Sei miliardi di euro. È il valore complessivo delle rose di Serie A secondo i dati di Football Benchmark. Un numero che colloca il campionato italiano sul gradino più basso del podio in Europa, dietro soltanto alla Premier League e alla Liga, ma davanti a Bundesliga e Ligue 1. Dopo un lungo periodo di difficoltà e di vendita continua dei migliori talenti, la lega sembra aver ritrovato una certa solidità economica e una maggiore capacità di trattenere valore al suo interno, dando credibilitá e stabilità ad un fenomeno in crescita.
Inter esempio
In testa alla classifica c’è l’Inter, con una rosa dal valore stimato di 829 milioni. Quasi cinquanta milioni in più della Juventus, ferma a 777. Un vantaggio netto e piuttosto chiaro, costruito su una rosa equilibrata, competitiva e in gradi di competere ai massimi livelli sia in Italia che in Europa. Dietro i nerazzurri, la Roma si attesta a 600 milioni. Poi arriva il dato che più dimostra la crescita del club comasco che, con 583 milioni, supera il Milan e si piazza al quarto posto. Il Milan resta indietro a 539. Non è un’anomalia. È il risultato di un progetto che ha scelto di investire su giocatori giovani e con ampi margini di crescita, anche economica, invece di inseguire nomi già consolidati a prezzi gonfiati.
Le star
Il caso più evidente è quello di Nico Paz. L’argentino del Como vale 82 milioni e si colloca al terzo posto tra i singoli più costosi del campionato. Davanti a lui ci sono soltanto Kenan Yildiz e Lautaro Martínez. Il turco della Juventus, a 89 milioni, ha superato di un soffio l’attaccante interista, sotto di lui di un milione. Yildiz non é più solamente una classe 2005 in fase di crescita: è diventato uno dei pezzi più cari e interessanti della Serie A. Completano la top cinque Alessandro Bastoni, a 66 milioni, e Pio Esposito, a 65, entrambi dell’Inter. Tre giocatori nerazzurri nei primi cinque posti della graduatoria individuale dimostrano la forza complessiva della rosa milanese e la capacità del club di valorizzare i propri elementi.
Il rapporto con gli altri campionati
Il confronto con le altre grandi leghe europee resta però sbilanciato. La Premier League viaggia oltre i 14 miliardi, la Liga si attesta intorno ai 6,5. La Serie A, con i suoi 6,3 miliardi, tiene il passo ma non riesce a compiere sorpasso. Quello che cambia rispetto al passato, però, è la distribuzione del valore. Non ci sono più soltanto due o tre club a monopolizzare l’economia. Ma c’è un filotto più largo di squadre in grado di far muovere il mercato e che permettono ai propri giocatori di crescere. Il Como, in questo senso, è l’esempio più interessante. Non ha la storia delle big tradizionali, non può contare su una tifoseria importante come Inter, Juventus o Milan, eppure si trova tra le rose più costose del campionato. Paz è il nome più evidente, ma non è l’unico segnale. Sta emergendo un modello diverso, meno legato al prestigio del passato e più attento a individuare e sviluppare talenti. Per una volta, la Serie A sembra anche interessata a produrre valore interno.
La distanza con l’Inghilterra rimane ampia e non si colma certo in una sola stagione. I numeri di oggi, però, dicono almeno una cosa chiara: qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta.
Sei miliardi di euro. È il valore complessivo delle rose di Serie A secondo i dati di Football Benchmark. Un numero che colloca il campionato italiano sul gradino più basso del podio in Europa, dietro soltanto alla Premier League e alla Liga, ma davanti a Bundesliga e Ligue 1. Dopo un lungo periodo di difficoltà e di vendita continua dei migliori talenti, la lega sembra aver ritrovato una certa solidità economica e una maggiore capacità di trattenere valore al suo interno, dando credibilitá e stabilità ad un fenomeno in crescita.
Inter esempio
In testa alla classifica c’è l’Inter, con una rosa dal valore stimato di 829 milioni. Quasi cinquanta milioni in più della Juventus, ferma a 777. Un vantaggio netto e piuttosto chiaro, costruito su una rosa equilibrata, competitiva e in gradi di competere ai massimi livelli sia in Italia che in Europa. Dietro i nerazzurri, la Roma si attesta a 600 milioni. Poi arriva il dato che più dimostra la crescita del club comasco che, con 583 milioni, supera il Milan e si piazza al quarto posto. Il Milan resta indietro a 539. Non è un’anomalia. È il risultato di un progetto che ha scelto di investire su giocatori giovani e con ampi margini di crescita, anche economica, invece di inseguire nomi già consolidati a prezzi gonfiati.
Le star
Il caso più evidente è quello di Nico Paz. L’argentino del Como vale 82 milioni e si colloca al terzo posto tra i singoli più costosi del campionato. Davanti a lui ci sono soltanto Kenan Yildiz e Lautaro Martínez. Il turco della Juventus, a 89 milioni, ha superato di un soffio l’attaccante interista, sotto di lui di un milione. Yildiz non é più solamente una classe 2005 in fase di crescita: è diventato uno dei pezzi più cari e interessanti della Serie A. Completano la top cinque Alessandro Bastoni, a 66 milioni, e Pio Esposito, a 65, entrambi dell’Inter. Tre giocatori nerazzurri nei primi cinque posti della graduatoria individuale dimostrano la forza complessiva della rosa milanese e la capacità del club di valorizzare i propri elementi.
Il rapporto con gli altri campionati
Il confronto con le altre grandi leghe europee resta però sbilanciato. La Premier League viaggia oltre i 14 miliardi, la Liga si attesta intorno ai 6,5. La Serie A, con i suoi 6,3 miliardi, tiene il passo ma non riesce a compiere sorpasso. Quello che cambia rispetto al passato, però, è la distribuzione del valore. Non ci sono più soltanto due o tre club a monopolizzare l’economia. Ma c’è un filotto più largo di squadre in grado di far muovere il mercato e che permettono ai propri giocatori di crescere. Il Como, in questo senso, è l’esempio più interessante. Non ha la storia delle big tradizionali, non può contare su una tifoseria importante come Inter, Juventus o Milan, eppure si trova tra le rose più costose del campionato. Paz è il nome più evidente, ma non è l’unico segnale. Sta emergendo un modello diverso, meno legato al prestigio del passato e più attento a individuare e sviluppare talenti. Per una volta, la Serie A sembra anche interessata a produrre valore interno.
La distanza con l’Inghilterra rimane ampia e non si colma certo in una sola stagione. I numeri di oggi, però, dicono almeno una cosa chiara: qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta.