Quattro partite, quattro vittorie, dodici punti. L’Inter di Cristian Chivu non poteva chiedere molto di più al proprio inizio di campionato. Il 5-3 contro l’Udinese ha completato un percorso perfetto: 4-1 al Monza, 1-0 a Cagliari, 3-2 contro il Napoli e infine la spettacolare rimonta sui friulani. Tredici gol realizzati e sei subiti, con i nerazzurri a quota 12 insieme alla Roma.
Numeri che inevitabilmente riportano alla memoria l’Inter 2023/24 di Simone Inzaghi, quella della seconda stella. Anche allora Lautaro e compagni vinsero le prime quattro partite: Monza, Cagliari, Fiorentina e soprattutto il clamoroso 5-1 nel derby contro il Milan. In realtà quella squadra fece persino meglio, arrivando a cinque successi consecutivi con la vittoria di Empoli.
Chivu, dunque, per ora è esattamente sul passo della grande Inter della seconda stella. Ma la somiglianza rischia di fermarsi ai risultati.
Chivu ha conservato il 3-5-2, ma ha cambiato l’Inter
La base tattica è rimasta quella che ormai appartiene al DNA nerazzurro: difesa a tre, cinque centrocampisti e due attaccanti. Il 3-5-2 è sopravvissuto a Conte, Inzaghi e Chivu, accompagnando tre differenti cicli vincenti.
Ma dentro quella struttura Chivu ha inserito idee differenti.
La sua Inter cerca maggiormente la verticalità, prova ad aggredire più in alto e vuole recuperare velocemente il pallone. Lo stesso tecnico, fin dal suo arrivo, aveva insistito sulla necessità di essere aggressivi, saltare le linee e vincere i duelli, sottolineando inoltre come i numeri del modulo contino meno dell’interpretazione degli spazi.
È un’Inter che può diventare più diretta e feroce. Lo si è visto anche contro l’Udinese: sotto 0-2 dopo appena sedici minuti, invece di perdere lucidità ha aumentato progressivamente ritmo e pressione, pareggiando con Carlos Augusto e Barella e dilagando nella ripresa con Thuram, Pio Esposito e Bonny.
C’è anche un altro particolare significativo: contro i friulani Chivu ha rinunciato dall’inizio a Lautaro e Calhanoglu e ha comunque trovato cinque gol, mandando a segno tutti gli attaccanti utilizzati. Un segnale importante sulla profondità della rosa e sulla volontà del tecnico di coinvolgere più uomini.
Inzaghi era controllo, Chivu cerca aggressione

La grande Inter di Inzaghi aveva raggiunto probabilmente il punto massimo della propria maturità proprio nel 2023/24. Era una squadra quasi meccanica nella capacità di occupare gli spazi, costruire dal basso e liberare uomini attraverso rotazioni continue.
Bastoni diventava quasi un centrocampista aggiunto, Dimarco attaccava l’area, Calhanoglu governava i tempi e Lautaro-Thuram rappresentavano una coppia perfettamente complementare. Ma soprattutto quell’Inter aveva trovato un equilibrio impressionante.
I numeri finali raccontano tutto: appena 22 gol subiti e 21 clean sheet nel campionato della seconda stella.
L’Inter attuale sembra invece accettare maggiormente il rischio.
Chivu tiene una linea difensiva più alta e cerca un calcio più verticale. Già durante la scorsa stagione il confronto statistico con l’Inter 2023/24 mostrava una squadra capace di produrre più grandi occasioni, ma anche più esposta difensivamente; la linea più alta aveva inoltre aumentato il numero di fuorigioco provocati.
È probabilmente questa la principale differenza tra le due Inter: Inzaghi cercava di dominare attraverso il controllo e l’organizzazione, Chivu prova a farlo soprattutto con l’intensità, l’aggressività e un atteggiamento mentale che spinge la squadra a non uscire mai dalla partita.
Il grande pregio: oggi l’Inter ha più soluzioni
L’attuale tecnico nerazzurro sembra inoltre intenzionato a distribuire maggiormente minuti e responsabilità. Nel corso della sua gestione ha dato spazio con continuità anche a giocatori che in passato sarebbero stati considerati seconde linee, allargando il gruppo dei protagonisti e cercando di far sentire ogni elemento della rosa importante e coinvolto nel progetto, quasi sullo stesso piano nelle gerarchie.
Contro l’Udinese ne è arrivata una dimostrazione evidente. Senza Lautaro dall’inizio e con Calhanoglu indisponibile, sono diventati protagonisti Zielinski, Carlos Augusto e soprattutto Pio Esposito, mentre Bonny ha trovato il gol entrando dalla panchina.
Questo può diventare uno dei grandi vantaggi della nuova Inter: meno dipendenza da undici uomini e maggiore possibilità di cambiare caratteristiche senza perdere pericolosità.
Il difetto è evidente: sei gol subiti sono troppi

Se davanti l’Inter impressiona, dietro Chivu ha ancora parecchio da sistemare.
Sei reti incassate nelle prime quattro giornate sono un dato molto diverso rispetto alla solidità quasi irreale dell’Inter della seconda stella. E contro l’Udinese l’allarme è stato evidente: due gol subiti nei primi sedici minuti, difficoltà sulle fasce, linea difensiva vulnerabile e qualche errore individuale di troppo.
Qui emerge il rovescio della medaglia del calcio di Chivu. Alzare la squadra, pressare e portare più uomini nella metà campo avversaria significa inevitabilmente lasciare spazio alle spalle. Se il primo pressing viene saltato, l’Inter può trovarsi esposta.
Inzaghi, soprattutto nella stagione 2023/24, aveva invece raggiunto un equilibrio straordinario tra produzione offensiva e protezione della porta.
Stesso passo, due Inter differenti

Il confronto, dunque, è affascinante. Dopo quattro giornate Chivu ha gli stessi 12 punti dell’Inzaghi della seconda stella, anche se quella squadra avrebbe poi aggiunto una quinta vittoria consecutiva.
Ma questa Inter non deve diventare la copia di quella.
Quella di Inzaghi era una macchina arrivata al massimo della propria maturità: organizzata, elegante, quasi ossessiva nella ricerca degli automatismi e difficilissima da colpire.
Quella di Chivu sembra avere un’anima differente: più verticale, più aggressiva, più aperta alle rotazioni e forse anche più imprevedibile. Però, almeno per ora, anche meno impermeabile.
Il bilancio dopo quattro giornate racconta quindi due facce della stessa squadra: 13 gol segnati certificano una potenza offensiva enorme, i 6 incassati ricordano che l’equilibrio deve ancora essere perfezionato.
Intanto il risultato non cambia: quattro partite, quattro vittorie.
E sabato all’Olimpico c’è la Roma, anche lei a punteggio pieno e trascinata dalla convinzione, dalla mentalità e dall' organizzazione tattica che Gasperini è riuscito subito a trasmettere alla squadra. Sarà il primo vero spartiacque di questo avvio di stagione, uno scontro diretto che potrà dire molto sulla crescita dei nerazzurri e soprattutto su quanto lontano possa spingersi la nuova Inter di Chivu.
Perché il mister della Beneamata, almeno in campionato, sta correndo alla stessa velocità dell’Inter della seconda stella. La strada è ancora lunghissima, ma il ritmo iniziale è quello delle grandi stagioni nerazzurre.
Quattro partite, quattro vittorie, dodici punti. L’Inter di Cristian Chivu non poteva chiedere molto di più al proprio inizio di campionato. Il 5-3 contro l’Udinese ha completato un percorso perfetto: 4-1 al Monza, 1-0 a Cagliari, 3-2 contro il Napoli e infine la spettacolare rimonta sui friulani. Tredici gol realizzati e sei subiti, con i nerazzurri a quota 12 insieme alla Roma.
Numeri che inevitabilmente riportano alla memoria l’Inter 2023/24 di Simone Inzaghi, quella della seconda stella. Anche allora Lautaro e compagni vinsero le prime quattro partite: Monza, Cagliari, Fiorentina e soprattutto il clamoroso 5-1 nel derby contro il Milan. In realtà quella squadra fece persino meglio, arrivando a cinque successi consecutivi con la vittoria di Empoli.
Chivu, dunque, per ora è esattamente sul passo della grande Inter della seconda stella. Ma la somiglianza rischia di fermarsi ai risultati.
Chivu ha conservato il 3-5-2, ma ha cambiato l’Inter
La base tattica è rimasta quella che ormai appartiene al DNA nerazzurro: difesa a tre, cinque centrocampisti e due attaccanti. Il 3-5-2 è sopravvissuto a Conte, Inzaghi e Chivu, accompagnando tre differenti cicli vincenti.
Ma dentro quella struttura Chivu ha inserito idee differenti.
La sua Inter cerca maggiormente la verticalità, prova ad aggredire più in alto e vuole recuperare velocemente il pallone. Lo stesso tecnico, fin dal suo arrivo, aveva insistito sulla necessità di essere aggressivi, saltare le linee e vincere i duelli, sottolineando inoltre come i numeri del modulo contino meno dell’interpretazione degli spazi.
È un’Inter che può diventare più diretta e feroce. Lo si è visto anche contro l’Udinese: sotto 0-2 dopo appena sedici minuti, invece di perdere lucidità ha aumentato progressivamente ritmo e pressione, pareggiando con Carlos Augusto e Barella e dilagando nella ripresa con Thuram, Pio Esposito e Bonny.
C’è anche un altro particolare significativo: contro i friulani Chivu ha rinunciato dall’inizio a Lautaro e Calhanoglu e ha comunque trovato cinque gol, mandando a segno tutti gli attaccanti utilizzati. Un segnale importante sulla profondità della rosa e sulla volontà del tecnico di coinvolgere più uomini.
Inzaghi era controllo, Chivu cerca aggressione

La grande Inter di Inzaghi aveva raggiunto probabilmente il punto massimo della propria maturità proprio nel 2023/24. Era una squadra quasi meccanica nella capacità di occupare gli spazi, costruire dal basso e liberare uomini attraverso rotazioni continue.
Bastoni diventava quasi un centrocampista aggiunto, Dimarco attaccava l’area, Calhanoglu governava i tempi e Lautaro-Thuram rappresentavano una coppia perfettamente complementare. Ma soprattutto quell’Inter aveva trovato un equilibrio impressionante.
I numeri finali raccontano tutto: appena 22 gol subiti e 21 clean sheet nel campionato della seconda stella.
L’Inter attuale sembra invece accettare maggiormente il rischio.
Chivu tiene una linea difensiva più alta e cerca un calcio più verticale. Già durante la scorsa stagione il confronto statistico con l’Inter 2023/24 mostrava una squadra capace di produrre più grandi occasioni, ma anche più esposta difensivamente; la linea più alta aveva inoltre aumentato il numero di fuorigioco provocati.
È probabilmente questa la principale differenza tra le due Inter: Inzaghi cercava di dominare attraverso il controllo e l’organizzazione, Chivu prova a farlo soprattutto con l’intensità, l’aggressività e un atteggiamento mentale che spinge la squadra a non uscire mai dalla partita.
Il grande pregio: oggi l’Inter ha più soluzioni
L’attuale tecnico nerazzurro sembra inoltre intenzionato a distribuire maggiormente minuti e responsabilità. Nel corso della sua gestione ha dato spazio con continuità anche a giocatori che in passato sarebbero stati considerati seconde linee, allargando il gruppo dei protagonisti e cercando di far sentire ogni elemento della rosa importante e coinvolto nel progetto, quasi sullo stesso piano nelle gerarchie.
Contro l’Udinese ne è arrivata una dimostrazione evidente. Senza Lautaro dall’inizio e con Calhanoglu indisponibile, sono diventati protagonisti Zielinski, Carlos Augusto e soprattutto Pio Esposito, mentre Bonny ha trovato il gol entrando dalla panchina.
Questo può diventare uno dei grandi vantaggi della nuova Inter: meno dipendenza da undici uomini e maggiore possibilità di cambiare caratteristiche senza perdere pericolosità.
Il difetto è evidente: sei gol subiti sono troppi

Se davanti l’Inter impressiona, dietro Chivu ha ancora parecchio da sistemare.
Sei reti incassate nelle prime quattro giornate sono un dato molto diverso rispetto alla solidità quasi irreale dell’Inter della seconda stella. E contro l’Udinese l’allarme è stato evidente: due gol subiti nei primi sedici minuti, difficoltà sulle fasce, linea difensiva vulnerabile e qualche errore individuale di troppo.
Qui emerge il rovescio della medaglia del calcio di Chivu. Alzare la squadra, pressare e portare più uomini nella metà campo avversaria significa inevitabilmente lasciare spazio alle spalle. Se il primo pressing viene saltato, l’Inter può trovarsi esposta.
Inzaghi, soprattutto nella stagione 2023/24, aveva invece raggiunto un equilibrio straordinario tra produzione offensiva e protezione della porta.
Stesso passo, due Inter differenti

Il confronto, dunque, è affascinante. Dopo quattro giornate Chivu ha gli stessi 12 punti dell’Inzaghi della seconda stella, anche se quella squadra avrebbe poi aggiunto una quinta vittoria consecutiva.
Ma questa Inter non deve diventare la copia di quella.
Quella di Inzaghi era una macchina arrivata al massimo della propria maturità: organizzata, elegante, quasi ossessiva nella ricerca degli automatismi e difficilissima da colpire.
Quella di Chivu sembra avere un’anima differente: più verticale, più aggressiva, più aperta alle rotazioni e forse anche più imprevedibile. Però, almeno per ora, anche meno impermeabile.
Il bilancio dopo quattro giornate racconta quindi due facce della stessa squadra: 13 gol segnati certificano una potenza offensiva enorme, i 6 incassati ricordano che l’equilibrio deve ancora essere perfezionato.
Intanto il risultato non cambia: quattro partite, quattro vittorie.
E sabato all’Olimpico c’è la Roma, anche lei a punteggio pieno e trascinata dalla convinzione, dalla mentalità e dall' organizzazione tattica che Gasperini è riuscito subito a trasmettere alla squadra. Sarà il primo vero spartiacque di questo avvio di stagione, uno scontro diretto che potrà dire molto sulla crescita dei nerazzurri e soprattutto su quanto lontano possa spingersi la nuova Inter di Chivu.
Perché il mister della Beneamata, almeno in campionato, sta correndo alla stessa velocità dell’Inter della seconda stella. La strada è ancora lunghissima, ma il ritmo iniziale è quello delle grandi stagioni nerazzurre.