C'è un premio che vale più di un gol e se lo vince Federico Dimarco, non è un caso.
Nella notte del Premio Gentleman alla Scuola Militare Teuliè, il laterale nerazzurro dopo l'Mvp della Lega e l'Oscar del calcio si è preso anche la Torre di San Siro davanti a tutto il calcio italiano. Come sempre ha parlato da interista vero, da uno che non si accontenta mai.
Sul record di assist che lo ha messo nella storia dell'Inter, ha messo sempre la squadra davanti a lui. "Come dico sempre, i risultati personali passano da quelli di squadra. Per fare tanti assist devi avere attaccanti che fanno tanti gol: ho la fortuna di avere quattro attaccanti forti in squadra. Sono felice di questo record, ora penso al presente, a nuovi obiettivi e nuovi trofei".
Zero ego, solo Inter, è il solito Dimarco che conosciamo, quello che esulta sotto la Curva, quello che il derby lo sente nelle vene e non vede l'ora del 31 ottobre, anche perché quel piccolo fastidio al ginocchio che lo ha fermato è superato, che ha fatto: "Sto bene, c'è stato questo piccolo intoppo al ginocchio, ma ho lavorato e recuperato. Vediamo di partire più forte dalla prossima partita".
Messaggio alla Serie A: l'mvp è tornato e ha ancora fame. Scudetto o Champions? Dove vuole andare questa Inter? "Campionato o Champions? No, non si sceglie".
Applausi, piedi per terra e niente calcoli, niente preferenze. Li vuole entrambi. Da gentleman fuori, da guerriero dentro.È per questo che a Milano, quando si parla di bandiera, il primo nome a fianco di quello di Lautaro è sempre il suo.
C'è un premio che vale più di un gol e se lo vince Federico Dimarco, non è un caso. Nella notte del Premio Gentleman alla Scuola Militare Teuliè, il laterale nerazzurro dopo l'Mvp della Lega e l'Oscar del calcio si è preso anche la Torre di San Siro davanti a tutto il calcio italiano. Come sempre ha parlato da interista vero, da uno che non si accontenta mai.
Sul record di assist che lo ha messo nella storia dell'Inter, ha messo sempre la squadra davanti a lui. "Come dico sempre, i risultati personali passano da quelli di squadra. Per fare tanti assist devi avere attaccanti che fanno tanti gol: ho la fortuna di avere quattro attaccanti forti in squadra. Sono felice di questo record, ora penso al presente, a nuovi obiettivi e nuovi trofei".
Zero ego, solo Inter, è il solito Dimarco che conosciamo, quello che esulta sotto la Curva, quello che il derby lo sente nelle vene e non vede l'ora del 31 ottobre, anche perché quel piccolo fastidio al ginocchio che lo ha fermato è superato, che ha fatto: "Sto bene, c'è stato questo piccolo intoppo al ginocchio, ma ho lavorato e recuperato. Vediamo di partire più forte dalla prossima partita".
Messaggio alla Serie A: l'mvp è tornato e ha ancora fame. Scudetto o Champions? Dove vuole andare questa Inter? "Campionato o Champions? No, non si sceglie".
Applausi, piedi per terra e niente calcoli, niente preferenze. Li vuole entrambi. Da gentleman fuori, da guerriero dentro.È per questo che a Milano, quando si parla di bandiera, il primo nome a fianco di quello di Lautaro è sempre il suo.