Lo 0 a 2 contro il Benfica nella prima gara di Europa League non è stato per il Milan un semplice incidente di percorso. La sconfitta ha fatto saltare il coperchio e ha messo a nudo tutti i problemi della squadra di Ruben Amorim. Una squadra senza idee, lenta, prevedibile e per lunghi tratti spettatrice della partita: a San Siro il Benfica è sembrata una squadra vera (seppur schierando molte “riserve”), i rossoneri un cantiere ancora senza progetto. E il punto è proprio questo: dopo settimane di lavoro, dov'è il Milan di Amorim? Perché si può parlare di tempo, di nuovi meccanismi, di giocatori ancora da inserire. Ma quando le prestazioni iniziano a ripetersi, diventa difficile nascondere il problema dietro la parola “adattamento”. Contro Juventus e Lazio erano già emerse crepe preoccupanti, contro il Benfica sono diventate voragini.
Un Milan che fatica a trovare un'identità
Il Milan è ancora imbattuto in serie A dopo quattro giornate: due vittorie contro Torino e Venezia, poi due pareggi contro Juventus e Lazio. E l'esordio in Europa da dimenticare, con una sconfitta rotonda contro il Benfica. Il primo interrogativo che ci si deve porre riguarda il gioco. Amorim è arrivato in estate a Milano con l'obiettivo di costruire una squadra riconoscibile, capace di avere il controllo delle partite attraverso il possesso palla e una pressione organizzata. Tutto ciò non si è ancora visto. Contro il Benfica, il Milan è sembrato lento, prevedibile e poco pericoloso. Nel primo tempo non ha praticamente creato occasioni, mentre gli avversari si sono portati in vantaggio. Nella ripresa i rossoneri hanno provato a reagire, ma il raddoppio della squadra portoghese ha complicato definitivamente la partita. Il possesso palla non si trasforma in occasioni, la manovra offensiva appare spesso improvvisata e, quando il pallone viene perso, il Milan concede spazi e ripartenze con troppa facilità. Lo stesso Amorim ha ammesso che alla squadra manca creatività negli ultimi metri e che alcuni problemi arrivano proprio dalla gestione del possesso.
Formazioni titolari sempre diverse
C'è un dato che fotografa meglio di qualsiasi analisi il momento del Milan: nelle cinque gare ufficiali disputate dall'inizio della stagione, Amorim ha schierato cinque formazioni iniziali diverse. Il tecnico continua a cambiare, sperimentare, ruotare. Il problema è che, mentre l'allenatore cerca la formula giusta, la squadra sembra ancora non aver trovato né certezze né automatismi. E in tutti e cinque i match, il Milan è andato all'intervallo sempre senza segnare. Molti i cambi del tecnico tra primo e secondo tempo, che in qualche occasione hanno cambiato l'inerzia della partita, come successo ad esempio a Torino e a Roma. La domanda allora sorge spontanea: Amorim sta sbagliando le formazioni titolari? Il sospetto è legittimo. La rotazione dei giocatori è necessaria, la confusione no. Correggere gli errori durante la partita è una delle qualità che gli allenatori devono avere, ma commetterli sistematicamente prima del fischio d'inizio rischia di diventare un problema.
Scarso feeling con i campioni
Luka Modric panchinato più di una volta, Adrien Rabiot quasi mai titolare, Christian Pulisic in campo per uno spezzone di partita soltanto nelle ultime due gare. Di sicuro tra Amorim e i campioni della sua rosa non si è instaurato un gran feeling. Le scelte contro il Benfica sono emblematiche: Modric, Rabiot e Pulisic, tre giocatori sui quali il Milan dovrebbe costruire gran parte della propria identità tecnica, sono partiti dalla panchina. Il risultato è stato un primo tempo povero di idee e di personalità, con gli avversari capaci di prendere il controllo della partita. Quanto i rossoneri possono permettersi di rinunciare contemporaneamente ai propri punti di riferimento? Soprattutto in un squadra che sta ancora cercando una propria identità, l'esperienza e la qualità dei campioni possono rappresentare una certezza dalla quale partire. Un grande allenatore non deve soltanto imporre le proprie idee ma anche trovare il modo di far rendere al meglio i giocatori migliori.
La rivoluzione dei ruoli
Un altro elemento che fa discutere è la continua ricerca della collocazione ideale dei giocatori. Amorim non si limita a cambiare gli uomini in campo: in diversi casi sta modificando anche le loro posizioni abituali, adattandole al suo 3-4-2-1. Saelemakers è un cursore di fascia, ma spesso è stato schierato come trequartista di sinistra. Moreira è un'ala sinistra, ma viene fatto giocare a destra. Terracciano diventa braccetto di destra e Chukwueze da seconda punta a laterale destro. A volte vengono valorizzati giocatori mediocri, promossi a titolari per poi essere sostituiti spesso al 45': Estupinian, Loftus-Cheek, Musah e Jashari sono stati più di una volta preferiti a Modric e Rabiot. Il principio potrebbe anche essere comprensibile: avere più giocatori capaci di interpretare diverse posizioni, così da poter mantenere la propria identità anche attraverso il turnover. Il rischio è però che questa duttilità si trasformi in confusione. Il Milan avrebbe invece bisogno di ruoli chiari, gerarchie definite e una formazione capace di riconoscersi immediatamente nel proprio sistema.
Il colloquio con Cardinale
Tre partite senza vittorie e un debutto europeo accompagnato dai fischi di San Siro. Gerry Cardinale ha richiesto un colloquio con il tecnico Amorim e la dirigenza rossonera: il tecnico portoghese resta sostenuto dal club, ma il patron vuole chiarimenti sulle ultime prestazioni e sulle dichiarazioni. Proprio dopo la sfida di Europa League, infatti, l'allenatore ha mosso delle critiche alla composizione della rosa: “Se la rosa è poco adatta al mio gioco? In parte si. Non ho le caratteristiche perfette”. Affermazioni pesanti, soprattutto alla luce di un mercato estivo estremamente dispendioso: Gila (30 milioni di euro), Moreira (45 milioni più bonus), Goncalo Ramos (70 milioni). E dopo che solo poche settimane fa Amorim aveva definito da 10 il mercato del club. Dal confronto non emerge al momento un ultimatum per l'allenatore né una panchina già in discussione.
Il tempo è dalla parte di Amorim, ma non può diventare un alibi. Il ko contro il Benfica ha acceso i riflettori sul tecnico portoghese: le idee sono tante, le risposte ancora poche. Adesso toccherà proprio ad Amorim dimostrare che dietro questa apparente confusione c'è un progetto preciso. San Siro può aspettare ancora un Milan vincente? Di certo non può più aspettare un Milan che sa chi vuole essere.
Lo 0 a 2 contro il Benfica nella prima gara di Europa League non è stato per il Milan un semplice incidente di percorso. La sconfitta ha fatto saltare il coperchio e ha messo a nudo tutti i problemi della squadra di Ruben Amorim. Una squadra senza idee, lenta, prevedibile e per lunghi tratti spettatrice della partita: a San Siro il Benfica è sembrata una squadra vera (seppur schierando molte “riserve”), i rossoneri un cantiere ancora senza progetto. E il punto è proprio questo: dopo settimane di lavoro, dov'è il Milan di Amorim? Perché si può parlare di tempo, di nuovi meccanismi, di giocatori ancora da inserire. Ma quando le prestazioni iniziano a ripetersi, diventa difficile nascondere il problema dietro la parola “adattamento”. Contro Juventus e Lazio erano già emerse crepe preoccupanti, contro il Benfica sono diventate voragini.
Un Milan che fatica a trovare un'identità
Il Milan è ancora imbattuto in serie A dopo quattro giornate: due vittorie contro Torino e Venezia, poi due pareggi contro Juventus e Lazio. E l'esordio in Europa da dimenticare, con una sconfitta rotonda contro il Benfica. Il primo interrogativo che ci si deve porre riguarda il gioco. Amorim è arrivato in estate a Milano con l'obiettivo di costruire una squadra riconoscibile, capace di avere il controllo delle partite attraverso il possesso palla e una pressione organizzata. Tutto ciò non si è ancora visto. Contro il Benfica, il Milan è sembrato lento, prevedibile e poco pericoloso. Nel primo tempo non ha praticamente creato occasioni, mentre gli avversari si sono portati in vantaggio. Nella ripresa i rossoneri hanno provato a reagire, ma il raddoppio della squadra portoghese ha complicato definitivamente la partita. Il possesso palla non si trasforma in occasioni, la manovra offensiva appare spesso improvvisata e, quando il pallone viene perso, il Milan concede spazi e ripartenze con troppa facilità. Lo stesso Amorim ha ammesso che alla squadra manca creatività negli ultimi metri e che alcuni problemi arrivano proprio dalla gestione del possesso.
Formazioni titolari sempre diverse
C'è un dato che fotografa meglio di qualsiasi analisi il momento del Milan: nelle cinque gare ufficiali disputate dall'inizio della stagione, Amorim ha schierato cinque formazioni iniziali diverse. Il tecnico continua a cambiare, sperimentare, ruotare. Il problema è che, mentre l'allenatore cerca la formula giusta, la squadra sembra ancora non aver trovato né certezze né automatismi. E in tutti e cinque i match, il Milan è andato all'intervallo sempre senza segnare. Molti i cambi del tecnico tra primo e secondo tempo, che in qualche occasione hanno cambiato l'inerzia della partita, come successo ad esempio a Torino e a Roma. La domanda allora sorge spontanea: Amorim sta sbagliando le formazioni titolari? Il sospetto è legittimo. La rotazione dei giocatori è necessaria, la confusione no. Correggere gli errori durante la partita è una delle qualità che gli allenatori devono avere, ma commetterli sistematicamente prima del fischio d'inizio rischia di diventare un problema.
Scarso feeling con i campioni
Luka Modric panchinato più di una volta, Adrien Rabiot quasi mai titolare, Christian Pulisic in campo per uno spezzone di partita soltanto nelle ultime due gare. Di sicuro tra Amorim e i campioni della sua rosa non si è instaurato un gran feeling. Le scelte contro il Benfica sono emblematiche: Modric, Rabiot e Pulisic, tre giocatori sui quali il Milan dovrebbe costruire gran parte della propria identità tecnica, sono partiti dalla panchina. Il risultato è stato un primo tempo povero di idee e di personalità, con gli avversari capaci di prendere il controllo della partita. Quanto i rossoneri possono permettersi di rinunciare contemporaneamente ai propri punti di riferimento? Soprattutto in un squadra che sta ancora cercando una propria identità, l'esperienza e la qualità dei campioni possono rappresentare una certezza dalla quale partire. Un grande allenatore non deve soltanto imporre le proprie idee ma anche trovare il modo di far rendere al meglio i giocatori migliori.
La rivoluzione dei ruoli
Un altro elemento che fa discutere è la continua ricerca della collocazione ideale dei giocatori. Amorim non si limita a cambiare gli uomini in campo: in diversi casi sta modificando anche le loro posizioni abituali, adattandole al suo 3-4-2-1. Saelemakers è un cursore di fascia, ma spesso è stato schierato come trequartista di sinistra. Moreira è un'ala sinistra, ma viene fatto giocare a destra. Terracciano diventa braccetto di destra e Chukwueze da seconda punta a laterale destro. A volte vengono valorizzati giocatori mediocri, promossi a titolari per poi essere sostituiti spesso al 45': Estupinian, Loftus-Cheek, Musah e Jashari sono stati più di una volta preferiti a Modric e Rabiot. Il principio potrebbe anche essere comprensibile: avere più giocatori capaci di interpretare diverse posizioni, così da poter mantenere la propria identità anche attraverso il turnover. Il rischio è però che questa duttilità si trasformi in confusione. Il Milan avrebbe invece bisogno di ruoli chiari, gerarchie definite e una formazione capace di riconoscersi immediatamente nel proprio sistema.
Il colloquio con Cardinale
Tre partite senza vittorie e un debutto europeo accompagnato dai fischi di San Siro. Gerry Cardinale ha richiesto un colloquio con il tecnico Amorim e la dirigenza rossonera: il tecnico portoghese resta sostenuto dal club, ma il patron vuole chiarimenti sulle ultime prestazioni e sulle dichiarazioni. Proprio dopo la sfida di Europa League, infatti, l'allenatore ha mosso delle critiche alla composizione della rosa: “Se la rosa è poco adatta al mio gioco? In parte si. Non ho le caratteristiche perfette”. Affermazioni pesanti, soprattutto alla luce di un mercato estivo estremamente dispendioso: Gila (30 milioni di euro), Moreira (45 milioni più bonus), Goncalo Ramos (70 milioni). E dopo che solo poche settimane fa Amorim aveva definito da 10 il mercato del club. Dal confronto non emerge al momento un ultimatum per l'allenatore né una panchina già in discussione.
Il tempo è dalla parte di Amorim, ma non può diventare un alibi. Il ko contro il Benfica ha acceso i riflettori sul tecnico portoghese: le idee sono tante, le risposte ancora poche. Adesso toccherà proprio ad Amorim dimostrare che dietro questa apparente confusione c'è un progetto preciso. San Siro può aspettare ancora un Milan vincente? Di certo non può più aspettare un Milan che sa chi vuole essere.