Il libro:

Nel pieno delle celebrazioni per i 100 anni della Scala del Calcio, lo stadio Giuseppe Meazza ha ospitato la presentazione ufficiale di "Giuseppe Meazza. Storia di un mito" di Dario Ronzulli e Federico Jaselli Meazza, nipote del Balilla. L'evento si è tenuto nella cornice del Meazza, a pochi giorni dal centenario dell'inaugurazione del 19 settembre 1926. Un luogo simbolico, scelto non a caso: il nipote Federico è stato proprio lui, a 11 anni, a togliere il drappo dalla lapide il 2 marzo 1980, quando San Siro venne ufficialmente intitolato a suo nonno.

Presenti, oltre agli autori, rappresentanti dell'Inter come Francesco Toldo, giornalisti e tifosi. Ospite d'eccezione il figlio di Mazzola, Sandro Jr. Detto Bulli, a cui la platea ha dedicato una standing ovation molto sentita dedicata al padre, il mitico Baffo da poco scomparso. Il filo conduttore della serata è stato anche l'attualità: il futuro dello stadio. Jaselli Meazza nelle scorse settimane ha ripetuto: "Il nome dello stadio è un pezzo di storia. Non parliamo solo di cemento e gradoni, ma di cultura e sentimenti che appartengono a Giuseppe Meazza", auspicando che anche nel nuovo impianto resti un riferimento al nonno: "Sperando di leggere da qualche parte Giuseppe Meazza. Ma non sarà casa".

 

Il libro: di cosa parla


L'ultima partita con la maglia dell'Inter diventa l'inizio del racconto. È il 29 giugno 1947, Meazza saluta i nerazzurri contro il Bologna. Da lì parte un racconto a salti temporali.

La struttura è doppia


La parte storica di Ronzulli: dall'infanzia a Porta Vittoria, all'esordio a 17 anni nell'Inter grazie a Arpad Weisz dopo la segnalazione di Fulvio Bernardini, agli scudetti, ai titoli di capocannoniere, alla trasformazione dell'Internazionale in Ambrosiana nel periodo fascista. 2. La parte familiare di Jaselli Meazza: materiale inedito di famiglia, ricordi personali, foto private e scatti con compagni, avversari e dirigenti. Il ritratto di un Peppino lontano dal campo: riservato, legato alla famiglia, che trasmetteva ai nipoti la passione e il rispetto per gli avversari.
Cuore del libro sono i due Mondiali vinti nel 1934 e 1938, che lo consacrano come - nelle parole di Gianfelice Facchetti , autore della prefazione- il primo vero giocatore "iconico" del calcio italiano, capace di diventare personaggio pubblico quando il rapporto tra sportivi e pubblico stava cambiando.

Non manca il legame intergenerazionale: fu proprio Peppino, responsabile del settore giovanile interista,  a dare a un giovanissimo Giacinto Facchetti la prima convocazione. Leggere Meazza mentre si discute se abbattere San Siro dà un senso diverso al libro. Come ha detto Jaselli: "Mio nonno inimitabile, che rammarico demolire lo stadio con il suo nome". Questo libro diventa, volutamente o no, l'argine di carta contro l'oblio.
 

Nel pieno delle celebrazioni per i 100 anni della Scala del Calcio, lo stadio Giuseppe Meazza ha ospitato la presentazione ufficiale di "Giuseppe Meazza. Storia di un mito" di Dario Ronzulli e Federico Jaselli Meazza, nipote del Balilla. L'evento si è tenuto nella cornice del Meazza, a pochi giorni dal centenario dell'inaugurazione del 19 settembre 1926. Un luogo simbolico, scelto non a caso: il nipote Federico è stato proprio lui, a 11 anni, a togliere il drappo dalla lapide il 2 marzo 1980, quando San Siro venne ufficialmente intitolato a suo nonno.

Presenti, oltre agli autori, rappresentanti dell'Inter come Francesco Toldo, giornalisti e tifosi. Ospite d'eccezione il figlio di Mazzola, Sandro Jr. Detto Bulli, a cui la platea ha dedicato una standing ovation molto sentita dedicata al padre, il mitico Baffo da poco scomparso. Il filo conduttore della serata è stato anche l'attualità: il futuro dello stadio. Jaselli Meazza nelle scorse settimane ha ripetuto: "Il nome dello stadio è un pezzo di storia. Non parliamo solo di cemento e gradoni, ma di cultura e sentimenti che appartengono a Giuseppe Meazza", auspicando che anche nel nuovo impianto resti un riferimento al nonno: "Sperando di leggere da qualche parte Giuseppe Meazza. Ma non sarà casa".

 

Il libro: di cosa parla

L'ultima partita con la maglia dell'Inter diventa l'inizio del racconto. È il 29 giugno 1947, Meazza saluta i nerazzurri contro il Bologna. Da lì parte un racconto a salti temporali.

La struttura è doppia

La parte storica di Ronzulli: dall'infanzia a Porta Vittoria, all'esordio a 17 anni nell'Inter grazie a Arpad Weisz dopo la segnalazione di Fulvio Bernardini, agli scudetti, ai titoli di capocannoniere, alla trasformazione dell'Internazionale in Ambrosiana nel periodo fascista. 2. La parte familiare di Jaselli Meazza: materiale inedito di famiglia, ricordi personali, foto private e scatti con compagni, avversari e dirigenti. Il ritratto di un Peppino lontano dal campo: riservato, legato alla famiglia, che trasmetteva ai nipoti la passione e il rispetto per gli avversari.Cuore del libro sono i due Mondiali vinti nel 1934 e 1938, che lo consacrano come - nelle parole di Gianfelice Facchetti , autore della prefazione- il primo vero giocatore "iconico" del calcio italiano, capace di diventare personaggio pubblico quando il rapporto tra sportivi e pubblico stava cambiando.

Non manca il legame intergenerazionale: fu proprio Peppino, responsabile del settore giovanile interista,  a dare a un giovanissimo Giacinto Facchetti la prima convocazione. Leggere Meazza mentre si discute se abbattere San Siro dà un senso diverso al libro. Come ha detto Jaselli: "Mio nonno inimitabile, che rammarico demolire lo stadio con il suo nome". Questo libro diventa, volutamente o no, l'argine di carta contro l'oblio.