Dal mancato tesseramento al compromesso, oggi si decide il caso Malagò

Dopo settimane di pareri, ricorsi, interpretazioni e scontri a distanza, oggi il Coni è chiamato a decidere sul futuro della Federcalcio e di Giovanni Malagò. Una vicenda che, arrivata a questo punto, sembra avere assunto contorni molto più grandi della questione da cui tutto è partito: il mancato tesseramento del presidente federale al momento della candidatura.

L'elezione e gli scontri

Malagò è stato eletto il 22 giugno con il 68% dei voti, al primo scrutinio. Da allora, però, la sua elezione è diventata terreno di scontro tra interpretazioni giuridiche differenti. I quattro pareri richiesti dal Coni hanno sostenuto che il tesseramento fosse un requisito essenziale, mentre i cinque esperti interpellati dalla Figc, tra cui Sabino Cassese e Bernardo Giorgio Mattarella, sono arrivati a conclusioni opposte, ritenendo il tesseramento non essenziale e l’elezione non ribaltabile.

Ed è proprio qui che nasce il paradosso. Un’elezione arrivata attraverso un voto largo delle componenti federali rischia di essere rimessa in discussione non attraverso un nuovo voto, ma attraverso una battaglia di cavilli giuridici. In questo momento, il tutto sembra essere diventato ostaggio dei cavilli prima ancora che delle decisioni prese sul campo.

La politica non è rimasta completamente fuori dalla vicenda, anzi. Il rapporto tra Malagò e alcuni esponenti del Governo è stato tutt’altro che semplice, mentre lo stesso presidente federale aveva indicato tra le priorità del suo mandato la necessità di ricostruire un rapporto con una parte della politica.

A rendere ancora più delicata la situazione sono arrivate anche le parole di Aleksander Ceferin. Il presidente UEFA ha richiamato l’autonomia delle federazioni e auspicato una decisione rapida, conforme alle regole dell’ordinamento sportivo, sottolineando come l’aggravarsi della crisi istituzionale non faccia bene a nessuno. Parole alle quali Buonfiglio ha risposto ribadendo di voler rispettare l’ordinamento e di respingere interferenze e pressioni.

Nel frattempo il mondo del calcio si è schierato in larga parte con Malagò. La Lega Serie A ha definito il commissariamento inopportuno e ha ribadito il sostegno al presidente federale.

Il possibile compromesso

Al momento l’ipotesi sembra essere quella del compromesso. L’idea sarebbe di commissariare la Figc affidando però proprio a Malagò il ruolo di commissario. Una soluzione temporanea, con nuove elezioni previste dopo circa 90 giorni, quando il presidente federale sarebbe regolarmente tesserato e quindi nuovamente candidabile.  Sarà quindi decisivo l’incontro tra Buonfiglio e Malagò prima della Giunta.

Se questa dovesse essere davvero la strada, resterebbe una domanda inevitabile: a cosa sarebbe servito tutto questo? Settimane di polemiche e scontri istituzionale per arrivare, alla fine, a una soluzione che permetterebbe allo stesso Malagò di guidare la Federazione nel periodo transitorio. Rendendo quasi fine a se stessa l’intera vicenda.

Dopo settimane di pareri, ricorsi, interpretazioni e scontri a distanza, oggi il Coni è chiamato a decidere sul futuro della Federcalcio e di Giovanni Malagò. Una vicenda che, arrivata a questo punto, sembra avere assunto contorni molto più grandi della questione da cui tutto è partito: il mancato tesseramento del presidente federale al momento della candidatura.

L'elezione e gli scontri

Malagò è stato eletto il 22 giugno con il 68% dei voti, al primo scrutinio. Da allora, però, la sua elezione è diventata terreno di scontro tra interpretazioni giuridiche differenti. I quattro pareri richiesti dal Coni hanno sostenuto che il tesseramento fosse un requisito essenziale, mentre i cinque esperti interpellati dalla Figc, tra cui Sabino Cassese e Bernardo Giorgio Mattarella, sono arrivati a conclusioni opposte, ritenendo il tesseramento non essenziale e l’elezione non ribaltabile.

Ed è proprio qui che nasce il paradosso. Un’elezione arrivata attraverso un voto largo delle componenti federali rischia di essere rimessa in discussione non attraverso un nuovo voto, ma attraverso una battaglia di cavilli giuridici. In questo momento, il tutto sembra essere diventato ostaggio dei cavilli prima ancora che delle decisioni prese sul campo.

La politica non è rimasta completamente fuori dalla vicenda, anzi. Il rapporto tra Malagò e alcuni esponenti del Governo è stato tutt’altro che semplice, mentre lo stesso presidente federale aveva indicato tra le priorità del suo mandato la necessità di ricostruire un rapporto con una parte della politica.

A rendere ancora più delicata la situazione sono arrivate anche le parole di Aleksander Ceferin. Il presidente UEFA ha richiamato l’autonomia delle federazioni e auspicato una decisione rapida, conforme alle regole dell’ordinamento sportivo, sottolineando come l’aggravarsi della crisi istituzionale non faccia bene a nessuno. Parole alle quali Buonfiglio ha risposto ribadendo di voler rispettare l’ordinamento e di respingere interferenze e pressioni.

Nel frattempo il mondo del calcio si è schierato in larga parte con Malagò. La Lega Serie A ha definito il commissariamento inopportuno e ha ribadito il sostegno al presidente federale.

Il possibile compromesso

Al momento l’ipotesi sembra essere quella del compromesso. L’idea sarebbe di commissariare la Figc affidando però proprio a Malagò il ruolo di commissario. Una soluzione temporanea, con nuove elezioni previste dopo circa 90 giorni, quando il presidente federale sarebbe regolarmente tesserato e quindi nuovamente candidabile.  Sarà quindi decisivo l’incontro tra Buonfiglio e Malagò prima della Giunta.

Se questa dovesse essere davvero la strada, resterebbe una domanda inevitabile: a cosa sarebbe servito tutto questo? Settimane di polemiche e scontri istituzionale per arrivare, alla fine, a una soluzione che permetterebbe allo stesso Malagò di guidare la Federazione nel periodo transitorio. Rendendo quasi fine a se stessa l’intera vicenda.