale del tecnico e gli impegni economici con il suo staff renderebbero la separazione onerosa. E per una società che ha avuto margini limitati sul mercato, aggiungere un costo ulteriore per ingaggiare un nuovo allenatore potrebbe essere un problema di non poco conto. E cambiare guida tecnica non sarebbe garanzia certa di risoluzione dei problemi del Napoli. Se le difficoltà dipendono anche dalla costruzione della rosa, dalla condizione fisica e dal rendimento dei singoli, un nuovo allenatore si troverebbe ad affrontare gli stessi problemi già esistenti ora con Allegri. Allegri che però non può vivere solo di attenuanti: deve trovare una formula tattica convincente, recuperare il rapporto con la squadra e dimostrare che il Napoli può ancora competere ad alti livelli. La fiducia, se confermata dalla società, dovrà essere accompagnata da progressi visibili.
Il Bodo Glimt non basta, la sconfitta contro il Venezia pesa come un macigno
In questo scenario, la vittoria contro il Bodo se pure importante non basta di certo a scacciare i fantasmi. Sebbene siano arrivati i primi tre punti in Champions non si può di certo chiudere gli occhi di fronte a una prestazione deludente degli azzurri che, pur segnando 4 gol ne prendono ben 3 e riescono a surclassare l’avversario solo grazie a una autorete sprecando il primo vantaggio è andando addirittura sotto di un gol nel corso della partita.
La sconfitta di Venezia dunque continua a pesare come un macigno sulle spalle di tutta la squadra ed ha reso evidente una crisi che coinvolge tutti, a tutti i livelli. Allegri deve trovare le soluzioni giuste, i calciatori devono trovare precisione e convinzione, De Laurentiis e Manna devono interrogarsi sulla costruzione della rosa. L'addio di Conte torna di attualità in questi giorni perché il rinnovamento da lui indicato alla fine della scorsa stagione non sembra essersi concretizzato nella misura necessaria. Ora il Napoli deve guardar avanti e dimostrare di avere la forza di invertire la rotta. Cinque sconfitte in nove partite, un attacco poco concreto e fragilità che si ripetono non sono soltanto semplici episodi. Allegri deve dare risposte, il margine per recuperare esiste ancora, ma il tempo inizia a scarseggiare.