Messi-Inter, il sogno sfiorato due volte: Moratti, Suning e quei 500 milioni

Un matrimonio mai celebrato, ma sfiorato almeno due volte. Perché quella tra Lionel Messi e l’Inter non è stata soltanto una delle tante suggestioni di mercato destinate a riempire le pagine dei giornali. È una storia fatta di retroscena, tentativi e occasioni mancate che, ancora oggi, continuano a far discutere.

Prima ci fu Massimo Moratti, poi arrivò l’epoca di Suning. Due proprietà completamente diverse, due momenti lontani della carriera della Pulce, ma lo stesso grande sogno: portare a Milano uno dei più grandi calciatori della storia.

Alla fine Messi non ha mai indossato la maglia nerazzurra, ma per due volte l’Inter ha potuto almeno immaginare che l’impossibile potesse diventare realtà.

Moratti e quel primo assalto a Messi

Inter

Il primo capitolo porta indietro fino al 2006. Messi aveva appena 19 anni, ma Moratti aveva già intuito che quel ragazzo argentino avrebbe potuto cambiare il calcio. 

Il presidente nerazzurro arrivò a incontrare Jorge Messi, padre del giocatore, mentre tra l'entourage dell'argentino e il Barcellona esistevano discussioni sul trattamento contrattuale. Le cronache dell'epoca parlavano già di un contatto concreto tra le parti. 

Anni dopo è stato lo stesso Joan Laporta a rivelare un particolare impressionante: secondo il presidente blaugrana, Moratti arrivò a mettere sul tavolo 250 milioni di euro per Messi. Una cifra semplicemente fuori scala per il calcio del 2006. Laporta rifiutò e spiegò al padre del giocatore che il Barça avrebbe costruito attorno a Leo una squadra capace di portarlo ai massimi livelli. 

Il Presidente del Triplete, del resto, ha raccontato più volte la sua particolare fascinazione per Messi. Nel giugno 2026 ha ricordato di averlo osservato quando era ancora giovanissimo e di essersi interessato concretamente a lui, salvo poi considerare anche ciò che il Club catalano aveva fatto per accompagnarne la crescita. 

Il resto è storia. 

Messi diventerà il simbolo assoluto del Barcellona. L’Inter, invece, continuerà a inseguire quel sogno. 

Poi arrivò Suning: Milano ricominciò a crederci

Messi Inter Miami
credits: Heute.at

Il secondo grande capitolo si apre nell’estate del 2020. 

Questa volta non c'è Moratti alla guida dell'Inter. La proprietà è cinese, Suning vuole trasformare il club nerazzurro in un marchio globale e Messi entra inevitabilmente nell'immaginario di un progetto che sogna di tornare ai vertici europei. 

La situazione a Barcellona è esplosiva. Il rapporto tra il fuoriclasse argentino e il club si sta deteriorando e il futuro non appare più intoccabile. 

Poi succede qualcosa che manda letteralmente in delirio il popolo interista. 

La televisione cinese PPTV, appartenente al gruppo Suning, utilizza per promuovere Inter-Napoli la sagoma di Messi proiettata sul Duomo di Milano, con tanto di numero 10. L'immagine viene successivamente modificata e il video diventa poi inaccessibile. Per Sky si trattava di una trovata pubblicitaria e non di un segnale proveniente dalla dirigenza dell'Inter. Ma ormai la miccia era accesa. 

A rendere tutto ancora più suggestivo c'era un altro particolare: Jorge Messi aveva preso casa a Milano, non lontano dalla sede nerazzurra. 

Coincidenze? Probabilmente. Ma nell'estate più pazza del mercato interista bastava pochissimo per cominciare a sognare.

Moratti vede quell'immagine e si insospettisce

Barcellona

Persino Moratti, ormai fuori dalla società, davanti a quella sagoma sul Duomo non rimase indifferente. 

L'ex presidente dichiarò di immaginare che la Beneamata potesse aver già provato a muoversi e interpretò la pubblicità di Suning come qualcosa che poteva far pensare a un'iniziativa. Allo stesso tempo individuò il vero ostacolo: la volontà dello stesso Messi di lasciare Barcellona. 

Qualche settimana prima Moratti aveva già alimentato il sogno sostenendo che Messi all'Inter non fosse necessariamente impossibile, soprattutto in un mercato completamente sconvolto dal Covid. 

Quei 500 milioni che raccontano la grandezza dell'operazione 

Portare Messi a Milano avrebbe significato sostenere un investimento gigantesco. 

Le ricostruzioni dell'epoca stimavano l'intera operazione attorno ai 500 milioni di euro in tre anni, considerando cartellino, ingaggio, allora quantificato attorno ai 50 milioni netti a stagione e altre componenti economiche dell'affare. Non dunque un assegno da 500 milioni semplicemente consegnato al Barcellona, ma il costo complessivo potenziale dell'operazione Messi. 

Una follia economica, certamente. 

Ma la Pulce non era un calciatore  normale. Significava sponsor, merchandising, diritti televisivi, visibilità internazionale e una crescita enorme del valore commerciale del marchio Inter. 

Era il genere di operazione capace di modificare la dimensione globale di un club. 

Poi il Covid cambia tutto 

Ed è proprio qui che la storia prende un'altra direzione. 

Il Covid-19 travolge il calcio europeo e colpisce pesantemente anche i nerazzurri. Il bilancio del club 2019/20 registrò una diminuzione dei ricavi di circa 45 milioni di euro e una perdita di esercizio superiore ai 102 milioni, con gli stadi chiusi e gli introiti da gara praticamente azzerati. 

A settembre 2020 Steven Zhang fu chiarissimo proprio parlando di Messi: un investimento di quelle dimensioni non poteva rientrare nel progetto dell'Inter in quel momento. La parola d'ordine era diventata stabilità economica. 

Nei mesi successivi la situazione di Suning sarebbe diventata ancora più complessa, tra gli effetti economici della pandemia e le limitazioni cinesi agli investimenti nel calcio. 

Il sogno, di fatto, finì lì.

Messi-Inter, la più grande storia mai cominciata 

Messi

E allora rimane una domanda destinata probabilmente a non avere mai risposta: quanto è stato davvero vicino Lionel Messi all'Inter? 

Nel 2006 ci fu il tentativo di Moratti e Laporta ha parlato apertamente di una proposta da 250 milioni. Nel 2020, invece, la situazione fu molto più sfumata: l'immagine sul Duomo alimentò una suggestione enorme, Moratti pensò che Suning potesse essersi mossa, ma Marotta definì l'operazione "utopistica" e Steven Zhang chiarì successivamente che un investimento simile non rientrava nei programmi del club. 

Eppure basta immaginare per un momento cosa sarebbe successo. 

Messi con la maglia numero 10 della Beneamata. Il Meazza pieno. Milano capitale mondiale del calcio. 

Moratti lo aveva sognato quando Leo era ancora un ragazzo. Suning tornò involontariamente ad alimentare quel sogno quattordici anni dopo, proiettandone l'ombra sul simbolo di Milano. 

Alla fine è rimasta proprio quella: un'ombra sul Duomo. 

 

Un matrimonio mai celebrato, ma sfiorato almeno due volte. Perché quella tra Lionel Messi e l’Inter non è stata soltanto una delle tante suggestioni di mercato destinate a riempire le pagine dei giornali. È una storia fatta di retroscena, tentativi e occasioni mancate che, ancora oggi, continuano a far discutere.

Prima ci fu Massimo Moratti, poi arrivò l’epoca di Suning. Due proprietà completamente diverse, due momenti lontani della carriera della Pulce, ma lo stesso grande sogno: portare a Milano uno dei più grandi calciatori della storia.

Alla fine Messi non ha mai indossato la maglia nerazzurra, ma per due volte l’Inter ha potuto almeno immaginare che l’impossibile potesse diventare realtà.

Moratti e quel primo assalto a Messi

Inter

Il primo capitolo porta indietro fino al 2006. Messi aveva appena 19 anni, ma Moratti aveva già intuito che quel ragazzo argentino avrebbe potuto cambiare il calcio.

Il presidente nerazzurro arrivò a incontrare Jorge Messi, padre del giocatore, mentre tra l'entourage dell'argentino e il Barcellona esistevano discussioni sul trattamento contrattuale. Le cronache dell'epoca parlavano già di un contatto concreto tra le parti.

Anni dopo è stato lo stesso Joan Laporta a rivelare un particolare impressionante: secondo il presidente blaugrana, Moratti arrivò a mettere sul tavolo 250 milioni di euro per Messi. Una cifra semplicemente fuori scala per il calcio del 2006. Laporta rifiutò e spiegò al padre del giocatore che il Barça avrebbe costruito attorno a Leo una squadra capace di portarlo ai massimi livelli.

Il Presidente del Triplete, del resto, ha raccontato più volte la sua particolare fascinazione per Messi. Nel giugno 2026 ha ricordato di averlo osservato quando era ancora giovanissimo e di essersi interessato concretamente a lui, salvo poi considerare anche ciò che il Club catalano aveva fatto per accompagnarne la crescita.

Il resto è storia.

Messi diventerà il simbolo assoluto del Barcellona. L’Inter, invece, continuerà a inseguire quel sogno.

Poi arrivò Suning: Milano ricominciò a crederci

Messi Inter Miami
credits: Heute.at

Il secondo grande capitolo si apre nell’estate del 2020.

Questa volta non c'è Moratti alla guida dell'Inter. La proprietà è cinese, Suning vuole trasformare il club nerazzurro in un marchio globale e Messi entra inevitabilmente nell'immaginario di un progetto che sogna di tornare ai vertici europei.

La situazione a Barcellona è esplosiva. Il rapporto tra il fuoriclasse argentino e il club si sta deteriorando e il futuro non appare più intoccabile.

Poi succede qualcosa che manda letteralmente in delirio il popolo interista.

La televisione cinese PPTV, appartenente al gruppo Suning, utilizza per promuovere Inter-Napoli la sagoma di Messi proiettata sul Duomo di Milano, con tanto di numero 10. L'immagine viene successivamente modificata e il video diventa poi inaccessibile. Per Sky si trattava di una trovata pubblicitaria e non di un segnale proveniente dalla dirigenza dell'Inter. Ma ormai la miccia era accesa.

A rendere tutto ancora più suggestivo c'era un altro particolare: Jorge Messi aveva preso casa a Milano, non lontano dalla sede nerazzurra.

Coincidenze? Probabilmente. Ma nell'estate più pazza del mercato interista bastava pochissimo per cominciare a sognare.

Moratti vede quell'immagine e si insospettisce

Barcellona

Persino Moratti, ormai fuori dalla società, davanti a quella sagoma sul Duomo non rimase indifferente.

L'ex presidente dichiarò di immaginare che la Beneamata potesse aver già provato a muoversi e interpretò la pubblicità di Suning come qualcosa che poteva far pensare a un'iniziativa. Allo stesso tempo individuò il vero ostacolo: la volontà dello stesso Messi di lasciare Barcellona.

Qualche settimana prima Moratti aveva già alimentato il sogno sostenendo che Messi all'Inter non fosse necessariamente impossibile, soprattutto in un mercato completamente sconvolto dal Covid.

Quei 500 milioni che raccontano la grandezza dell'operazione 

Portare Messi a Milano avrebbe significato sostenere un investimento gigantesco.

Le ricostruzioni dell'epoca stimavano l'intera operazione attorno ai 500 milioni di euro in tre anni, considerando cartellino, ingaggio, allora quantificato attorno ai 50 milioni netti a stagione e altre componenti economiche dell'affare. Non dunque un assegno da 500 milioni semplicemente consegnato al Barcellona, ma il costo complessivo potenziale dell'operazione Messi.

Una follia economica, certamente.

Ma la Pulce non era un calciatore  normale. Significava sponsor, merchandising, diritti televisivi, visibilità internazionale e una crescita enorme del valore commerciale del marchio Inter.

Era il genere di operazione capace di modificare la dimensione globale di un club.

Poi il Covid cambia tutto 

Ed è proprio qui che la storia prende un'altra direzione.

Il Covid-19 travolge il calcio europeo e colpisce pesantemente anche i nerazzurri. Il bilancio del club 2019/20 registrò una diminuzione dei ricavi di circa 45 milioni di euro e una perdita di esercizio superiore ai 102 milioni, con gli stadi chiusi e gli introiti da gara praticamente azzerati.

A settembre 2020 Steven Zhang fu chiarissimo proprio parlando di Messi: un investimento di quelle dimensioni non poteva rientrare nel progetto dell'Inter in quel momento. La parola d'ordine era diventata stabilità economica.

Nei mesi successivi la situazione di Suning sarebbe diventata ancora più complessa, tra gli effetti economici della pandemia e le limitazioni cinesi agli investimenti nel calcio.

Il sogno, di fatto, finì lì.

Messi-Inter, la più grande storia mai cominciata 

Messi

E allora rimane una domanda destinata probabilmente a non avere mai risposta: quanto è stato davvero vicino Lionel Messi all'Inter?

Nel 2006 ci fu il tentativo di Moratti e Laporta ha parlato apertamente di una proposta da 250 milioni. Nel 2020, invece, la situazione fu molto più sfumata: l'immagine sul Duomo alimentò una suggestione enorme, Moratti pensò che Suning potesse essersi mossa, ma Marotta definì l'operazione "utopistica" e Steven Zhang chiarì successivamente che un investimento simile non rientrava nei programmi del club.

Eppure basta immaginare per un momento cosa sarebbe successo.

Messi con la maglia numero 10 della Beneamata. Il Meazza pieno. Milano capitale mondiale del calcio.

Moratti lo aveva sognato quando Leo era ancora un ragazzo. Suning tornò involontariamente ad alimentare quel sogno quattordici anni dopo, proiettandone l'ombra sul simbolo di Milano.

Alla fine è rimasta proprio quella: un'ombra sul Duomo.