Radja Nainggolan ha raccontato di aver letto la notizia dopo l’allenamento. Era uscito dal campo con il sorriso, poi ha saputo che la procura di Bruxelles aveva chiesto per lui due anni di carcere e una sanzione pecuniaria da 105 mila euro. Il Ninja, oggi al Patro Eisden nella seconda divisione belga, ha reagito il 2 novembre nel podcast Ongefilterd: «Non ho fatto nulla con cattive intenzioni». La richiesta del pubblico ministero risale al 30 ottobre. A decidere sarà il tribunale di Bruxelles, dove l’ex nazionale belga risponde della sola accusa di riciclaggio.
Dal porto di Anversa alla notte in cella

L’inchiesta parte nel marzo 2023. Gli investigatori belgi cercano di ricostruire la rotta di un gruppo che, secondo la procura, avrebbe importato cocaina dal Sud America attraverso il porto di Anversa per poi distribuirla in Belgio. Dopo mesi di intercettazioni e pedinamenti, a fine gennaio 2025 la polizia giudiziaria federale di Bruxelles esegue una trentina di perquisizioni e 18 arresti. Nel corso dell’operazione vengono sequestrati, tra le altre cose, cocaina, denaro contante, armi e orologi di lusso. Fra le persone fermate c’è anche Nainggolan, che trascorre una notte in cella prima di essere rimesso in libertà con condizioni.
Rinvio a giudizio solo per riciclaggio
In quella prima fase a Nainggolan viene contestata la partecipazione a un’organizzazione criminale. La sua posizione cambia con il passaggio al processo. Nel marzo 2026 la camera di consiglio di Bruxelles rinvia a giudizio 16 persone e dispone che per altre tre il procedimento non prosegua. Per il calciatore il rinvio riguarda esclusivamente il riciclaggio. Le contestazioni relative al traffico di droga e all’appartenenza all’organizzazione restano fuori dal suo capo d’imputazione. Per i presunti vertici del gruppo, la procura ha chiesto pene fino a 14 anni di reclusione.
I contanti, i bonifici e le causali dei lavori edili
Il nome di Nainggolan entra nel fascicolo attraverso Nasr-Eddine Sekkaki, dal quale, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto in contanti oltre 100 mila euro nell’arco di pochi mesi. La somma oggetto della contestazione è 105.500 euro. Il denaro sarebbe poi stato restituito a rate, con bonifici sul conto della madre di Sekkaki. Nelle causali comparivano riferimenti a lavori edili che, nella ricostruzione della procura, sarebbero stati fittizi.
Per il pubblico ministero, quel passaggio dal contante ai bonifici serviva a mascherare l’origine illecita delle somme. La procura ritiene inoltre che i dati estratti dal telefono del calciatore mostrino che Nainggolan era consapevole dell’operazione e del favore che stava facendo a Sekkaki. È su questa lettura dei movimenti di denaro e dei dati del telefono che si concentra lo scontro con la difesa.
Le due versioni del calciatore e la replica della difesa

Durante l’inchiesta il centrocampista ha cambiato versione su chi avesse prestato il denaro a chi. In un primo momento aveva dichiarato di averlo dato lui a Sekkaki per amicizia. Successivamente ha raccontato il contrario. A suo dire, era stato lui a chiedere un prestito perché, dopo il divorzio, aveva i conti italiani bloccati e aveva bisogno di liquidità. Ha anche sostenuto di aver appreso dai media, dopo l’arresto, dei precedenti di Sekkaki.
I legali Mounir e Omar Souidi contestano che il giocatore sapesse di contribuire a un’operazione di riciclaggio. Mounir Souidi ha sostenuto pubblicamente che anche l’unica accusa rimasta è priva di fondamento e ha annunciato che la difesa punterà alla piena assoluzione. Nainggolan, dal canto suo, ha detto di avere fiducia negli avvocati e di voler lasciare che il giudice faccia il proprio lavoro. Nel podcast ha parlato anche dei figli più grandi e del peso che può avere per loro leggere a scuola le notizie sul padre.
Il 13 novembre tocca agli avvocati
Al 6 novembre, il prossimo passaggio è fissato per venerdì 13 novembre, quando i Souidi esporranno le ragioni della difesa davanti al tribunale. I giudici dovranno valutare due questioni distinte: da dove provenivano quei soldi e che cosa Nainggolan sapesse della loro origine quando li ha ricevuti e ha disposto i bonifici. Le causali dei versamenti, i dati del telefono e le spiegazioni del giocatore sono gli elementi su cui accusa e difesa offrono letture diverse. La richiesta di due anni è sul tavolo. La decisione sulla responsabilità del Ninja spetta ancora al tribunale.
Radja Nainggolan ha raccontato di aver letto la notizia dopo l’allenamento. Era uscito dal campo con il sorriso, poi ha saputo che la procura di Bruxelles aveva chiesto per lui due anni di carcere e una sanzione pecuniaria da 105 mila euro. Il Ninja, oggi al Patro Eisden nella seconda divisione belga, ha reagito il 2 novembre nel podcast Ongefilterd: «Non ho fatto nulla con cattive intenzioni». La richiesta del pubblico ministero risale al 30 ottobre. A decidere sarà il tribunale di Bruxelles, dove l’ex nazionale belga risponde della sola accusa di riciclaggio.
Dal porto di Anversa alla notte in cella

L’inchiesta parte nel marzo 2023. Gli investigatori belgi cercano di ricostruire la rotta di un gruppo che, secondo la procura, avrebbe importato cocaina dal Sud America attraverso il porto di Anversa per poi distribuirla in Belgio. Dopo mesi di intercettazioni e pedinamenti, a fine gennaio 2025 la polizia giudiziaria federale di Bruxelles esegue una trentina di perquisizioni e 18 arresti. Nel corso dell’operazione vengono sequestrati, tra le altre cose, cocaina, denaro contante, armi e orologi di lusso. Fra le persone fermate c’è anche Nainggolan, che trascorre una notte in cella prima di essere rimesso in libertà con condizioni.
Rinvio a giudizio solo per riciclaggio
In quella prima fase a Nainggolan viene contestata la partecipazione a un’organizzazione criminale. La sua posizione cambia con il passaggio al processo. Nel marzo 2026 la camera di consiglio di Bruxelles rinvia a giudizio 16 persone e dispone che per altre tre il procedimento non prosegua. Per il calciatore il rinvio riguarda esclusivamente il riciclaggio. Le contestazioni relative al traffico di droga e all’appartenenza all’organizzazione restano fuori dal suo capo d’imputazione. Per i presunti vertici del gruppo, la procura ha chiesto pene fino a 14 anni di reclusione.
I contanti, i bonifici e le causali dei lavori edili
Il nome di Nainggolan entra nel fascicolo attraverso Nasr-Eddine Sekkaki, dal quale, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto in contanti oltre 100 mila euro nell’arco di pochi mesi. La somma oggetto della contestazione è 105.500 euro. Il denaro sarebbe poi stato restituito a rate, con bonifici sul conto della madre di Sekkaki. Nelle causali comparivano riferimenti a lavori edili che, nella ricostruzione della procura, sarebbero stati fittizi.
Per il pubblico ministero, quel passaggio dal contante ai bonifici serviva a mascherare l’origine illecita delle somme. La procura ritiene inoltre che i dati estratti dal telefono del calciatore mostrino che Nainggolan era consapevole dell’operazione e del favore che stava facendo a Sekkaki. È su questa lettura dei movimenti di denaro e dei dati del telefono che si concentra lo scontro con la difesa.
Le due versioni del calciatore e la replica della difesa

Durante l’inchiesta il centrocampista ha cambiato versione su chi avesse prestato il denaro a chi. In un primo momento aveva dichiarato di averlo dato lui a Sekkaki per amicizia. Successivamente ha raccontato il contrario. A suo dire, era stato lui a chiedere un prestito perché, dopo il divorzio, aveva i conti italiani bloccati e aveva bisogno di liquidità. Ha anche sostenuto di aver appreso dai media, dopo l’arresto, dei precedenti di Sekkaki.
I legali Mounir e Omar Souidi contestano che il giocatore sapesse di contribuire a un’operazione di riciclaggio. Mounir Souidi ha sostenuto pubblicamente che anche l’unica accusa rimasta è priva di fondamento e ha annunciato che la difesa punterà alla piena assoluzione. Nainggolan, dal canto suo, ha detto di avere fiducia negli avvocati e di voler lasciare che il giudice faccia il proprio lavoro. Nel podcast ha parlato anche dei figli più grandi e del peso che può avere per loro leggere a scuola le notizie sul padre.
Il 13 novembre tocca agli avvocati
Al 6 novembre, il prossimo passaggio è fissato per venerdì 13 novembre, quando i Souidi esporranno le ragioni della difesa davanti al tribunale. I giudici dovranno valutare due questioni distinte: da dove provenivano quei soldi e che cosa Nainggolan sapesse della loro origine quando li ha ricevuti e ha disposto i bonifici. Le causali dei versamenti, i dati del telefono e le spiegazioni del giocatore sono gli elementi su cui accusa e difesa offrono letture diverse. La richiesta di due anni è sul tavolo. La decisione sulla responsabilità del Ninja spetta ancora al tribunale.