Messi saluta l’Argentina: finisce un’era, resta l’eternità

Tra i più grandi fuoriclasse della storia del calcio, Lionel Messi ha detto basta. Questa volta davvero. A 39 anni e dopo 21 anni vissuti con la maglia dell’Argentina, il capitano ha annunciato il suo addio alla Nazionale. Una decisione dolorosa, maturata dopo la finale del Mondiale 2026 persa contro la Spagna e diventata ancora più definitiva dopo la recente scomparsa del padre Jorge, figura fondamentale nella sua vita e nella sua carriera. 

«Ho dato tutto quello che avevo, non ho più nulla da dare».  Messi non lascia perché sia venuto meno l’amore per l’Argentina.  Lascia perché sente di essersi ormai svuotato, di avere consegnato alla Selección tutto ciò che aveva dentro e perché considera arrivato il momento di lasciare spazio alla nuova generazione. «Amo, ho amato e amerò sempre stare in Nazionale», ha scritto nel suo messaggio d’addio.

Si chiude così una delle storie più straordinarie, tormentate e infine trionfali che il calcio abbia mai raccontato. Una storia fatta di sconfitte e critiche, di lacrime e rinascite, prima di trasformarsi definitivamente in gloria. Perché Messi con l’Argentina non ha semplicemente vinto: ha attraversato il dolore, ha resistito e alla fine è riuscito a conquistare anche il cuore di un Paese che oggi non può fare altro che dirgli grazie.

Da giocatore discusso a simbolo di un Paese 

Per comprendere davvero l’addio della “pulce” bisogna ricordare che il suo rapporto con la sua Nazione non è sempre stato semplice. 

Per anni gli è stato rimproverato di essere più decisivo con il Barcellona che con la Selección. C’era inevitabilmente il confronto con Diego Armando Maradona, c’erano le finali perse e quella sensazione quasi crudele che il calciatore capace di vincere tutto in Europa non riuscisse a completare la propria missione con la maglia che probabilmente sentiva più di tutte. 

La finale mondiale persa contro la Germania nel 2014, poi le due Copa América consecutive sfumate contro il Cile nel 2015 e nel 2016. Proprio dopo quest’ultima sconfitta Messi arrivò ad annunciare il primo addio alla Nazionale. 

Sembrava la fine. Fu invece l’inizio della parte più bella. 

Il fuoriclasse tornò, resistette alle critiche e soprattutto incontrò una generazione e un commissario tecnico, Lionel Scaloni, capaci di costruire una squadra intorno a lui senza trasformarlo nell’unico responsabile di ogni vittoria o sconfitta. 

La svolta arrivò nel 2021, al Maracanã: Argentina-Brasile, finale di Copa América. La vittoria significò il primo grande titolo di Messi con la Nazionale maggiore e la fine di un’attesa durata 16 anni. Da quel momento qualcosa cambiò definitivamente anche nel rapporto con il popolo argentino.

Il Qatar cancella ogni discussione 

Poi arrivò il 2022. 

Prima il trionfo nella Finalissima 2022 contro l’Italia, poi arrivò il Mondiale in Qatar.

 Messi disputò probabilmente il torneo più importante della propria carriera, segnando in ogni fase a eliminazione diretta e realizzando due reti nella leggendaria finale contro la Francia. 

Quando sollevò la Coppa del Mondo, qualsiasi discussione sul suo rapporto con l’Argentina cessò di avere significato. 

Non era più necessario scegliere tra Messi e Maradona. L’Argentina poteva finalmente custodirli entrambi. 

Nel 2024 arrivò anche un’altra Copa América, prima dell’ultimo viaggio mondiale del 2026. Anche a 39 anni Messi è riuscito a trascinare l’Albiceleste fino alla finale, chiudendo il torneo con otto gol. La sconfitta per 1-0 dopo i supplementari contro la Spagna gli ha negato soltanto l’epilogo perfetto.

207 partite, 125 gol: numeri irripetibili

Messi lascia l’Argentina da recordman assoluto di presenze e reti: 207 partite e 125 gol

Ha disputato sei Mondiali, totalizzando 34 presenze e 21 reti nella competizione. Con la Nazionale maggiore ha conquistato il Mondiale 2022, le Copa América 2021 e 2024 e la Finalissima 2022. A questi successi vanno aggiunti il Mondiale Under 20 del 2005 e l’oro olimpico di Pechino 2008. 

Ma forse il dato più significativo riguarda proprio l’ultima parte della sua carriera. Dopo avere atteso 150 partite per conquistare il primo grande titolo con la Selección, Messi ha segnato 50 gol nelle successive 57 gare, quasi il 40% dell’intera produzione realizzativa della sua carriera argentina.

Come se, liberatosi finalmente dal peso di dover dimostrare qualcosa, fosse riuscito semplicemente a essere Messi. 

L’Argentina oggi non piange una sconfitta: saluta il suo capitano

Messi Inter Miami

La reazione del Paese racconta forse più dei numeri ciò che Messi è diventato. 

Sui social argentini si sono moltiplicati messaggi riconducibili a due sole parole: “Gracias eternas”. Alcuni tifosi intervistati dalle televisioni non sono riusciti a trattenere le lacrime. Anche questo è significativo pensando a quanto fosse complicato il rapporto tra Messi e una parte dell’opinione pubblica argentina quindici anni fa. 

Ángel Di María lo ha ringraziato per avere portato l’Argentina «in cima al mondo». Rodrigo De Paul gli ha ricordato quante volte abbia fatto sorridere un intero popolo. Lautaro Martínez ha sintetizzato tutto con un «eternamente grazie, capitano». La stessa AFA ha salutato Messi ricordando quello che ha rappresentato per milioni di argentini.

la vittoria definitiva di Leo

Perché Messi non lascia soltanto trofei, gol o record. Lascia un pezzo della vita di milioni di persone. Bambini diventati adulti guardandolo giocare, padri che lo hanno visto insieme ai figli, argentini sparsi per il mondo che attraverso quel numero 10 hanno ritrovato un elemento potentissimo della propria identità. 

La sua storia con la Selección contiene tutto: il talento, l’incomprensione, la sconfitta, la tentazione di arrendersi, il ritorno, la perseveranza e infine la gloria

La finale del 2026 non gli ha regalato l’ultima Coppa. Forse, però, non serviva. 

Messi aveva già vinto la partita più difficile: trasformare un Paese che per anni gli aveva chiesto di diventare Maradona in un Paese disposto semplicemente ad amarlo per essere stato Lionel Messi. 

Da oggi l’Argentina dovrà imparare a giocare senza il suo numero 10. 

E probabilmente sarà soltanto allora, quando quella maglia non sarà più sulle sue spalle e quando nei momenti difficili nessuno cercherà automaticamente Leo con lo sguardo, che il calcio argentino comprenderà fino in fondo quanto sia stato irripetibile averlo avuto per 207 partite e 21 anni

Non è soltanto l’addio di un calciatore alla Nazionale. 

È la fine di un’epoca. E l’inizio definitivo della leggenda. 

Tra i più grandi fuoriclasse della storia del calcio, Lionel Messi ha detto basta. Questa volta davvero. A 39 anni e dopo 21 anni vissuti con la maglia dell’Argentina, il capitano ha annunciato il suo addio alla Nazionale. Una decisione dolorosa, maturata dopo la finale del Mondiale 2026 persa contro la Spagna e diventata ancora più definitiva dopo la recente scomparsa del padre Jorge, figura fondamentale nella sua vita e nella sua carriera.

«Ho dato tutto quello che avevo, non ho più nulla da dare».  Messi non lascia perché sia venuto meno l’amore per l’Argentina.  Lascia perché sente di essersi ormai svuotato, di avere consegnato alla Selección tutto ciò che aveva dentro e perché considera arrivato il momento di lasciare spazio alla nuova generazione. «Amo, ho amato e amerò sempre stare in Nazionale», ha scritto nel suo messaggio d’addio.

Si chiude così una delle storie più straordinarie, tormentate e infine trionfali che il calcio abbia mai raccontato. Una storia fatta di sconfitte e critiche, di lacrime e rinascite, prima di trasformarsi definitivamente in gloria. Perché Messi con l’Argentina non ha semplicemente vinto: ha attraversato il dolore, ha resistito e alla fine è riuscito a conquistare anche il cuore di un Paese che oggi non può fare altro che dirgli grazie.

Da giocatore discusso a simbolo di un Paese 

Per comprendere davvero l’addio della “pulce” bisogna ricordare che il suo rapporto con la sua Nazione non è sempre stato semplice.

For years he has been accused of being more decisive with Barcelona than with the Selección. There was inevitably the comparison with Diego Armando Maradona, there were the lost finals and that almost cruel feeling that the footballer capable of winning everything in Europe was unable to complete his mission with the shirt that he probably felt most of all.

The World Cup final lost against Germany in 2014, then the two consecutive Copa Américas lost against Chile in 2015 and 2016. It was precisely after this last defeat that Messi announced his first farewell to the national team.

Sembrava la fine. Fu invece l’inizio della parte più bella.

The champion returned, resisted criticism and above all met a generation and a coach, Lionel Scaloni, capable of building a team around him without transforming him into the sole person responsible for every victory or defeat.

The turning point came in 2021, at the Maracanã: Argentina-Brazil, Copa América final. The victory meant Messi's first major title with the senior national team and the end of a 16-year wait. From that moment something also definitively changed in the relationship with the Argentine people.

Il Qatar cancella ogni discussione 

Then came 2022.

First the triumph in the 2022 Final against Italy, then came the World Cup in Qatar.

Messi played in arguably the most important tournament of his career, scoring in every knockout stage and scoring twice in the legendary final against France.

Quando sollevò la Coppa del Mondo, qualsiasi discussione sul suo rapporto con l’Argentina cessò di avere significato.

Non era più necessario scegliere tra Messi e Maradona. L’Argentina poteva finalmente custodirli entrambi.

Nel 2024 arrivò anche un’altra Copa América, prima dell’ultimo viaggio mondiale del 2026. Anche a 39 anni Messi è riuscito a trascinare l’Albiceleste fino alla finale, chiudendo il torneo con otto gol. La sconfitta per 1-0 dopo i supplementari contro la Spagna gli ha negato soltanto l’epilogo perfetto.

207 partite, 125 gol: numeri irripetibili

Messi lascia l’Argentina da recordman assoluto di presenze e reti: 207 partite e 125 gol.

Ha disputato sei Mondiali, totalizzando 34 presenze e 21 reti nella competizione. Con la Nazionale maggiore ha conquistato il Mondiale 2022, le Copa América 2021 e 2024 e la Finalissima 2022. A questi successi vanno aggiunti il Mondiale Under 20 del 2005 e l’oro olimpico di Pechino 2008.

Ma forse il dato più significativo riguarda proprio l’ultima parte della sua carriera. Dopo avere atteso 150 partite per conquistare il primo grande titolo con la Selección, Messi ha segnato 50 gol nelle successive 57 gare, quasi il 40% dell’intera produzione realizzativa della sua carriera argentina.

Come se, liberatosi finalmente dal peso di dover dimostrare qualcosa, fosse riuscito semplicemente a essere Messi.

L’Argentina oggi non piange una sconfitta: saluta il suo capitano

Messi Inter Miami

The country's reaction perhaps says more than the numbers about what Messi has become.

Sui social argentini si sono moltiplicati messaggi riconducibili a due sole parole: “Gracias eternas”. Alcuni tifosi intervistati dalle televisioni non sono riusciti a trattenere le lacrime. Anche questo è significativo pensando a quanto fosse complicato il rapporto tra Messi e una parte dell’opinione pubblica argentina quindici anni fa.

Ángel Di María lo ha ringraziato per avere portato l’Argentina «in cima al mondo». Rodrigo De Paul gli ha ricordato quante volte abbia fatto sorridere un intero popolo. Lautaro Martínez ha sintetizzato tutto con un «eternamente grazie, capitano». La stessa AFA ha salutato Messi ricordando quello che ha rappresentato per milioni di argentini.

la vittoria definitiva di Leo

Because Messi doesn't just leave trophies, goals or records. He leaves a piece of the lives of millions of people. Children who became adults watching him play, fathers who saw him with their children, Argentinians scattered around the world who found a very powerful element of their identity through that number 10.

La sua storia con la Selección contiene tutto: il talento, l’incomprensione, la sconfitta, la tentazione di arrendersi, il ritorno, la perseveranza e infine la gloria.

The 2026 final did not give him his last Cup. Maybe, however, it wasn't necessary.

Messi had already won the most difficult game: transforming a country that for years had asked him to become Maradona into a country simply willing to love him for being Lionel Messi.

From today Argentina will have to learn to play without their number 10.

And it will probably only be then, when that shirt will no longer be on his shoulders and when in difficult moments no one will automatically look for Leo, that Argentine football will fully understand how unrepeatable it was to have had him for 207 games and 21 years.

It is not just the farewell of a footballer to the national team.

It's the end of an era. And the definitive beginning of the legend.