Aria di tempesta a Manchester: il City sarebbe stato riconosciuto colpevole di 114 violazioni (su 115 contestate) contestate dalla Premier League nel procedimento sulle presunte irregolarità finanziarie del club. Non sarebbero ancora state definite le sanzioni contro i Citizens, che avrebbero deciso di presentare appello.
Un'inchiesta lunga otto anni
Il Manchester City sta attraversando uno dei momenti più delicati della sua storia recente. La commissione indipendente chiamata a giudicare il caso avrebbe ritenuto fondate 114 delle 115 contestazioni mosse dalla Premier League nei confronti del club. La vicenda nasca da un'indagine avviata nel 2018 e culminata nel febbraio 2023 con la formalizzazione delle accuse. Le contestazioni sono relative a ben 14 stagioni, quelle che vanno dal 2009-10 al 2022-23, anni durante i quali il City è diventato una delle potenze assolute del calcio europeo. Il club è accusato di non aver fornito informazioni finanziarie accurate, in particolare relativamente a ricavi, sponsorizzazioni e costi operativi. Le accuse sono molto articolate. 54 riguardano la mancata comunicazione di informazioni finanziarie corrette, 35 la mancata collaborazione con l'indagine della Premier League, 14 la comunicazione dei dettagli relativi ai pagamenti di giocatori e allenatori, 7 la violazione delle norme di redditività e sostenibilità e 5 il mancato rispetto dei regolamenti UEFA, compreso il Financial Fair Play.
Il precedente con la UEFA
Il Manchester City era già stato coinvolto in una vicenda simile davanti agli organi UEFA. Nel febbraio 2020 la UEFA aveva escluso il club dalle competizioni europee per due stagioni e imposto una multa da 30 milioni di euro. Cinque mesi dopo, però, il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna aveva annullato il divieto di partecipare alle coppe europee. Secondo il Tas, alcune contestazioni non erano state dimostrate, mentre altre erano prescritte. Il City era stato comunque sanzionato per mancata collaborazione con l’indagine UEFA, con una multa da 8,8 milioni di sterline.
Il City non ci sta
Il Manchester City ha sempre respinto le accuse rivoltegli, sostenendo di aver seguito correttamente il procedimento contestando l'imparzialità dell'iter. Anche dopo le ultime indiscrezioni, il club ha ribadito che il procedimento non è ancora concluso e che restano elementi significativi da definire. La società conferma dunque la posizione presa già nel febbraio 2023. Il passo successivo dovrebbe essere il ricorso. La procedura prevede infatti una fase d'appello davanti ad una nuova commissione. Di conseguenza, il quadro giuridico-sportivo non può ancora considerarsi definitivamente chiuso.
Cosa rischia adesso il Manchester City?
Ciò che più tiene con il fiato sospeso il calcio inglese cono le possibili sanzioni che verranno definite nei confronti del Manchester City. Si va da una multa ad una penalizzazione in classifica, fino all'ipotesi estrema dell'esclusione dalla Premier League. Le norme consentono alla commissione di combinare diverse sanzioni, purché siano proporzionate alle violazioni accertate. Particolarmente delicata sarebbe una eventuale pesante penalizzazione in termini di punti. In linea teorica, la misura punitiva potrebbe incidere anche sul passato, alimentando discussioni sui risultati e sui titoli conquistati durante il periodo interessato dalle contestazioni. Dal 2009-10 al 2022-23 i Citizens hanno conquistato numerosi trofei con Mancini, Pellegrini e Guardiola: 8 Premier, 3 Fa Cup, 6 Coppe di Lega e la Champions League vinta nella finale di Istanbul contro l'Inter nel 2023. Rimane dunque anche l'ipotesi di una rivalutazione dei titoli vinti negli ultimi anni.
Il presunto doppio stipendio di Mancini
Tra le contestazioni rivolte al Manchester City c'è anche il presunto doppio stipendio percepito da Roberto Mancini (attuale Ct della Nazionale italiana) durante la sua esperienza sulla panchina dei Citizens, dal 2009 al 2013. Secondo l'accusa, oltre allo stipendio ufficiale di circa 1,6 milioni di euro, Mancini avrebbe ricevuto altri 2 milioni l'anno attraverso un contratto di consulenza con Al Jazira, formalmente legato a soli quattro giorni di lavoro annuali. L'ipotesi è che questo meccanismo servisse ad aumentare il compenso complessivo del tecnico aggirando le norme del Fair Play finanziario. Il City ha respinto le accuse, mentre lo stesso Mancini in passato aveva negato ogni coinvolgimento.
La Champions League vinta nel 2023
Le 114 violazioni contestate al Manchester City riguardano il periodo 2009-2023, quindi comprendono anche la vittoria della Champions contro l'Inter a Istanbul (il 10 giugno 2023). Ma a riguardo è necessario fare delle precisazioni: la Champions 2023 è una competizione UEFA, mentre il procedimento attuale nasce dalla Premier League. Per modificare l’esito della Champions servirebbe quindi un successivo intervento della UEFA sulla base di eventuali violazioni delle proprie regole. Anche nell'eventualità estrema di una revoca del titolo europeo, l'Inter non diventerebbe automaticamente campione d'Europa. La Coppa potrebbe essere semplicemente tolta al City senza essere assegnata alla squadra sconfitta in finale. Quindi, per ora, il City resta ufficialmente campione d'Europa 2023 e l'Inter resta finalista. La UEFA potrebbe eventualmente prendere provvedimenti in futuro, ma oggi non esiste alcuna decisione che preveda la riassegnazione della Champions all'Inter.
Un verdetto pesante
Il Manchester City è stato ritenuto colpevole per quasi tutte le accuse (114 su 115) relative alle violazioni delle norme finanziarie della Premier League avvenute tra il 2009 e il 2018, a cui si aggiungono 35 accuse per non aver cooperato con l’indagine del campionato inglese, aperta nel 2018 e conclusa nel 2023. In quegli anni il club ha costruito, attraverso investimenti enormi, stipendi elevatissimi e un mercato sempre più aggressivo, la squadra che poi è diventata una delle potenze del calcio mondiale. Se una parte di quelle risorse fosse stata effettivamente contabilizzata o finanziata in maniera irregolare, ci si dovrebbe chiedere anche quanto di quella crescita sportiva sia stata ottenuta grazie ad una disponibilità economica che il City, secondo le regole, non avrebbe potuto utilizzare in quel modo. Le sanzioni devono ancora essere stabilite: si va dalla multa alla penalizzazione in classifica, fino ad altre misure punitive sportive più pesanti. Il Manchester City presenterà ricorso contro il verdetto e l’appello sarà esaminato da una nuova commissione di tre membri. Per il club, dunque, si apre una fase estremamente delicata. Il City ha sempre respinto le accuse e continua a sostenere di aver rispettato il giusto processo. Ma il verdetto rappresenta comunque un colpo pesantissimo alla posizione difensiva mantenuta per anni. Resta ora da capire quanto questa decisione inciderà sul presente e, soprattutto, sulla stagione 2026-27, con la squadra affidata a Enzo Maresca. La partita giudiziaria, insomma, è ancora lunga. Il primo verdetto è arrivato, ma il capitolo finale è ancora tutto da scrivere.
Aria di tempesta a Manchester: il City sarebbe stato riconosciuto colpevole di 114 violazioni (su 115 contestate) contestate dalla Premier League nel procedimento sulle presunte irregolarità finanziarie del club. Non sarebbero ancora state definite le sanzioni contro i Citizens, che avrebbero deciso di presentare appello.
Un'inchiesta lunga otto anni
Il Manchester City sta attraversando uno dei momenti più delicati della sua storia recente. La commissione indipendente chiamata a giudicare il caso avrebbe ritenuto fondate 114 delle 115 contestazioni mosse dalla Premier League nei confronti del club. La vicenda nasca da un'indagine avviata nel 2018 e culminata nel febbraio 2023 con la formalizzazione delle accuse. Le contestazioni sono relative a ben 14 stagioni, quelle che vanno dal 2009-10 al 2022-23, anni durante i quali il City è diventato una delle potenze assolute del calcio europeo. Il club è accusato di non aver fornito informazioni finanziarie accurate, in particolare relativamente a ricavi, sponsorizzazioni e costi operativi. Le accuse sono molto articolate. 54 riguardano la mancata comunicazione di informazioni finanziarie corrette, 35 la mancata collaborazione con l'indagine della Premier League, 14 la comunicazione dei dettagli relativi ai pagamenti di giocatori e allenatori, 7 la violazione delle norme di redditività e sostenibilità e 5 il mancato rispetto dei regolamenti UEFA, compreso il Financial Fair Play.
Il precedente con la UEFA
Il Manchester City era già stato coinvolto in una vicenda simile davanti agli organi UEFA. Nel febbraio 2020 la UEFA aveva escluso il club dalle competizioni europee per due stagioni e imposto una multa da 30 milioni di euro. Cinque mesi dopo, però, il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna aveva annullato il divieto di partecipare alle coppe europee. Secondo il Tas, alcune contestazioni non erano state dimostrate, mentre altre erano prescritte. Il City era stato comunque sanzionato per mancata collaborazione con l’indagine UEFA, con una multa da 8,8 milioni di sterline.
Il City non ci sta
Il Manchester City ha sempre respinto le accuse rivoltegli, sostenendo di aver seguito correttamente il procedimento contestando l'imparzialità dell'iter. Anche dopo le ultime indiscrezioni, il club ha ribadito che il procedimento non è ancora concluso e che restano elementi significativi da definire. La società conferma dunque la posizione presa già nel febbraio 2023. Il passo successivo dovrebbe essere il ricorso. La procedura prevede infatti una fase d'appello davanti ad una nuova commissione. Di conseguenza, il quadro giuridico-sportivo non può ancora considerarsi definitivamente chiuso.
Cosa rischia adesso il Manchester City?
Ciò che più tiene con il fiato sospeso il calcio inglese cono le possibili sanzioni che verranno definite nei confronti del Manchester City. Si va da una multa ad una penalizzazione in classifica, fino all'ipotesi estrema dell'esclusione dalla Premier League. Le norme consentono alla commissione di combinare diverse sanzioni, purché siano proporzionate alle violazioni accertate. Particolarmente delicata sarebbe una eventuale pesante penalizzazione in termini di punti. In linea teorica, la misura punitiva potrebbe incidere anche sul passato, alimentando discussioni sui risultati e sui titoli conquistati durante il periodo interessato dalle contestazioni. Dal 2009-10 al 2022-23 i Citizens hanno conquistato numerosi trofei con Mancini, Pellegrini e Guardiola: 8 Premier, 3 Fa Cup, 6 Coppe di Lega e la Champions League vinta nella finale di Istanbul contro l'Inter nel 2023. Rimane dunque anche l'ipotesi di una rivalutazione dei titoli vinti negli ultimi anni.
Il presunto doppio stipendio di Mancini
Tra le contestazioni rivolte al Manchester City c'è anche il presunto doppio stipendio percepito da Roberto Mancini (attuale Ct della Nazionale italiana) durante la sua esperienza sulla panchina dei Citizens, dal 2009 al 2013. Secondo l'accusa, oltre allo stipendio ufficiale di circa 1,6 milioni di euro, Mancini avrebbe ricevuto altri 2 milioni l'anno attraverso un contratto di consulenza con Al Jazira, formalmente legato a soli quattro giorni di lavoro annuali. L'ipotesi è che questo meccanismo servisse ad aumentare il compenso complessivo del tecnico aggirando le norme del Fair Play finanziario. Il City ha respinto le accuse, mentre lo stesso Mancini in passato aveva negato ogni coinvolgimento.
La Champions League vinta nel 2023
Le 114 violazioni contestate al Manchester City riguardano il periodo 2009-2023, quindi comprendono anche la vittoria della Champions contro l'Inter a Istanbul (il 10 giugno 2023). Ma a riguardo è necessario fare delle precisazioni: la Champions 2023 è una competizione UEFA, mentre il procedimento attuale nasce dalla Premier League. Per modificare l’esito della Champions servirebbe quindi un successivo intervento della UEFA sulla base di eventuali violazioni delle proprie regole. Anche nell'eventualità estrema di una revoca del titolo europeo, l'Inter non diventerebbe automaticamente campione d'Europa. La Coppa potrebbe essere semplicemente tolta al City senza essere assegnata alla squadra sconfitta in finale. Quindi, per ora, il City resta ufficialmente campione d'Europa 2023 e l'Inter resta finalista. La UEFA potrebbe eventualmente prendere provvedimenti in futuro, ma oggi non esiste alcuna decisione che preveda la riassegnazione della Champions all'Inter.
Un verdetto pesante
Il Manchester City è stato ritenuto colpevole per quasi tutte le accuse (114 su 115) relative alle violazioni delle norme finanziarie della Premier League avvenute tra il 2009 e il 2018, a cui si aggiungono 35 accuse per non aver cooperato con l’indagine del campionato inglese, aperta nel 2018 e conclusa nel 2023. In quegli anni il club ha costruito, attraverso investimenti enormi, stipendi elevatissimi e un mercato sempre più aggressivo, la squadra che poi è diventata una delle potenze del calcio mondiale. Se una parte di quelle risorse fosse stata effettivamente contabilizzata o finanziata in maniera irregolare, ci si dovrebbe chiedere anche quanto di quella crescita sportiva sia stata ottenuta grazie ad una disponibilità economica che il City, secondo le regole, non avrebbe potuto utilizzare in quel modo. Le sanzioni devono ancora essere stabilite: si va dalla multa alla penalizzazione in classifica, fino ad altre misure punitive sportive più pesanti. Il Manchester City presenterà ricorso contro il verdetto e l’appello sarà esaminato da una nuova commissione di tre membri. Per il club, dunque, si apre una fase estremamente delicata. Il City ha sempre respinto le accuse e continua a sostenere di aver rispettato il giusto processo. Ma il verdetto rappresenta comunque un colpo pesantissimo alla posizione difensiva mantenuta per anni. Resta ora da capire quanto questa decisione inciderà sul presente e, soprattutto, sulla stagione 2026-27, con la squadra affidata a Enzo Maresca. La partita giudiziaria, insomma, è ancora lunga. Il primo verdetto è arrivato, ma il capitolo finale è ancora tutto da scrivere.