Ad agosto era arrivato quasi in sordina, accompagnato dall’etichetta di terza scelta e da qualche inevitabile scetticismo. Oggi, dopo una prestazione da MVP contro il Feyenoord, Djed Spence si è preso la scena e ha iniziato a conquistare l’Inter. Una storia fatta di attese, problemi fisici, pazienza e, finalmente, risposte sul campo. L’esterno inglese, arrivato a Milano dopo i mancati affondi per Palestra e Khalaili, ha dovuto aspettare prima di poter dimostrare il proprio valore. Oggi a far parlare di lui non è più il look eccentrico, ma quello che riesce a fare con il pallone tra i piedi. E la sensazione è che l’Inter abbia trovato molto più di una semplice alternativa sulla fascia destra.
Un mercato complicato, poi la scelta di Spence
La ricerca dell’erede di Denzel Dumfries, volato in estate al Real Madrid, non è stata semplice per l’Inter. Il primo grande obiettivo della dirigenza nerazzurra era Marco Palestra, reduce da un’ottima stagione in prestito al Cagliari e considerato uno dei giovani esterni italiani più promettenti. L’Inter aveva provato ad avvicinarsi all’Atalanta con un’offerta da 40 milioni di euro più 5 di bonus, ma la richiesta del club bergamasco, superiore ai 50 milioni, aveva complicato sensibilmente la trattativa. Palestra è poi finito al Chelsea per un’operazione da circa 60 milioni complessivi. A quel punto Marotta e Ausilio avevano individuato in Anan Khalaili, esterno israeliano dell’Union Saint-Gilloise, una possibile alternativa: l’accordo con il club belga era stato raggiunto sulla base di 25 milioni più bonus, ma il trasferimento è saltato dopo che il giocatore non ha ottenuto l’idoneità sportiva richiesta dal CONI. Due piste sfumate che hanno costretto l’Inter a rimettersi alla ricerca del profilo giusto. La soluzione è arrivata da Londra: il 15 agosto i nerazzurri hanno ufficializzato l’acquisto di Djed Spence dal Tottenham, a titolo definitivo, per una cifra superiore ai 30 milioni di euro, con ulteriori bonus. Per l’inglese è arrivato un contratto fino al 2031 e la possibilità di raccogliere una responsabilità importante in una squadra di livello internazionale. Un’operazione che inizialmente non aveva acceso l’entusiasmo di tutti, soprattutto per i nomi inseguiti in precedenza, ma che Spence sta provando a trasformare in una scelta vincente.

Un arrivo che non è passato inosservato
Spence non ha avuto bisogno di scendere in campo per attirare le prime attenzioni dei tifosi nerazzurri. Atterrato a Milano la sera del 14 agosto, l’esterno inglese si è fatto subito notare per uno stile decisamente fuori dagli schemi, tra accessori particolari, outfit eccentrici e soprattutto quel piumino indossato nonostante le temperature elevate che ha fatto rapidamente il giro dei social. Un’immagine curiosa, diventata quasi il suo biglietto da visita, che ha strappato qualche sorriso e acceso la curiosità del popolo interista. In un’estate in cui tutti aspettavano di capire chi avrebbe raccolto l’eredità di Dumfries, Spence è arrivato quasi in punta di piedi, ma non è certo passato inosservato. Fuori dal campo aveva già conquistato una certa popolarità, mentre sul terreno di gioco restava ancora tutto da dimostrare. I tifosi si chiedevano se dietro quel look così particolare ci fosse anche un giocatore capace di fare la differenza e di reggere il peso della maglia nerazzurra. Per avere le prime risposte è servito ancora tempo: il suo percorso all’Inter stava per diventare molto più complicato del previsto.
I problemi fisici e la lunga attesa
L’inizio dell'esperienza nerazzurra di Djed Spence è stato condizionato da alcuni problemi fisici che ne hanno rallentato l’inserimento. L'inglese non ha potuto lavorare regolarmente con il resto del gruppo durante la preparazione e ha dovuto seguire un percorso personalizzato per recuperare la migliore condizione. Settimane di attesa, lavoro individuale e tanta pazienza, mentre l’Inter era impegnata in una stagione ricca di appuntamenti e aveva bisogno di alternative sulle corsie esterne. Chivu ha preferito non correre rischi, aspettando che il giocatore fosse realmente pronto prima di concedergli spazio. Per Spence non è stato semplice osservare i compagni dalla tribuna, soprattutto dopo essere arrivato a Milano con la voglia di dimostrare immediatamente il proprio valore.
Finalmente in campo
Dopo quasi due mesi di attesa, il 10 ottobre è arrivato finalmente il momento di vedere Djed Spence in campo con la maglia nerazzurra. Il debutto è avvenuto a San Siro contro il Parma, quando Chivu lo ha inserito al 73’ al posto di Andy Diouf. L’inglese ha impiegato pochissimo per farsi notare: subito una progressione sulla destra, un cross basso interessante per Bonny e, poco dopo, un’altra bella giocata per servire Lautaro Martinez, il cui colpo di testa è terminato di poco sopra la traversa. Un ingresso vivace, che ha lasciato intravedere le sue qualità. Pochi giorni dopo, Spence ha trovato spazio anche in Champions League, nella partita contro il Club Brugge, entrando a gara in corso. La prima vera occasione da titolare è arrivata invece il 21 ottobre contro lo Shakhtar Donetsk, quando Chivu gli ha affidato la corsia destra per quasi un’ora di gioco. Dopo una breve apparizione contro il Venezia, l’esterno è stato confermato titolare nel derby con il Milan, disputando tutti i novanta minuti e dimostrandosi uno dei migliori in quella sconfitta dove a salvarsi sono stati in pochi. Un percorso graduale, fatto di piccoli passi e fiducia crescente da parte dell’allenatore. Poi l'Inter è arrivata Rotterdam: contro il Feyenoord, Spence ha giocato un’altra partita dal primo minuto, ma questa volta da assoluto protagonista, conquistando il premio di MVP e dimostrando di poter essere molto più di una semplice alternativa.

Contro il Feyenoord prestazione da MVP
La notte di Rotterdam, nella partita di Champions contro il Feyenoord, potrebbe rappresentare una svolta nella stagione di Djed Spence. Alla seconda partita da titolare con l’Inter, l’inglese ha disputato novanta minuti di grande intensità, risultando decisivo in due delle tre reti nerazzurre. Dopo appena otto minuti è stato proprio lui a inventare l’assist per Yann Bisseck: un pallone preciso, servito dalla destra, che il difensore tedesco ha trasformato nel bellissimo gol del vantaggio. Al 34’ è arrivata un’altra giocata importante: dopo una lunga accelerazione sulla corsia, Spence ha messo in mezzo un cross basso che, deviato da un difensore olandese, è diventato un pallone perfetto per il colpo di testa vincente di Pio Esposito. Ma la sua partita non si è limitata ai due episodi. L’inglese ha continuato a puntare il diretto avversario, vincendo duelli nell’uno contro uno e arrivando più volte sul fondo. Nella ripresa ha anche cercato la soddisfazione personale, entrando in area con una serie di finte e calciando verso la porta, trovando però la risposta del portiere Ernst. Da sottolineare anche il lavoro senza palla: quando il Feyenoord provava a ripartire, Spence riusciva a rientrare rapidamente grazie alla sua velocità, dando una mano concreta alla fase difensiva. Una prestazione completa, premiata dalla UEFA con il riconoscimento di MVP della partita. Un premio più che meritato per un giocatore che, dopo tanta attesa, ha finalmente mostrato tutto quello che può dare all’Inter.
La nuova fascia destra: Spence davanti, Diouf pronto a stupire
La fascia destra dell’Inter ha vissuto una vera e propria rivoluzione nel corso dell’estate. L’addio di Denzel Dumfries, trasferitosi al Real Madrid, ha lasciato un vuoto importante, costringendo Chivu e la dirigenza a cercare nuove soluzioni. In attesa di trovare un nuovo titolare per quella posizione, il mister ha avuto quella che lui stesso ha definito una “pazza idea”: utilizzare sulla fascia destra Andy Diouf, in un ruolo inedito rispetto alle sue caratteristiche abituali. Una scommessa che, almeno per quanto riguarda la fase offensiva, ha dato ottimi risultati: il francese ha dimostrato di avere gamba, qualità e capacità di incidere negli ultimi metri, tanto da conquistare anche la convocazione nella nazionale francese. Restano comunque alcuni aspetti da migliorare, soprattutto in fase difensiva, dove deve ancora acquisire maggiore attenzione e continuità. Adesso, con Spence che sta convincendo per la capacità di interpretare bene entrambe le fasi di gioco, le gerarchie potrebbero cambiare. L’inglese ha le caratteristiche giuste per conquistare il posto da titolare, garantendo equilibrio dietro e pericolosità quando c’è da spingere. Ma Diouf rimane una pedina estremamente importante per i nerazzurri. In una stagione ricca di impegni e tantissime partite da affrontare, l’Inter avrà bisogno di tutti. Il francese può rappresentare un’alternativa preziosissima a Spence (che non può giocarle tutte) ma anche diventare quell’uomo capace di spaccare le partite a gara in corso, sfruttando freschezza, accelerazioni e imprevedibilità. Il profilo che manca, ma che l'Inter potrebbe già avere in casa. Una risorsa che per Chivu potrebbe rivelarsi fondamentale nel corso della stagione.
Da “terza scelta” a protagonista
Quando l’Inter ha deciso di puntare su Djed Spence, non sono mancate le critiche. In tanti hanno accolto il suo arrivo con scetticismo, considerandolo un’alternativa di ripiego dopo le trattative sfumate per Palestra e Khalaili. Poi sono arrivati i problemi fisici, una lunga assenza dal campo e settimane in cui Spence ha potuto soltanto guardare i compagni dalla tribuna. Un inizio decisamente in salita, che cominciava ad alimentare ulteriori dubbi sul suo acquisto. Invece l’inglese ha aspettato il proprio momento e, quando finalmente ha avuto l’occasione di giocarsi le sue carte, ha risposto sul campo. La gara contro il Milan prima, e dopo tre giorni la prestazione contro il Feyenoord, impreziosita dall’assist per Bisseck e dal premio di MVP, rappresentano una prima, importante rivincita. Le critiche dell’estate sono già alle spalle, ma Spence non vuole fermarsi qui: adesso l’obiettivo è dare continuità a quanto mostrato a Rotterdam e convincere Chivu di poter essere un punto fermo dell’Inter. Da acquisto discusso a protagonista: la sua avventura in nerazzurro è appena cominciata.
Ad agosto era arrivato quasi in sordina, accompagnato dall’etichetta di terza scelta e da qualche inevitabile scetticismo. Oggi, dopo una prestazione da MVP contro il Feyenoord, Djed Spence si è preso la scena e ha iniziato a conquistare l’Inter. Una storia fatta di attese, problemi fisici, pazienza e, finalmente, risposte sul campo. L’esterno inglese, arrivato a Milano dopo i mancati affondi per Palestra e Khalaili, ha dovuto aspettare prima di poter dimostrare il proprio valore. Oggi a far parlare di lui non è più il look eccentrico, ma quello che riesce a fare con il pallone tra i piedi. E la sensazione è che l’Inter abbia trovato molto più di una semplice alternativa sulla fascia destra.
Un mercato complicato, poi la scelta di Spence
La ricerca dell’erede di Denzel Dumfries, volato in estate al Real Madrid, non è stata semplice per l’Inter. Il primo grande obiettivo della dirigenza nerazzurra era Marco Palestra, reduce da un’ottima stagione in prestito al Cagliari e considerato uno dei giovani esterni italiani più promettenti. L’Inter aveva provato ad avvicinarsi all’Atalanta con un’offerta da 40 milioni di euro più 5 di bonus, ma la richiesta del club bergamasco, superiore ai 50 milioni, aveva complicato sensibilmente la trattativa. Palestra è poi finito al Chelsea per un’operazione da circa 60 milioni complessivi. A quel punto Marotta e Ausilio avevano individuato in Anan Khalaili, esterno israeliano dell’Union Saint-Gilloise, una possibile alternativa: l’accordo con il club belga era stato raggiunto sulla base di 25 milioni più bonus, ma il trasferimento è saltato dopo che il giocatore non ha ottenuto l’idoneità sportiva richiesta dal CONI. Due piste sfumate che hanno costretto l’Inter a rimettersi alla ricerca del profilo giusto. La soluzione è arrivata da Londra: il 15 agosto i nerazzurri hanno ufficializzato l’acquisto di Djed Spence dal Tottenham, a titolo definitivo, per una cifra superiore ai 30 milioni di euro, con ulteriori bonus. Per l’inglese è arrivato un contratto fino al 2031 e la possibilità di raccogliere una responsabilità importante in una squadra di livello internazionale. Un’operazione che inizialmente non aveva acceso l’entusiasmo di tutti, soprattutto per i nomi inseguiti in precedenza, ma che Spence sta provando a trasformare in una scelta vincente.

Un arrivo che non è passato inosservato
Spence non ha avuto bisogno di scendere in campo per attirare le prime attenzioni dei tifosi nerazzurri. Atterrato a Milano la sera del 14 agosto, l’esterno inglese si è fatto subito notare per uno stile decisamente fuori dagli schemi, tra accessori particolari, outfit eccentrici e soprattutto quel piumino indossato nonostante le temperature elevate che ha fatto rapidamente il giro dei social. Un’immagine curiosa, diventata quasi il suo biglietto da visita, che ha strappato qualche sorriso e acceso la curiosità del popolo interista. In un’estate in cui tutti aspettavano di capire chi avrebbe raccolto l’eredità di Dumfries, Spence è arrivato quasi in punta di piedi, ma non è certo passato inosservato. Fuori dal campo aveva già conquistato una certa popolarità, mentre sul terreno di gioco restava ancora tutto da dimostrare. I tifosi si chiedevano se dietro quel look così particolare ci fosse anche un giocatore capace di fare la differenza e di reggere il peso della maglia nerazzurra. Per avere le prime risposte è servito ancora tempo: il suo percorso all’Inter stava per diventare molto più complicato del previsto.
I problemi fisici e la lunga attesa
L’inizio dell'esperienza nerazzurra di Djed Spence è stato condizionato da alcuni problemi fisici che ne hanno rallentato l’inserimento. L'inglese non ha potuto lavorare regolarmente con il resto del gruppo durante la preparazione e ha dovuto seguire un percorso personalizzato per recuperare la migliore condizione. Settimane di attesa, lavoro individuale e tanta pazienza, mentre l’Inter era impegnata in una stagione ricca di appuntamenti e aveva bisogno di alternative sulle corsie esterne. Chivu ha preferito non correre rischi, aspettando che il giocatore fosse realmente pronto prima di concedergli spazio. Per Spence non è stato semplice osservare i compagni dalla tribuna, soprattutto dopo essere arrivato a Milano con la voglia di dimostrare immediatamente il proprio valore.
Finalmente in campo
Dopo quasi due mesi di attesa, il 10 ottobre è arrivato finalmente il momento di vedere Djed Spence in campo con la maglia nerazzurra. Il debutto è avvenuto a San Siro contro il Parma, quando Chivu lo ha inserito al 73’ al posto di Andy Diouf. L’inglese ha impiegato pochissimo per farsi notare: subito una progressione sulla destra, un cross basso interessante per Bonny e, poco dopo, un’altra bella giocata per servire Lautaro Martinez, il cui colpo di testa è terminato di poco sopra la traversa. Un ingresso vivace, che ha lasciato intravedere le sue qualità. Pochi giorni dopo, Spence ha trovato spazio anche in Champions League, nella partita contro il Club Brugge, entrando a gara in corso. La prima vera occasione da titolare è arrivata invece il 21 ottobre contro lo Shakhtar Donetsk, quando Chivu gli ha affidato la corsia destra per quasi un’ora di gioco. Dopo una breve apparizione contro il Venezia, l’esterno è stato confermato titolare nel derby con il Milan, disputando tutti i novanta minuti e dimostrandosi uno dei migliori in quella sconfitta dove a salvarsi sono stati in pochi. Un percorso graduale, fatto di piccoli passi e fiducia crescente da parte dell’allenatore. Poi l'Inter è arrivata Rotterdam: contro il Feyenoord, Spence ha giocato un’altra partita dal primo minuto, ma questa volta da assoluto protagonista, conquistando il premio di MVP e dimostrando di poter essere molto più di una semplice alternativa.

Contro il Feyenoord prestazione da MVP
La notte di Rotterdam, nella partita di Champions contro il Feyenoord, potrebbe rappresentare una svolta nella stagione di Djed Spence. Alla seconda partita da titolare con l’Inter, l’inglese ha disputato novanta minuti di grande intensità, risultando decisivo in due delle tre reti nerazzurre. Dopo appena otto minuti è stato proprio lui a inventare l’assist per Yann Bisseck: un pallone preciso, servito dalla destra, che il difensore tedesco ha trasformato nel bellissimo gol del vantaggio. Al 34’ è arrivata un’altra giocata importante: dopo una lunga accelerazione sulla corsia, Spence ha messo in mezzo un cross basso che, deviato da un difensore olandese, è diventato un pallone perfetto per il colpo di testa vincente di Pio Esposito. Ma la sua partita non si è limitata ai due episodi. L’inglese ha continuato a puntare il diretto avversario, vincendo duelli nell’uno contro uno e arrivando più volte sul fondo. Nella ripresa ha anche cercato la soddisfazione personale, entrando in area con una serie di finte e calciando verso la porta, trovando però la risposta del portiere Ernst. Da sottolineare anche il lavoro senza palla: quando il Feyenoord provava a ripartire, Spence riusciva a rientrare rapidamente grazie alla sua velocità, dando una mano concreta alla fase difensiva. Una prestazione completa, premiata dalla UEFA con il riconoscimento di MVP della partita. Un premio più che meritato per un giocatore che, dopo tanta attesa, ha finalmente mostrato tutto quello che può dare all’Inter.
La nuova fascia destra: Spence davanti, Diouf pronto a stupire
La fascia destra dell’Inter ha vissuto una vera e propria rivoluzione nel corso dell’estate. L’addio di Denzel Dumfries, trasferitosi al Real Madrid, ha lasciato un vuoto importante, costringendo Chivu e la dirigenza a cercare nuove soluzioni. In attesa di trovare un nuovo titolare per quella posizione, il mister ha avuto quella che lui stesso ha definito una “pazza idea”: utilizzare sulla fascia destra Andy Diouf, in un ruolo inedito rispetto alle sue caratteristiche abituali. Una scommessa che, almeno per quanto riguarda la fase offensiva, ha dato ottimi risultati: il francese ha dimostrato di avere gamba, qualità e capacità di incidere negli ultimi metri, tanto da conquistare anche la convocazione nella nazionale francese. Restano comunque alcuni aspetti da migliorare, soprattutto in fase difensiva, dove deve ancora acquisire maggiore attenzione e continuità. Adesso, con Spence che sta convincendo per la capacità di interpretare bene entrambe le fasi di gioco, le gerarchie potrebbero cambiare. L’inglese ha le caratteristiche giuste per conquistare il posto da titolare, garantendo equilibrio dietro e pericolosità quando c’è da spingere. Ma Diouf rimane una pedina estremamente importante per i nerazzurri. In una stagione ricca di impegni e tantissime partite da affrontare, l’Inter avrà bisogno di tutti. Il francese può rappresentare un’alternativa preziosissima a Spence (che non può giocarle tutte) ma anche diventare quell’uomo capace di spaccare le partite a gara in corso, sfruttando freschezza, accelerazioni e imprevedibilità. Il profilo che manca, ma che l'Inter potrebbe già avere in casa. Una risorsa che per Chivu potrebbe rivelarsi fondamentale nel corso della stagione.
Da “terza scelta” a protagonista
Quando l’Inter ha deciso di puntare su Djed Spence, non sono mancate le critiche. In tanti hanno accolto il suo arrivo con scetticismo, considerandolo un’alternativa di ripiego dopo le trattative sfumate per Palestra e Khalaili. Poi sono arrivati i problemi fisici, una lunga assenza dal campo e settimane in cui Spence ha potuto soltanto guardare i compagni dalla tribuna. Un inizio decisamente in salita, che cominciava ad alimentare ulteriori dubbi sul suo acquisto. Invece l’inglese ha aspettato il proprio momento e, quando finalmente ha avuto l’occasione di giocarsi le sue carte, ha risposto sul campo. La gara contro il Milan prima, e dopo tre giorni la prestazione contro il Feyenoord, impreziosita dall’assist per Bisseck e dal premio di MVP, rappresentano una prima, importante rivincita. Le critiche dell’estate sono già alle spalle, ma Spence non vuole fermarsi qui: adesso l’obiettivo è dare continuità a quanto mostrato a Rotterdam e convincere Chivu di poter essere un punto fermo dell’Inter. Da acquisto discusso a protagonista: la sua avventura in nerazzurro è appena cominciata.