Milan, Cardinale cerca il nuovo direttore sportivo

Il nuovo Milan di Gerry Cardinale non è ancora completamente definito. La società rossonera ha scelto di affidare a Ruben Amorim un ruolo centrale nella costruzione della squadra, ma resta un tassello importante da sistemare: una figura dirigenziale che posso affiancare quotidianamente l'allenatore ed occuparsi della gestione dell'area sportiva. La proprietà di Cardinale vuole rafforzare l'area tecnica con un Head of Football che possa fare da raccordo tra società, allenatore e squadra.

Un uomo per affiancare Amorim

L'idea del proprietario del Milan Gerry Cardinale è quella di costruire una struttura moderna e più collegiale, nella quale le decisioni non siano concentrate nelle mani di un'unica figura. Tuttavia, l'esperienza degli ultimi mesi ha evidenziato la necessità di inserire un dirigente di alto profilo nell'organico rossonero, capace di fare da collegamento tra proprietà, allenatore e squadra. La proprietà sta quindi valutando la nomina di un Head of Football, incaricato di gestire quotidianamente l'area sportiva del club. Questa idea era già emersa a giugno, quando la società stava cercando di definire il suo nuovo assetto. I tempi particolarmente stretti, però, non avevano permesso di approfondire la ricerca e individuare il soggetto giusto. Ora il tema è tornato con forza sul tavolo di Gerry Cardinale, che potrà valutare con maggiore calma i profili più adatti. Il proprietario continuerà ad essere molto presente, come abbiamo visto anche in questo inizio di stagione, ma l'obiettivo è affiancare al suo coinvolgimento una figura stabile che segua da vicino la gestione sportiva. Ruben Amorim non può fare tutto da solo: Cardinale lo ha capito e vuole costruire una dirigenza di primissimo livello. Dopo i tagli arrivati a maggio per la mancata qualificazione in Champions, la società è ripartita appoggiandosi alle risorse interne, ma è palese come ora serva un vero uomo di campo.

Che fine ha fatto Zlatan Ibrahimovic?

Il ruolo di Zlatan Ibrahimovic al Milan è stato progressivamente ridimensionato. Inizialmente lo svedese aveva avuto un peso significativo anche sulla quotidianità rossonera, intervenendo sul mercato e mantenendo un rapporto diretto con allenatore e squadra. Il nuovo assetto voluto da Cardinale ha però cambiato lo scenario: le decisioni strategiche sono tornate nelle mani della proprietà, mentre l'area sportiva è stata distribuita tra diverse figure specializzate. Ibra è rimasto senior advisor di RedBird e non ha più un ruolo decisionale. Significativo che si sia presentato a Milanello per la prima volta stagionale soltanto alla vigilia del match di Europa League contro il Benfica dopo sei mesi di assenza. Nella nuova riorganizzazione collegiale del Milan, dunque, Amorim ha un peso importante sulle esigenze tecniche della squadra, Hendrik Almstadt gestisce il player trading e il mercato, mentre scouting ed analisi sono affidati ad altre figure. Al vertice resta direttamente Cardinale. Il risultato è che Ibrahimovic non è più l'uomo chiamato a riempire i vuoti della struttura dirigenziale, come era accaduto in passato (con risultati discutibili, tra l'altro). Il suo ruolo è stato molto ridimensionato ed è diventato quello di consigliere della proprietà: Ibra è ancora dentro il progetto Milan ma con un peso decisamente più limitato rispetto al passato.

Krosche in pole, ma si valuta anche Boto

La ricerca del profilo giusto per gestire l'area sportiva del Milan procede a fari spenti. Il favorito assoluto per il ruolo sarebbe Markus Krosche: dirigente tedesco, 45 anni, attualmente all'Eintracht Francoforte. In Germania ha costruito la sua reputazione grazie alla capacità di individuare giovani talenti e valorizzarli sul mercato. Tra le operazioni più note ci sono quelle che hanno portato all'Eintracht giocatori come Kolo Muani e Marmoush, poi ceduti per cifre importanti. Il suo profilo dunque si sposerebbe perfettamente con la filosofia di Cardinale, soprattutto per l'attenzione alle plusvalenze e alla costruzione di una struttura sportiva moderna. Con il club tedesco ha vinto un'Europa League nel 2021-2022 ed ha portato il Lipsia fino alla semifinale di Champions nel 2020. Il suo nome era già finito sul taccuino rossonero nei mesi scorsi ed ora è nuovamente considerato uno dei principali candidato per il ruolo di Head of Football. La situazione però è tutt'altro che semplice: Krosche ha un contratto con l'Eintracht fino al 2028 e lo scorso giugno aveva rifiutato il Milan scegliendo di rimanere a Francoforte. La dirigenza rossonera non ha mai abbandonato la speranza di riuscire a portarlo a Milano, ma  sta valutando anche piste alternative: un nome caldo è quello del portoghese José Boto, oggi al Flamengo (con cui ha alzato la Copa Libertadores), che conosce molto bene Amoruim per via dei comuni trascorsi al Benfica. Nella lista dei possibili candidati anche Devin Ozek, fresco di separazione dal Fenerbahce e vero artefice del miracolo Bayern Leverkusen in Germania. 

Mercato, gestione del gruppo e altri problemi

Ruben Amorim non può fare tutto da solo: all'allenatore portoghese serve un aiuto che viva la squadra quotidianamente, che lo assista nelle decisioni e gestisca i gruppo in sintonia con lui. Non una semplice figura di mercato, ma un dirigente capace di fare da collegamento tra la proprietà, l'allenatore e la squadra. Cardinale ha seguito da vicino il lavoro di Amorim in questa prima parte di stagione, ma non può occuparsi quotidianamente di allenamenti, dinamiche di spogliatoio, esigenze tattiche e costruzione della rosa. Il nuovo Head of Football dovrebbe occuparsi di tutto ciò, e dovrebbe affiancare l'allenatore nelle decisioni. L'avvio di stagione ha mostrato un Milan ancora alla ricerca dei propri equilibri: contro il Lecce Amorim ha anche modificato il sistema di gioco, adattandosi alle caratteristiche della rosa. Una figura con una forte competenza potrebbe confrontarsi quotidianamente con il tecnico e aiutarlo a individuare soluzioni e priorità. Sarebbe fondamentale per la pianificazione del mercato, utile ad individuare profili coerenti con le idee di gioco di Amorim e con la filosofia economica della società. Aspetto meno evidente, ma forse ancora più importante, sarebbe quello di creare una connessione costante tra le diverse componenti del Milan: comprendere le dinamiche di spogliatoio e palare nella stessa lingua dell'allenatore. In questo modo il coinvolgimento diretto di Cardinale nelle questioni tecniche verrebbe ridimensionato, lasciando comunque nelle sue mani le decisioni strategiche e societarie.

Il Milan cerca qualcuno che trasformi una struttura ancora incompleta in una macchina più organizzata: un uomo di calcio che conosca il campo, sostenga Amorim, contribuisca alla costruzione della rosa e faccia da raccordo tra allenatore, giocatori e proprietà. Markus Rosche è considerato il profilo più affascinante per diventare Head of Football del Milan, proprio per il percorso e la mentalità che lo contraddistinguono. Ma al di là del nome che verrà scelto, il Milan ha bisogno di una certezza: una figura forte e competente che sappia trasformare le ambizioni della proprietà in un progetto calcistico concreto e duraturo.

Il nuovo Milan di Gerry Cardinale non è ancora completamente definito. La società rossonera ha scelto di affidare a Ruben Amorim un ruolo centrale nella costruzione della squadra, ma resta un tassello importante da sistemare: una figura dirigenziale che posso affiancare quotidianamente l'allenatore ed occuparsi della gestione dell'area sportiva. La proprietà di Cardinale vuole rafforzare l'area tecnica con un Head of Football che possa fare da raccordo tra società, allenatore e squadra.

Un uomo per affiancare Amorim

L'idea del proprietario del Milan Gerry Cardinale è quella di costruire una struttura moderna e più collegiale, nella quale le decisioni non siano concentrate nelle mani di un'unica figura. Tuttavia, l'esperienza degli ultimi mesi ha evidenziato la necessità di inserire un dirigente di alto profilo nell'organico rossonero, capace di fare da collegamento tra proprietà, allenatore e squadra. La proprietà sta quindi valutando la nomina di un Head of Football, incaricato di gestire quotidianamente l'area sportiva del club. Questa idea era già emersa a giugno, quando la società stava cercando di definire il suo nuovo assetto. I tempi particolarmente stretti, però, non avevano permesso di approfondire la ricerca e individuare il soggetto giusto. Ora il tema è tornato con forza sul tavolo di Gerry Cardinale, che potrà valutare con maggiore calma i profili più adatti. Il proprietario continuerà ad essere molto presente, come abbiamo visto anche in questo inizio di stagione, ma l'obiettivo è affiancare al suo coinvolgimento una figura stabile che segua da vicino la gestione sportiva. Ruben Amorim non può fare tutto da solo: Cardinale lo ha capito e vuole costruire una dirigenza di primissimo livello. Dopo i tagli arrivati a maggio per la mancata qualificazione in Champions, la società è ripartita appoggiandosi alle risorse interne, ma è palese come ora serva un vero uomo di campo.

Che fine ha fatto Zlatan Ibrahimovic?

Il ruolo di Zlatan Ibrahimovic al Milan è stato progressivamente ridimensionato. Inizialmente lo svedese aveva avuto un peso significativo anche sulla quotidianità rossonera, intervenendo sul mercato e mantenendo un rapporto diretto con allenatore e squadra. Il nuovo assetto voluto da Cardinale ha però cambiato lo scenario: le decisioni strategiche sono tornate nelle mani della proprietà, mentre l'area sportiva è stata distribuita tra diverse figure specializzate. Ibra è rimasto senior advisor di RedBird e non ha più un ruolo decisionale. Significativo che si sia presentato a Milanello per la prima volta stagionale soltanto alla vigilia del match di Europa League contro il Benfica dopo sei mesi di assenza. Nella nuova riorganizzazione collegiale del Milan, dunque, Amorim ha un peso importante sulle esigenze tecniche della squadra, Hendrik Almstadt gestisce il player trading e il mercato, mentre scouting ed analisi sono affidati ad altre figure. Al vertice resta direttamente Cardinale. Il risultato è che Ibrahimovic non è più l'uomo chiamato a riempire i vuoti della struttura dirigenziale, come era accaduto in passato (con risultati discutibili, tra l'altro). Il suo ruolo è stato molto ridimensionato ed è diventato quello di consigliere della proprietà: Ibra è ancora dentro il progetto Milan ma con un peso decisamente più limitato rispetto al passato.

Krosche in pole, ma si valuta anche Boto

La ricerca del profilo giusto per gestire l'area sportiva del Milan procede a fari spenti. Il favorito assoluto per il ruolo sarebbe Markus Krosche: dirigente tedesco, 45 anni, attualmente all'Eintracht Francoforte. In Germania ha costruito la sua reputazione grazie alla capacità di individuare giovani talenti e valorizzarli sul mercato. Tra le operazioni più note ci sono quelle che hanno portato all'Eintracht giocatori come Kolo Muani e Marmoush, poi ceduti per cifre importanti. Il suo profilo dunque si sposerebbe perfettamente con la filosofia di Cardinale, soprattutto per l'attenzione alle plusvalenze e alla costruzione di una struttura sportiva moderna. Con il club tedesco ha vinto un'Europa League nel 2021-2022 ed ha portato il Lipsia fino alla semifinale di Champions nel 2020. Il suo nome era già finito sul taccuino rossonero nei mesi scorsi ed ora è nuovamente considerato uno dei principali candidato per il ruolo di Head of Football. La situazione però è tutt'altro che semplice: Krosche ha un contratto con l'Eintracht fino al 2028 e lo scorso giugno aveva rifiutato il Milan scegliendo di rimanere a Francoforte. La dirigenza rossonera non ha mai abbandonato la speranza di riuscire a portarlo a Milano, ma  sta valutando anche piste alternative: un nome caldo è quello del portoghese José Boto, oggi al Flamengo (con cui ha alzato la Copa Libertadores), che conosce molto bene Amoruim per via dei comuni trascorsi al Benfica. Nella lista dei possibili candidati anche Devin Ozek, fresco di separazione dal Fenerbahce e vero artefice del miracolo Bayern Leverkusen in Germania.

Mercato, gestione del gruppo e altri problemi

Ruben Amorim non può fare tutto da solo: all'allenatore portoghese serve un aiuto che viva la squadra quotidianamente, che lo assista nelle decisioni e gestisca i gruppo in sintonia con lui. Non una semplice figura di mercato, ma un dirigente capace di fare da collegamento tra la proprietà, l'allenatore e la squadra. Cardinale ha seguito da vicino il lavoro di Amorim in questa prima parte di stagione, ma non può occuparsi quotidianamente di allenamenti, dinamiche di spogliatoio, esigenze tattiche e costruzione della rosa. Il nuovo Head of Football dovrebbe occuparsi di tutto ciò, e dovrebbe affiancare l'allenatore nelle decisioni. L'avvio di stagione ha mostrato un Milan ancora alla ricerca dei propri equilibri: contro il Lecce Amorim ha anche modificato il sistema di gioco, adattandosi alle caratteristiche della rosa. Una figura con una forte competenza potrebbe confrontarsi quotidianamente con il tecnico e aiutarlo a individuare soluzioni e priorità. Sarebbe fondamentale per la pianificazione del mercato, utile ad individuare profili coerenti con le idee di gioco di Amorim e con la filosofia economica della società. Aspetto meno evidente, ma forse ancora più importante, sarebbe quello di creare una connessione costante tra le diverse componenti del Milan: comprendere le dinamiche di spogliatoio e palare nella stessa lingua dell'allenatore. In questo modo il coinvolgimento diretto di Cardinale nelle questioni tecniche verrebbe ridimensionato, lasciando comunque nelle sue mani le decisioni strategiche e societarie.

Il Milan cerca qualcuno che trasformi una struttura ancora incompleta in una macchina più organizzata: un uomo di calcio che conosca il campo, sostenga Amorim, contribuisca alla costruzione della rosa e faccia da raccordo tra allenatore, giocatori e proprietà. Markus Rosche è considerato il profilo più affascinante per diventare Head of Football del Milan, proprio per il percorso e la mentalità che lo contraddistinguono. Ma al di là del nome che verrà scelto, il Milan ha bisogno di una certezza: una figura forte e competente che sappia trasformare le ambizioni della proprietà in un progetto calcistico concreto e duraturo.