La Juve fa le cose semplici e torna a vincere: Atalanta ancora troppo poco “sarriana”

Non serviva un esercizio di stile, bensì una risposta concreta. La Juve la trova contro l’Atalanta con una prestazione forse non memorabile ma certamente utile per ritrovare ordine e certezze prima della sosta. I bianconeri sfruttano con cinismo gli episodi favorevoli, difendono con attenzione e gestiscono bene le varie fasi della partita. Più complessa la serata della Dea: qualche traccia del calcio di Sarri comincia a intravedersi ma gli ingranaggi restano ancora poco fluidi e la produzione offensiva troppo modesta. Il 2-0 finale rispecchia dunque quanto visto in campo.

La Juve non strafà ma ritrova i fondamentali: Conceição stavolta non sbaglia

La Juve parte con idee semplici ma piuttosto chiare. Il pallone passa spesso dalla destra, dove Conceição viene cercato per creare superiorità nell’uno contro uno, mentre Kolo Muani alterna attacchi alla profondità e un prezioso lavoro spalle alla porta. Senza possesso, invece, Nico Gonzalez si abbassa sull’esterno contribuendo a formare una linea a cinque: un accorgimento che racconta bene l’attenzione di Spalletti all’equilibrio prima ancora che allo spettacolo. La partita resta tattica e povera di grandi occasioni, finché al primo vero cedimento della retroguardia orobica la Juve colpisce: Alajbegovic serve Celik sulla sinistra, traversone rasoterra e Conceição, dimenticato sul lato opposto, appoggia l’1-0.

È qui che emerge forse il merito principale dei bianconeri, ovvero quello di non perdere mai la struttura. Anche quando l’Atalanta prova ad aumentare il possesso, Bremer e Lucumì controllano bene l’area, mentre Kolo Muani svolge un lavoro enorme anche senza segnare, arrivando addirittura a salvare sulla linea il colpo di testa di Kristensen nella ripresa. In generale, la Juve sfrutta bene l’ampiezza, accetta qualche fase di sofferenza e, quando le squadre cominciano ad allungarsi, torna a prendere campo. Non è una Vecchia Signora scintillante ma è finalmente una squadra capace di capire cosa richiede la partita.

All'Atalanta manca un rigore ma produce troppo poco, un'incornata di Bremer chiude i conti

La Dea esce dallo Stadium con più di qualcosa da recriminare, soprattutto sull’episodio della trattenuta di Kalulu ai danni di Rowe, non sanzionata e neppure corretta dal VAR. Per il resto, però, il problema della squadra ospite è soprattutto nella quantità e nella qualità di ciò che riesce a costruire nell'ultimo terzo di campo. Il tentativo di palleggiare e alzare progressivamente il baricentro c’è, così come si intravedono alcune combinazioni e la volontà di muovere il pallone per trovare gli uomini tra le linee. Troppo spesso, però, Krstovic rimane isolato dentro l’area e l’ultimo passaggio non arriva. Anche De Ketelaere e Rowe alternano buone iniziative a parecchia imprecisione.

Sarri prova ad aumentare il peso offensivo avvalendosi delle sostituzioni e per qualche minuto l'Atalanta sembra poter alzare la pressione. Proprio quando gli ospiti stavano crescendo, però, arriva il colpo che chiude la partita: sul corner tagliato di Zhegrova, Bremer buca la difesa a zona e incorna il 2-0. Da lì, la Dea accusa il contraccolpo e la Juve può amministrare anche attraverso il palleggio, sfiorando persino il tris nei minuti finali.

Il tecnico di Certaldo può così affrontare la pausa con maggiore serenità dopo due gare senza vittorie. Il collega conterraneo, invece, arriva alla sosta con la terza sconfitta consecutiva e con un lavoro ancora evidente da completare: le idee cominciano a vedersi ma devono ancora trasformarsi in automatismi e, soprattutto, in pericolosità concreta.

Non serviva un esercizio di stile, bensì una risposta concreta. La Juve la trova contro l’Atalanta con una prestazione forse non memorabile ma certamente utile per ritrovare ordine e certezze prima della sosta. I bianconeri sfruttano con cinismo gli episodi favorevoli, difendono con attenzione e gestiscono bene le varie fasi della partita. Più complessa la serata della Dea: qualche traccia del calcio di Sarri comincia a intravedersi ma gli ingranaggi restano ancora poco fluidi e la produzione offensiva troppo modesta. Il 2-0 finale rispecchia dunque quanto visto in campo.

La Juve non strafà ma ritrova i fondamentali: Conceição stavolta non sbaglia

La Juve parte con idee semplici ma piuttosto chiare. Il pallone passa spesso dalla destra, dove Conceição viene cercato per creare superiorità nell’uno contro uno, mentre Kolo Muani alterna attacchi alla profondità e un prezioso lavoro spalle alla porta. Senza possesso, invece, Nico Gonzalez si abbassa sull’esterno contribuendo a formare una linea a cinque: un accorgimento che racconta bene l’attenzione di Spalletti all’equilibrio prima ancora che allo spettacolo. La partita resta tattica e povera di grandi occasioni, finché al primo vero cedimento della retroguardia orobica la Juve colpisce: Alajbegovic serve Celik sulla sinistra, traversone rasoterra e Conceição, dimenticato sul lato opposto, appoggia l’1-0.

È qui che emerge forse il merito principale dei bianconeri, ovvero quello di non perdere mai la struttura. Anche quando l’Atalanta prova ad aumentare il possesso, Bremer e Lucumì controllano bene l’area, mentre Kolo Muani svolge un lavoro enorme anche senza segnare, arrivando addirittura a salvare sulla linea il colpo di testa di Kristensen nella ripresa. In generale, la Juve sfrutta bene l’ampiezza, accetta qualche fase di sofferenza e, quando le squadre cominciano ad allungarsi, torna a prendere campo. Non è una Vecchia Signora scintillante ma è finalmente una squadra capace di capire cosa richiede la partita.

All'Atalanta manca un rigore ma produce troppo poco, un'incornata di Bremer chiude i conti

La Dea esce dallo Stadium con più di qualcosa da recriminare, soprattutto sull’episodio della trattenuta di Kalulu ai danni di Rowe, non sanzionata e neppure corretta dal VAR. Per il resto, però, il problema della squadra ospite è soprattutto nella quantità e nella qualità di ciò che riesce a costruire nell'ultimo terzo di campo. Il tentativo di palleggiare e alzare progressivamente il baricentro c’è, così come si intravedono alcune combinazioni e la volontà di muovere il pallone per trovare gli uomini tra le linee. Troppo spesso, però, Krstovic rimane isolato dentro l’area e l’ultimo passaggio non arriva. Anche De Ketelaere e Rowe alternano buone iniziative a parecchia imprecisione.

Sarri prova ad aumentare il peso offensivo avvalendosi delle sostituzioni e per qualche minuto l'Atalanta sembra poter alzare la pressione. Proprio quando gli ospiti stavano crescendo, però, arriva il colpo che chiude la partita: sul corner tagliato di Zhegrova, Bremer buca la difesa a zona e incorna il 2-0. Da lì, la Dea accusa il contraccolpo e la Juve può amministrare anche attraverso il palleggio, sfiorando persino il tris nei minuti finali.

Il tecnico di Certaldo può così affrontare la pausa con maggiore serenità dopo due gare senza vittorie. Il collega conterraneo, invece, arriva alla sosta con la terza sconfitta consecutiva e con un lavoro ancora evidente da completare: le idee cominciano a vedersi ma devono ancora trasformarsi in automatismi e, soprattutto, in pericolosità concreta.