Una vittoria può allontanare i cattivi pensieri, ma soltanto la continuità può trasformarla in una vera e propria ripartenza. Dopo il 2-0 di Lecce, la Juve torna subito in campo e lo fa al Ferraris, uno degli stadi più caldi e complicati del campionato. Di fronte ci sarà il Genoa di De Rossi, reduce a sua volta da un momento positivo e capace di costruire proprio a Marassi buona parte delle proprie certezze. Per Spalletti sarà quindi un altro esame importante: confermare quanto di buono intravisto in Puglia, nonostante un’emergenza che continua a limitare drasticamente le rotazioni.
Lecce come punto di partenza: Spalletti chiede un’altra Juve “seria”
La vittoria al Via del Mare ha restituito un po’ di ossigeno alla Juventus e, soprattutto, ha mostrato per almeno un tempo quella squadra che il tecnico toscano vorrebbe vedere con maggiore continuità. Una prima frazione contro i salentini definita da egli stesso “molto seria, di livello, da squadra di rango” ed è proprio da quell’atteggiamento che chiede di ripartire a Genova. Non tanto guardando la classifica, quanto cercando prestazioni capaci di dare sostanza alla rincorsa: “Dobbiamo vincere le partite e fare prestazioni convincenti come quella di Lecce. Dobbiamo andare forte”.
Il problema è che l’emergenza resta pesante. La rosa continua a essere ridotta e il margine per effettuare turnover è minimo, tanto che Spalletti ha già anticipato come l’ossatura della squadra resterà sostanzialmente quella dell’ultima giornata. In un calendario ravvicinato, la gestione delle energie diventa quindi parte integrante della sfida. “La fatica è uno stato mentale”, ha spiegato l’allenatore, chiedendo ai suoi di reagire anziché subirla. Una frase che descrive bene il momento juventino. Dopo settimane vissute tra risultati alterni e dubbi, l’obiettivo non è semplicemente vincere ancora ma dimostrare di aver ritrovato una mentalità più stabile. Marassi, da questo punto di vista, rappresenta un test ideale.
Il trend positivo in trasferta e la prova del nove nel fortino del Genoa
Pensare che il successo di domenica sera abbia improvvisamente semplificato il cammino sarebbe però un errore. Il Grifone arriva alla sfida dopo aver vinto due delle ultime tre gare di campionato e dopo quattro partite ufficiali consecutive senza sconfitte in casa. Il Ferraris resta un ambiente capace di aumentare intensità e aggressività dei rossoblù, che nelle ultime tre gare interne hanno sempre vinto. Numeri che spiegano perché Spalletti abbia definito l’avversario “tostissimo”, sottolineandone sia la componente fisica sia la qualità nei piccoli spazi.
C’è poi inevitabilmente il confronto con De Rossi, molto più di un semplice ex giocatore per il tecnico di Certaldo. “Era il mio braccio armato in campo”, ha ricordato, individuando proprio nella “vena” dell’ex centrocampista romanista uno dei tratti distintivi dei prossimi avversari..
Alla Vecchia Signora servirà quindi la stessa lucidità mostrata nella parte migliore della gara di Lecce. I precedenti raccontano un confronto storicamente equilibrato in Liguria, mentre il dato delle trasferte bianconere resta positivo: una sola sconfitta nelle ultime undici gare ufficiali lontano da casa. Ma proprio perché il rendimento esterno ha spesso retto, adesso il passo successivo deve essere trasformare episodi positivi in una sequenza. La continuità tanto inseguita passa anche da serate scomode come questa.
Modulo fluido e poche alternative: Alajbegovic può diventare il jolly
Uno dei temi più interessanti riguarda inevitabilmente l’assetto. Il classe '59 ha insistito nelle ultime settimane su una struttura con tre centrali, eppure ha ribadito come il sistema non debba diventare una gabbia. Il 3-5-2 può infatti trasformarsi attraverso poche rotazioni in un 3-4-2-1, soluzione utile soprattutto per valorizzare giocatori come Alajbegovic e Kolo Muani. “Non bisogna penalizzare quelli che hanno caratteristiche diverse”, ha spiegato il tecnico, lasciando aperta la possibilità di intervenire soprattutto nei ruoli offensivi.
Proprio Alajbegovic rappresenta una delle possibili novità mentre su Kolo Muani il mister continua a spendere parole di fiducia nonostante una condizione ancora lontana dal massimo. L'analisi vede, infatti, il francese produrre vantaggi anche senza segnare perché genera timore negli avversari e libera spazi per i compagni. Non è secondario nemmeno il recupero di Sarr, che amplia almeno parzialmente il tessuto di una coperta rimasta corta.
La sensazione è che la Juve dovrà essere pronta a cambiare pelle anche durante la gara. Contro un Genoa capace di alternare fisicità e qualità, la capacità di adattarsi potrebbe fare la differenza più del sistema di partenza. Ed è proprio su questo punto che Spalletti ha voluto essere netto, respingendo l’idea che il cambio di modulo sia nato da richieste dello spogliatoio: “I miei calciatori non si permetterebbero mai di dire con quale sistema giocare”. Prima dei numeri viene dunque il principio. Responsabilità, disponibilità e capacità di leggere ciò che richiede la partita.
Le probabili formazioni
Genoa (3-4-2-1): Bijlow; Østigård, Marcandalli, Vásquez; Ellertsson, Traoré, Frendrup, Puczka; Junior Messias, El Shaarawy; Osmajic. Allenatore: Daniele De Rossi.
Juventus (4-2-3-1): Vicario; Kalulu, Bremer, Lucumì, Cambiaso; Sarr, Douglas Luiz; Zhegrova, McKennie, Alajbegovic; Kolo Muani. Allenatore: Luciano Spalletti.
Una vittoria può allontanare i cattivi pensieri, ma soltanto la continuità può trasformarla in una vera e propria ripartenza. Dopo il 2-0 di Lecce, la Juve torna subito in campo e lo fa al Ferraris, uno degli stadi più caldi e complicati del campionato. Di fronte ci sarà il Genoa di De Rossi, reduce a sua volta da un momento positivo e capace di costruire proprio a Marassi buona parte delle proprie certezze. Per Spalletti sarà quindi un altro esame importante: confermare quanto di buono intravisto in Puglia, nonostante un’emergenza che continua a limitare drasticamente le rotazioni.
Lecce come punto di partenza: Spalletti chiede un’altra Juve “seria”
La vittoria al Via del Mare ha restituito un po’ di ossigeno alla Juventus e, soprattutto, ha mostrato per almeno un tempo quella squadra che il tecnico toscano vorrebbe vedere con maggiore continuità. Una prima frazione contro i salentini definita da egli stesso “molto seria, di livello, da squadra di rango” ed è proprio da quell’atteggiamento che chiede di ripartire a Genova. Non tanto guardando la classifica, quanto cercando prestazioni capaci di dare sostanza alla rincorsa: “Dobbiamo vincere le partite e fare prestazioni convincenti come quella di Lecce. Dobbiamo andare forte”.
Il problema è che l’emergenza resta pesante. La rosa continua a essere ridotta e il margine per effettuare turnover è minimo, tanto che Spalletti ha già anticipato come l’ossatura della squadra resterà sostanzialmente quella dell’ultima giornata. In un calendario ravvicinato, la gestione delle energie diventa quindi parte integrante della sfida. “La fatica è uno stato mentale”, ha spiegato l’allenatore, chiedendo ai suoi di reagire anziché subirla. Una frase che descrive bene il momento juventino. Dopo settimane vissute tra risultati alterni e dubbi, l’obiettivo non è semplicemente vincere ancora ma dimostrare di aver ritrovato una mentalità più stabile. Marassi, da questo punto di vista, rappresenta un test ideale.
Il trend positivo in trasferta e la prova del nove nel fortino del Genoa
Pensare che il successo di domenica sera abbia improvvisamente semplificato il cammino sarebbe però un errore. Il Grifone arriva alla sfida dopo aver vinto due delle ultime tre gare di campionato e dopo quattro partite ufficiali consecutive senza sconfitte in casa. Il Ferraris resta un ambiente capace di aumentare intensità e aggressività dei rossoblù, che nelle ultime tre gare interne hanno sempre vinto. Numeri che spiegano perché Spalletti abbia definito l’avversario “tostissimo”, sottolineandone sia la componente fisica sia la qualità nei piccoli spazi.
C’è poi inevitabilmente il confronto con De Rossi, molto più di un semplice ex giocatore per il tecnico di Certaldo. “Era il mio braccio armato in campo”, ha ricordato, individuando proprio nella “vena” dell’ex centrocampista romanista uno dei tratti distintivi dei prossimi avversari..
Alla Vecchia Signora servirà quindi la stessa lucidità mostrata nella parte migliore della gara di Lecce. I precedenti raccontano un confronto storicamente equilibrato in Liguria, mentre il dato delle trasferte bianconere resta positivo: una sola sconfitta nelle ultime undici gare ufficiali lontano da casa. Ma proprio perché il rendimento esterno ha spesso retto, adesso il passo successivo deve essere trasformare episodi positivi in una sequenza. La continuità tanto inseguita passa anche da serate scomode come questa.
Modulo fluido e poche alternative: Alajbegovic può diventare il jolly
Uno dei temi più interessanti riguarda inevitabilmente l’assetto. Il classe '59 ha insistito nelle ultime settimane su una struttura con tre centrali, eppure ha ribadito come il sistema non debba diventare una gabbia. Il 3-5-2 può infatti trasformarsi attraverso poche rotazioni in un 3-4-2-1, soluzione utile soprattutto per valorizzare giocatori come Alajbegovic e Kolo Muani. “Non bisogna penalizzare quelli che hanno caratteristiche diverse”, ha spiegato il tecnico, lasciando aperta la possibilità di intervenire soprattutto nei ruoli offensivi.
Proprio Alajbegovic rappresenta una delle possibili novità mentre su Kolo Muani il mister continua a spendere parole di fiducia nonostante una condizione ancora lontana dal massimo. L'analisi vede, infatti, il francese produrre vantaggi anche senza segnare perché genera timore negli avversari e libera spazi per i compagni. Non è secondario nemmeno il recupero di Sarr, che amplia almeno parzialmente il tessuto di una coperta rimasta corta.
La sensazione è che la Juve dovrà essere pronta a cambiare pelle anche durante la gara. Contro un Genoa capace di alternare fisicità e qualità, la capacità di adattarsi potrebbe fare la differenza più del sistema di partenza. Ed è proprio su questo punto che Spalletti ha voluto essere netto, respingendo l’idea che il cambio di modulo sia nato da richieste dello spogliatoio: “I miei calciatori non si permetterebbero mai di dire con quale sistema giocare”. Prima dei numeri viene dunque il principio. Responsabilità, disponibilità e capacità di leggere ciò che richiede la partita.
Le probabili formazioni
Genoa (3-4-2-1): Bijlow; Østigård, Marcandalli, Vásquez; Ellertsson, Traoré, Frendrup, Puczka; Junior Messias, El Shaarawy; Osmajic. Allenatore: Daniele De Rossi.
Juventus (4-2-3-1): Vicario; Kalulu, Bremer, Lucumì, Cambiaso; Sarr, Douglas Luiz; Zhegrova, McKennie, Alajbegovic; Kolo Muani. Allenatore: Luciano Spalletti.