Due partite per cambiare l’aria. Forse non si può ancora parlare di un vero ultimatum imposto dalla società, perché Giovanni Carnevali ha pubblicamente blindato Luciano Spalletti, ma alla Juventus le parole contano fino a un certo punto quando i risultati cominciano a mancare.
La sconfitta per 3-2 contro il Sassuolo ha fatto molto più male dei tre punti lasciati a Reggio Emilia. La Juve è ferma a sette punti dopo quattro giornate e soprattutto continua a mostrare quelle fragilità che Spalletti avrebbe dovuto progressivamente eliminare: poca continuità, equilibrio precario e una squadra che, quando la partita si sporca, sembra ancora incapace di controllarla.
Adesso il calendario mette davanti ai bianconeri NEC in Europa League e Atalanta in campionato, entrambe allo Stadium prima della sosta. Due partite che non rappresentano ufficialmente un dentro o fuori per l'allenatore, ma che possono cambiare completamente il clima attorno alla Continassa.
Carnevali difende Luciano, ma manda anche un messaggio
«Cambiare allenatore non è nel mio spirito», ha spiegato l'amministratore delegato, definendo Spalletti «un allenatore straordinario, uno dei migliori in assoluto».
Carnevali ha anche ammesso che contro il Sassuolo sono stati commessi errori che la Juventus non può permettersi.
A favore del tecnico di Certaldo pesano però anche alcune attenuanti importanti. Ricordiamo che il tecnico ha dovuto fare i conti con le assenze di giocatori fondamentali come Yildiz e Thuram, oltre a quella del capitano Locatelli, uno di quei calciatori la cui importanza nell'equilibrio della squadra diventa forse ancora più evidente proprio quando non c'è.
C'è poi un altro aspetto che non può essere ignorato: la costruzione della rosa non ha seguito completamente le indicazioni dell'allenatore. Spalletti immaginava un attacco con Vlahovic come vero terminale offensivo, affiancato da un giocatore con le caratteristiche di Kolo Muani. Una soluzione che avrebbe garantito profondità, fisicità e possibilità di alternare o persino utilizzare insieme due riferimenti offensivi di grande livello.
La società, invece, ha scelto di seguire una diversa linea di programmazione sul mercato, senza accontentare fino in fondo le richieste del tecnico. Un elemento che oggi inevitabilmente entra nella valutazione complessiva del suo lavoro.
Spalletti, oltretutto, ha un contratto importante: lo scorso aprile la dirigenza lo ha rinnovato ufficialmente fino al 30 giugno 2028, una scelta presentata come garanzia di stabilità e continuità del progetto. Mandarlo via dopo poche giornate significherebbe quindi non soltanto bocciare l'allenatore, ma anche mettere pesantemente in discussione le scelte e la programmazione della stessa società.
E intanto ricompare Conte

Il problema per Spalletti ha un nome e un cognome: Antonio Conte.
Non perché la Juventus abbia avviato una trattativa, al momento non risultano passi concreti in questa direzione, ma perché l'ex tecnico partenopeo è libero e perché una parte della tifoseria ha già cominciato a invocarne il ritorno. Dopo il ko con il Sassuolo sui social sono comparsi numerosi messaggi contro Spalletti e altrettanti richiami all'ex capitano e allenatore bianconero: il concetto è semplice, «Conte è libero».
Ed è proprio questo a rendere la situazione più delicata.
Conte tornerebbe davvero alla Vecchia Signora?
Non esiste, al momento, la conferma di un accordo né di un contatto avanzato. Ma il ritorno di Conte alla Juventus non può essere considerato fantacalcio. Massimo Mauro, che lo conosce bene, si è spinto molto avanti sostenendo che il suo ex capitano accetterebbe la sfida, ricordando il suo legame profondissimo con i colori bianconeri.
Conte è stato giocatore, capitano e allenatore della Juventus. Da tecnico fu l'uomo che nel 2011 aprì il ciclo dei nove scudetti consecutivi, vincendone i primi tre. Un legame fortissimo, anche se la separazione dell'estate 2014 lasciò ferite e incomprensioni.
Un eventuale ritorno, però, difficilmente potrebbe avvenire senza condizioni precise.
Il mister leccese ha sempre mostrato di voler lavorare dentro un progetto competitivo, con una società compatta alle spalle e una rosa costruita in maniera coerente con le proprie richieste. Proprio spiegando il suo addio al Napoli ha insistito sull'importanza della compattezza dell'ambiente, affermando che quando non riesce a cambiare determinate situazioni preferisce chiudere.
Per questo un Conte-bis non potrebbe ridursi a una semplice soluzione d’emergenza per tamponare una crisi di settembre, ma dovrebbe necessariamente rappresentare l’inizio di un progetto più lungo, strutturato e condiviso con la società.
I tifosi si dividono, ma il richiamo di Antonio è fortissimo

Ed è qui che entra in gioco il popolo juventino.
Una parte dei tifosi continua a considerare Spalletti un tecnico di altissimo livello e ritiene assurdo processarlo dopo appena quattro giornate. Un'altra, invece, comincia a perdere la pazienza e vede in Conte l'uomo capace di restituire immediatamente alla squadra aggressività, identità e soprattutto quella mentalità ossessivamente vincente che ha caratterizzato la sua prima esperienza a Torino.
Il processo social è già cominciato e il nome di Conte è diventato inevitabilmente il più ingombrante tra quelli accostati alla panchina.
La società, però, per ora non sembra pensarla allo stesso modo. Carnevali ha scelto la continuità e anche John Elkann, soltanto poche settimane fa, aveva parlato pubblicamente del proprio forte rapporto con Spalletti e della fase di ricostruzione attraversata dalla Juventus.
Due partite per spegnere l'incendio

E allora si torna al campo.
NEC e Atalanta. Europa League e campionato. Due partite allo Stadium.
Spalletti non ha ricevuto pubblicamente un ultimatum, ma sa perfettamente come funziona la Juventus: quando la pressione sale, il tempo improvvisamente comincia a correre molto più velocemente.
Due vittorie potrebbero cancellare quasi tutto, restituendo fiducia alla squadra e forza all'allenatore. Altri passi falsi, invece, renderebbero inevitabilmente ancora più rumoroso un nome che a Torino non ha mai smesso davvero di evocare qualcosa.
Antonio Conte è libero. Spalletti è ancora saldamente sulla panchina della Juventus. Ma adesso Luciano deve vincere anche per evitare che quell'ombra, partita dalle tribune e dai social, arrivi fino alla porta della Continassa.
Due partite per cambiare l’aria. Forse non si può ancora parlare di un vero ultimatum imposto dalla società, perché Giovanni Carnevali ha pubblicamente blindato Luciano Spalletti, ma alla Juventus le parole contano fino a un certo punto quando i risultati cominciano a mancare.
La sconfitta per 3-2 contro il Sassuolo ha fatto molto più male dei tre punti lasciati a Reggio Emilia. La Juve è ferma a sette punti dopo quattro giornate e soprattutto continua a mostrare quelle fragilità che Spalletti avrebbe dovuto progressivamente eliminare: poca continuità, equilibrio precario e una squadra che, quando la partita si sporca, sembra ancora incapace di controllarla.
Adesso il calendario mette davanti ai bianconeri NEC in Europa League e Atalanta in campionato, entrambe allo Stadium prima della sosta. Due partite che non rappresentano ufficialmente un dentro o fuori per l'allenatore, ma che possono cambiare completamente il clima attorno alla Continassa.
Carnevali difende Luciano, ma manda anche un messaggio
«Cambiare allenatore non è nel mio spirito», ha spiegato l'amministratore delegato, definendo Spalletti «un allenatore straordinario, uno dei migliori in assoluto».
Carnevali ha anche ammesso che contro il Sassuolo sono stati commessi errori che la Juventus non può permettersi.
A favore del tecnico di Certaldo pesano però anche alcune attenuanti importanti. Ricordiamo che il tecnico ha dovuto fare i conti con le assenze di giocatori fondamentali come Yildiz e Thuram, oltre a quella del capitano Locatelli, uno di quei calciatori la cui importanza nell'equilibrio della squadra diventa forse ancora più evidente proprio quando non c'è.
C'è poi un altro aspetto che non può essere ignorato: la costruzione della rosa non ha seguito completamente le indicazioni dell'allenatore. Spalletti immaginava un attacco con Vlahovic come vero terminale offensivo, affiancato da un giocatore con le caratteristiche di Kolo Muani. Una soluzione che avrebbe garantito profondità, fisicità e possibilità di alternare o persino utilizzare insieme due riferimenti offensivi di grande livello.
La società, invece, ha scelto di seguire una diversa linea di programmazione sul mercato, senza accontentare fino in fondo le richieste del tecnico. Un elemento che oggi inevitabilmente entra nella valutazione complessiva del suo lavoro.
Spalletti, oltretutto, ha un contratto importante: lo scorso aprile la dirigenza lo ha rinnovato ufficialmente fino al 30 giugno 2028, una scelta presentata come garanzia di stabilità e continuità del progetto. Mandarlo via dopo poche giornate significherebbe quindi non soltanto bocciare l'allenatore, ma anche mettere pesantemente in discussione le scelte e la programmazione della stessa società.
E intanto ricompare Conte

Il problema per Spalletti ha un nome e un cognome: Antonio Conte.
Non perché la Juventus abbia avviato una trattativa, al momento non risultano passi concreti in questa direzione, ma perché l'ex tecnico partenopeo è libero e perché una parte della tifoseria ha già cominciato a invocarne il ritorno. Dopo il ko con il Sassuolo sui social sono comparsi numerosi messaggi contro Spalletti e altrettanti richiami all'ex capitano e allenatore bianconero: il concetto è semplice, «Conte è libero».
Ed è proprio questo a rendere la situazione più delicata.
Conte tornerebbe davvero alla Vecchia Signora?
Non esiste, al momento, la conferma di un accordo né di un contatto avanzato. Ma il ritorno di Conte alla Juventus non può essere considerato fantacalcio. Massimo Mauro, che lo conosce bene, si è spinto molto avanti sostenendo che il suo ex capitano accetterebbe la sfida, ricordando il suo legame profondissimo con i colori bianconeri.
Conte è stato giocatore, capitano e allenatore della Juventus. Da tecnico fu l'uomo che nel 2011 aprì il ciclo dei nove scudetti consecutivi, vincendone i primi tre. Un legame fortissimo, anche se la separazione dell'estate 2014 lasciò ferite e incomprensioni.
Un eventuale ritorno, però, difficilmente potrebbe avvenire senza condizioni precise.
Il mister leccese ha sempre mostrato di voler lavorare dentro un progetto competitivo, con una società compatta alle spalle e una rosa costruita in maniera coerente con le proprie richieste. Proprio spiegando il suo addio al Napoli ha insistito sull'importanza della compattezza dell'ambiente, affermando che quando non riesce a cambiare determinate situazioni preferisce chiudere.
Per questo un Conte-bis non potrebbe ridursi a una semplice soluzione d’emergenza per tamponare una crisi di settembre, ma dovrebbe necessariamente rappresentare l’inizio di un progetto più lungo, strutturato e condiviso con la società.
I tifosi si dividono, ma il richiamo di Antonio è fortissimo

Ed è qui che entra in gioco il popolo juventino.
Una parte dei tifosi continua a considerare Spalletti un tecnico di altissimo livello e ritiene assurdo processarlo dopo appena quattro giornate. Un'altra, invece, comincia a perdere la pazienza e vede in Conte l'uomo capace di restituire immediatamente alla squadra aggressività, identità e soprattutto quella mentalità ossessivamente vincente che ha caratterizzato la sua prima esperienza a Torino.
Il processo social è già cominciato e il nome di Conte è diventato inevitabilmente il più ingombrante tra quelli accostati alla panchina.
La società, però, per ora non sembra pensarla allo stesso modo. Carnevali ha scelto la continuità e anche John Elkann, soltanto poche settimane fa, aveva parlato pubblicamente del proprio forte rapporto con Spalletti e della fase di ricostruzione attraversata dalla Juventus.
Due partite per spegnere l'incendio

E allora si torna al campo.
NEC e Atalanta. Europa League e campionato. Due partite allo Stadium.
Spalletti non ha ricevuto pubblicamente un ultimatum, ma sa perfettamente come funziona la Juventus: quando la pressione sale, il tempo improvvisamente comincia a correre molto più velocemente.
Due vittorie potrebbero cancellare quasi tutto, restituendo fiducia alla squadra e forza all'allenatore. Altri passi falsi, invece, renderebbero inevitabilmente ancora più rumoroso un nome che a Torino non ha mai smesso davvero di evocare qualcosa.
Antonio Conte è libero. Spalletti è ancora saldamente sulla panchina della Juventus. Ma adesso Luciano deve vincere anche per evitare che quell'ombra, partita dalle tribune e dai social, arrivi fino alla porta della Continassa.