Argentina nel caos, rivolta dei big: Lautaro può dire no alla Selección

Doveva essere l’inizio di un nuovo ciclo, rischia invece di trasformarsi in una vera e propria resa dei conti. L’Argentina vive uno dei momenti più delicati dell’era Scaloni, con una frattura che sembra essersi aperta tra la Federazione e alcuni dei giocatori più rappresentativi della Selección. 

La sconfitta nella finale del Mondiale contro la Spagna ha lasciato ferite profonde. Poi è arrivato l’addio di Lionel Messi, che a 39 anni ha deciso di chiudere definitivamente la propria straordinaria storia con l’Albiceleste. La sua uscita di scena ha privato la squadra non soltanto del calciatore più importante, ma soprattutto del punto di riferimento attorno al quale era stato costruito uno spogliatoio capace di vincere Mondiale e due Coppe America.  

Ma il problema adesso potrebbe diventare ancora più grande: Messi rischia di non essere l’unico grande nome a lasciare, almeno temporaneamente, la Selección

Lautaro, Dibu, Alvarez e gli altri: i big possono restare a casa

Lautaro Martinez

Nelle ultime ore si è fatta strada l’ipotesi che alcuni senatori possano decidere di non rispondere alla chiamata per i prossimi impegni dell’Argentina. Tra i nomi che circolano ci sono Lautaro Martínez, Emiliano “Dibu” Martínez, Julián Álvarez, Cristian Romero, Alexis Mac Allister e Rodrigo De Paul. 

Una situazione ancora tutta da verificare e che, al momento, non equivale a una rinuncia ufficiale alla Nazionale. Ma il solo fatto che uno scenario del genere abbia cominciato a circolare racconta quanto il clima sia diventato pesante. 

E non sarebbe nemmeno l’unico segnale. Leandro Paredes, dopo la pesante squalifica ricevuta per quanto accaduto al termine della finale mondiale, ha già ammesso pubblicamente che continuare con l’Argentina sarà difficile, spiegando che anche la decisione di Messi avrà un peso sulla sua scelta.  

Per Scaloni il rischio è evidente: trovarsi a dover gestire non un semplice ricambio generazionale, ma una diaspora improvvisa dei leader della sua Argentina.

La questione dei premi e la smentita dell’AFA

Ad aumentare la tensione ci sarebbe poi una questione economica. Secondo le indiscrezioni circolate in Argentina, una delle ragioni del malcontento sarebbe legata ai premi successivi al Mondiale, che avrebbero contribuito ad allontanare alcuni calciatori dalla Federazione. 

Su questo punto, tuttavia, esiste una versione nettamente diversa dell’AFA. 

Fonti federali hanno smentito l'esistenza di debiti nei confronti di Scaloni e dei giocatori, sostenendo che i compensi relativi ad amichevoli e qualificazioni siano regolarmente pagati. Quanto ai premi del Mondiale, la posizione riportata dall’ambiente federale è che la FIFA non avrebbe ancora effettuato il versamento alle federazioni, motivo per cui quelle somme non sarebbero ancora arrivate ai calciatori.  

Due versioni che, almeno per ora, non aiutano certamente a spegnere le polemiche. 

Samuel saluta, Scaloni resta al centro del caso 

Come se non bastasse, anche lo staff tecnico comincia a perdere pezzi. Walter Samuel lascerà la Selección alla fine del 2026, dopo otto anni trascorsi al fianco di Scaloni. Il suo contratto scade il 30 dicembre e l’ex difensore dell’Inter avrebbe già comunicato la volontà di iniziare una carriera da primo allenatore, con l’Europa come possibile destinazione. 

Non è un addio qualsiasi. Samuel è stato uno degli uomini più importanti e ascoltati dello staff che ha accompagnato l’Argentina nella sua straordinaria cavalcata degli ultimi anni. 

E poi c'è Lionel Scaloni

La situazione del commissario tecnico rimane uno dei punti centrali dell’intera vicenda. Il suo attuale accordo termina a dicembre e, dopo il Mondiale, lo stesso tecnico aveva spiegato che avrebbe proseguito fino alla fine dell’anno per poi confrontarsi con Claudio Tapia e valutare il proprio futuro. L’AFA vuole trattenerlo, ma la certezza definitiva sulla prosecuzione del ciclo ancora non c’è. 

Insomma, l’Argentina che dovrebbe ripartire dopo Messi si ritrova con Samuel in uscita, Scaloni da blindare e diversi senatori davanti a una possibile scelta.

Lautaro dice no all’Argentina? L’Inter osserva interessata

inter

Per Lautaro Martínez la Selección non è mai stata un impegno qualsiasi. Il Toro ha sempre raggiunto l’Argentina ogni volta che ne ha avuto la possibilità, affrontando viaggi intercontinentali, cambi di fuso orario e rientri spesso complicati pur di vestire la maglia dell’Albiceleste. 

Proprio per questo una sua eventuale decisione di saltare le prossime amichevoli avrebbe un significato enorme

Ma avrebbe anche una conseguenza molto concreta per Cristian Chivu. 

Se il capitano della Beneamata restasse a Milano durante la sosta, l’allenatore nerazzurro potrebbe averlo a disposizione   per un periodo insolitamente lungo. Al netto dei giorni di riposo concessi dallo staff, sarebbero settimane preziose per recuperare energie, lavorare sulla condizione atletica e preparare una fase della stagione nella quale l’Inter sarà chiamata a correre su due fronti. 

Scudetto e Champions League non concederanno pause. Avere un Lautaro fresco, senza voli transoceanici e senza partite con la Nazionale, potrebbe trasformarsi paradossalmente in un vantaggio importante per il mister. 

La Selección davanti a un bivio 

È questo il grande paradosso della vicenda. Ciò che rappresenterebbe un problema enorme per l’Argentina potrebbe diventare un’opportunità per l’Inter. 

Ma per la Selección la questione va molto oltre Lautaro. 

Dibu Martínez, Romero, De Paul, Mac Allister, Álvarez e lo stesso capitano nerazzurro rappresentano buona parte dell’ossatura sulla quale avrebbe dovuto nascere l’Argentina del dopo-Messi. Se anche soltanto alcuni di loro decidessero di fermarsi, Scaloni sarebbe costretto ad accelerare violentemente quel ricambio generazionale che avrebbe probabilmente preferito gestire con gradualità. 

Dopo la finale mondiale, inoltre, l’AFA ha già dovuto affrontare le conseguenze disciplinari di quanto accaduto contro la Spagna, comprese le squalifiche inflitte ad alcuni giocatori. La Federazione ha ottenuto dalla FIFA la possibilità di scontare le sanzioni anche nelle amichevoli, pur annunciando l'intenzione di proseguire con i ricorsi. 

Il clima, dunque, rimane incandescente.

Doveva essere l’inizio di un nuovo ciclo, rischia invece di trasformarsi in una vera e propria resa dei conti. L’Argentina vive uno dei momenti più delicati dell’era Scaloni, con una frattura che sembra essersi aperta tra la Federazione e alcuni dei giocatori più rappresentativi della Selección.

La sconfitta nella finale del Mondiale contro la Spagna ha lasciato ferite profonde. Poi è arrivato l’addio di Lionel Messi, che a 39 anni ha deciso di chiudere definitivamente la propria straordinaria storia con l’Albiceleste. La sua uscita di scena ha privato la squadra non soltanto del calciatore più importante, ma soprattutto del punto di riferimento attorno al quale era stato costruito uno spogliatoio capace di vincere Mondiale e due Coppe America.

Ma il problema adesso potrebbe diventare ancora più grande: Messi rischia di non essere l’unico grande nome a lasciare, almeno temporaneamente, la Selección.

Lautaro, Dibu, Alvarez e gli altri: i big possono restare a casa

Lautaro Martinez

Nelle ultime ore si è fatta strada l’ipotesi che alcuni senatori possano decidere di non rispondere alla chiamata per i prossimi impegni dell’Argentina. Tra i nomi che circolano ci sono Lautaro Martínez, Emiliano “Dibu” Martínez, Julián Álvarez, Cristian Romero, Alexis Mac Allister e Rodrigo De Paul.

Una situazione ancora tutta da verificare e che, al momento, non equivale a una rinuncia ufficiale alla Nazionale. Ma il solo fatto che uno scenario del genere abbia cominciato a circolare racconta quanto il clima sia diventato pesante.

E non sarebbe nemmeno l’unico segnale. Leandro Paredes, dopo la pesante squalifica ricevuta per quanto accaduto al termine della finale mondiale, ha già ammesso pubblicamente che continuare con l’Argentina sarà difficile, spiegando che anche la decisione di Messi avrà un peso sulla sua scelta.

Per Scaloni il rischio è evidente: trovarsi a dover gestire non un semplice ricambio generazionale, ma una diaspora improvvisa dei leader della sua Argentina.

La questione dei premi e la smentita dell’AFA

Ad aumentare la tensione ci sarebbe poi una questione economica. Secondo le indiscrezioni circolate in Argentina, una delle ragioni del malcontento sarebbe legata ai premi successivi al Mondiale, che avrebbero contribuito ad allontanare alcuni calciatori dalla Federazione.

Su questo punto, tuttavia, esiste una versione nettamente diversa dell’AFA.

Fonti federali hanno smentito l'esistenza di debiti nei confronti di Scaloni e dei giocatori, sostenendo che i compensi relativi ad amichevoli e qualificazioni siano regolarmente pagati. Quanto ai premi del Mondiale, la posizione riportata dall’ambiente federale è che la FIFA non avrebbe ancora effettuato il versamento alle federazioni, motivo per cui quelle somme non sarebbero ancora arrivate ai calciatori.

Due versioni che, almeno per ora, non aiutano certamente a spegnere le polemiche.

Samuel saluta, Scaloni resta al centro del caso 

Come se non bastasse, anche lo staff tecnico comincia a perdere pezzi. Walter Samuel lascerà la Selección alla fine del 2026, dopo otto anni trascorsi al fianco di Scaloni. Il suo contratto scade il 30 dicembre e l’ex difensore dell’Inter avrebbe già comunicato la volontà di iniziare una carriera da primo allenatore, con l’Europa come possibile destinazione.

Non è un addio qualsiasi. Samuel è stato uno degli uomini più importanti e ascoltati dello staff che ha accompagnato l’Argentina nella sua straordinaria cavalcata degli ultimi anni.

E poi c'è Lionel Scaloni.

La situazione del commissario tecnico rimane uno dei punti centrali dell’intera vicenda. Il suo attuale accordo termina a dicembre e, dopo il Mondiale, lo stesso tecnico aveva spiegato che avrebbe proseguito fino alla fine dell’anno per poi confrontarsi con Claudio Tapia e valutare il proprio futuro. L’AFA vuole trattenerlo, ma la certezza definitiva sulla prosecuzione del ciclo ancora non c’è.

Insomma, l’Argentina che dovrebbe ripartire dopo Messi si ritrova con Samuel in uscita, Scaloni da blindare e diversi senatori davanti a una possibile scelta.

Lautaro dice no all’Argentina? L’Inter osserva interessata

inter

Per Lautaro Martínez la Selección non è mai stata un impegno qualsiasi. Il Toro ha sempre raggiunto l’Argentina ogni volta che ne ha avuto la possibilità, affrontando viaggi intercontinentali, cambi di fuso orario e rientri spesso complicati pur di vestire la maglia dell’Albiceleste.

Proprio per questo una sua eventuale decisione di saltare le prossime amichevoli avrebbe un significato enorme.

Ma avrebbe anche una conseguenza molto concreta per Cristian Chivu.

Se il capitano della Beneamata restasse a Milano durante la sosta, l’allenatore nerazzurro potrebbe averlo a disposizione   per un periodo insolitamente lungo. Al netto dei giorni di riposo concessi dallo staff, sarebbero settimane preziose per recuperare energie, lavorare sulla condizione atletica e preparare una fase della stagione nella quale l’Inter sarà chiamata a correre su due fronti.

Scudetto e Champions League non concederanno pause. Avere un Lautaro fresco, senza voli transoceanici e senza partite con la Nazionale, potrebbe trasformarsi paradossalmente in un vantaggio importante per il mister.

La Selección davanti a un bivio 

È questo il grande paradosso della vicenda. Ciò che rappresenterebbe un problema enorme per l’Argentina potrebbe diventare un’opportunità per l’Inter.

Ma per la Selección la questione va molto oltre Lautaro.

Dibu Martínez, Romero, De Paul, Mac Allister, Álvarez e lo stesso capitano nerazzurro rappresentano buona parte dell’ossatura sulla quale avrebbe dovuto nascere l’Argentina del dopo-Messi. Se anche soltanto alcuni di loro decidessero di fermarsi, Scaloni sarebbe costretto ad accelerare violentemente quel ricambio generazionale che avrebbe probabilmente preferito gestire con gradualità.

Dopo la finale mondiale, inoltre, l’AFA ha già dovuto affrontare le conseguenze disciplinari di quanto accaduto contro la Spagna, comprese le squalifiche inflitte ad alcuni giocatori. La Federazione ha ottenuto dalla FIFA la possibilità di scontare le sanzioni anche nelle amichevoli, pur annunciando l'intenzione di proseguire con i ricorsi.

Il clima, dunque, rimane incandescente.