Se chiedessimo a un bambino italiano quale sia il suo sogno più ricorrente, probabilmente risponderebbe sempre allo stesso modo: segnare una tripletta, a San Siro, in una notte di Champions League. C’è solo un problema in questa narrazione: prima o poi, la mattina arriva. Milioni di ragazzini si svegliano e tornano alla realtà. Uno, però, no. Il suo nome è Nicolò Tresoldi, italiano di nascita e milanista nel cuore.
Era la sua partita
Questa partita, per lui, non poteva essere come tutte le altre. Intorno alla sfida aleggiava una mistica che soltanto un derby contro l’Inter può regalare. Interpellato dai giornalisti prima del match, il giovane attaccante aveva dichiarato: «Per me è un derby. Giocare contro l’Inter, da milanista, è un sogno. Spero di godermi questi 90 minuti e di divertirmi il più possibile». Tresoldi si è divertito eccome, facendo impazzire i tifosi nerazzurri e mandando in estasi quelli rossoneri. Dopo una prestazione del genere, sui social è già partita la richiesta: il suo nome deve finire sul taccuino della dirigenza del Milan. Perché, quando un giocatore dimostra di saper brillare proprio nella notte più dove in pochi brillano, è inevitabile che i tifosi inizino a immaginarlo con la propria maglia. A rafforzare questa suggestione ci ha pensato anche il padre Emanuele, ex difensore dell’Atalanta, che ha ribadito le ambizioni del figlio: «Il suo sogno è indossare la maglia del Milan. E se lo chiamasse l’Inter? Non sono affatto sicuro che accetterebbe». Parole che alimentano ulteriormente il sogno rossonero. Il messaggio sembra chiaro: Milano sì, ma con il diavolo sul petto.
Ora la burocrazia
Ma il futuro di Tresoldi non si gioca soltanto sul mercato. Nato a Cagliari e cresciuto calcisticamente in Germania, il classe 2004 si trova davanti a una scelta altrettanto importante: vestire la maglia della Nazionale italiana oppure quella tedesca? Trasferitosi in Germania a soli 13 anni, Nicolò è cresciuto nel settore giovanile dell’Hannover, fino ad arrivare all’esordio tra i professionisti. Il suo percorso, arricchito da 16 gol in 26 partite, ha attirato l’attenzione di entrambe le federazioni. Anche il commissario tecnico Roberto Mancini si era espresso sulla questione, scherzando sulla sua doppia appartenenza: «Ha detto che si sente al 50% italiano e al 50% tedesco. Speriamo che da giugno sarà 51% italiano e 49% tedesco». Mentre l’Italia sogna di convincerlo, Tresoldi sembra mantenere la calma. Ha parlato con entrambi gli staff tecnici e con le rispettive federazioni, spiegando le proprie motivazioni. Il legame con la Germania, dove ha trascorso gli anni decisivi della sua formazione, non è certo da sottovalutare: oltre al calcio, ci sono le amicizie, le esperienze e le persone che lo hanno accompagnato nella crescita. Intanto, dopo aver fatto sognare metà Milano e fatto disperare l’altra, Tresoldi si gode il momento. E chissà che un giorno quel sogno di bambino non diventi realtà: una notte europea a San Siro, una tripletta e, magari, una maglia rossonera addosso. Perché certi sogni iniziano in una notte e finiscono per diventare una storia da raccontare.
Se chiedessimo a un bambino italiano quale sia il suo sogno più ricorrente, probabilmente risponderebbe sempre allo stesso modo: segnare una tripletta, a San Siro, in una notte di Champions League. C’è solo un problema in questa narrazione: prima o poi, la mattina arriva. Milioni di ragazzini si svegliano e tornano alla realtà. Uno, però, no. Il suo nome è Nicolò Tresoldi, italiano di nascita e milanista nel cuore.
Era la sua partita
Questa partita, per lui, non poteva essere come tutte le altre. Intorno alla sfida aleggiava una mistica che soltanto un derby contro l’Inter può regalare. Interpellato dai giornalisti prima del match, il giovane attaccante aveva dichiarato: «Per me è un derby. Giocare contro l’Inter, da milanista, è un sogno. Spero di godermi questi 90 minuti e di divertirmi il più possibile». Tresoldi si è divertito eccome, facendo impazzire i tifosi nerazzurri e mandando in estasi quelli rossoneri. Dopo una prestazione del genere, sui social è già partita la richiesta: il suo nome deve finire sul taccuino della dirigenza del Milan. Perché, quando un giocatore dimostra di saper brillare proprio nella notte più dove in pochi brillano, è inevitabile che i tifosi inizino a immaginarlo con la propria maglia. A rafforzare questa suggestione ci ha pensato anche il padre Emanuele, ex difensore dell’Atalanta, che ha ribadito le ambizioni del figlio: «Il suo sogno è indossare la maglia del Milan. E se lo chiamasse l’Inter? Non sono affatto sicuro che accetterebbe». Parole che alimentano ulteriormente il sogno rossonero. Il messaggio sembra chiaro: Milano sì, ma con il diavolo sul petto.
Ora la burocrazia
Ma il futuro di Tresoldi non si gioca soltanto sul mercato. Nato a Cagliari e cresciuto calcisticamente in Germania, il classe 2004 si trova davanti a una scelta altrettanto importante: vestire la maglia della Nazionale italiana oppure quella tedesca? Trasferitosi in Germania a soli 13 anni, Nicolò è cresciuto nel settore giovanile dell’Hannover, fino ad arrivare all’esordio tra i professionisti. Il suo percorso, arricchito da 16 gol in 26 partite, ha attirato l’attenzione di entrambe le federazioni. Anche il commissario tecnico Roberto Mancini si era espresso sulla questione, scherzando sulla sua doppia appartenenza: «Ha detto che si sente al 50% italiano e al 50% tedesco. Speriamo che da giugno sarà 51% italiano e 49% tedesco». Mentre l’Italia sogna di convincerlo, Tresoldi sembra mantenere la calma. Ha parlato con entrambi gli staff tecnici e con le rispettive federazioni, spiegando le proprie motivazioni. Il legame con la Germania, dove ha trascorso gli anni decisivi della sua formazione, non è certo da sottovalutare: oltre al calcio, ci sono le amicizie, le esperienze e le persone che lo hanno accompagnato nella crescita. Intanto, dopo aver fatto sognare metà Milano e fatto disperare l’altra, Tresoldi si gode il momento. E chissà che un giorno quel sogno di bambino non diventi realtà: una notte europea a San Siro, una tripletta e, magari, una maglia rossonera addosso. Perché certi sogni iniziano in una notte e finiscono per diventare una storia da raccontare.