L'Inter e il mondo del calcio piangono la scomparsa di Mazzola: i dettagli dei funerali

L'Inter e il calcio italiano piangono la scomparsa di Sandro Mazzola, a soli 83 anni, icona indiscussa dell'Inter e protagonista indimenticabile della nazionale italiana. Nonostante il peso di un cognome ingombrante e il dolore per la tragedia di Superga, che gli tolse il padre Valentino, capitano del Grande Torino, riuscì a costruirsi una carriera leggendaria legata ai colori dell'Inter. I funerali si svolgeranno presso la basilica di Sant’Ambrogio a Milano lunedì 21 settembre alle ore 14:45

Originario di Cassano d'Adda, venne scoperto da Benito Lorenzi, storico attaccante nerazzurro soprannominato "Veleno". Sotto la guida di Giuseppe Meazza, allenatore della Primavera, raggiunse la prima squadra guidata da Helenio Herrera, con il quale scrisse pagine memorabili della Grande Inter.

L'esordio da record e l'epopea con la Grande Inter

L'esordio tra i grandi avvenne il 10 giugno 1961, quando Angelo Moratti, per protesta, decise di mandare a Torino contro la Juventus una formazione di giovani giocatori. In quell'occasione arrivò la prima, ma inutile, rete di Sandro su rigore: finì 9 a 1, ma sancì la nascita di quella che sarebbe diventata un'icona del calcio italiano. Il "Mago" Herrera lo trasformò da centravanti atipico a centrocampista offensivo, grazie alla sua eccellente tecnica e alla spiccata visione di gioco.

L'avventura all'Inter finì nel 1977 con la finale di Coppa Italia persa contro il Milan, famosa per la citazione dantesca. In maglia nerazzurra ha collezionato 565 presenze e 161 reti complessive, conquistando 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.

La maglia azzurra e la storica staffetta con Rivera

Mazzola e Rivera in in un derby di Milano

Il 12 maggio 1963 esordì a San Siro nel 3-0 inflitto al Brasile di Pelé, con la rete dal dischetto. Dopo la delusione dei Mondiali del 1966 contro la Corea del Nord, il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi decise di puntare su di lui per la rinascita della nazionale, che vide Mazzola affiancato da Gianni Rivera: amico in nazionale, rivale rossonero nella stracittadina.

Un connubbio che portò alla conquista dello storico Europeo del 1968 e alla finale dei Mondiali messicani del 1970, superando la Germania Ovest nella "Partita del Secolo", finita 4-3. In azzurro ha segnato 22 gol in 70 presenze.

Il ritorno da dirigente e l'eredità lasciata al club

Dopo aver lasciato il calcio giocato, Mazzola proseguì la sua carriera come direttore sportivo del Genoa e del Torino, prima di arrivare all'Inter di Massimo Moratti, dove tra i colpi di mercato quello più ricordato porta al nome di Ronaldo "Il Fenomeno", nell'estate del 1997.

Una vita segnata dall'amore per il calcio e per l'Inter che purtroppo lascerà un vuoto incolmabile in chi lo ha ammirato in campo e fuori.

L'Inter e il calcio italiano piangono la scomparsa di Sandro Mazzola, a soli 83 anni, icona indiscussa dell'Inter e protagonista indimenticabile della nazionale italiana. Nonostante il peso di un cognome ingombrante e il dolore per la tragedia di Superga, che gli tolse il padre Valentino, capitano del Grande Torino, riuscì a costruirsi una carriera leggendaria legata ai colori dell'Inter. I funerali si svolgeranno presso la basilica di Sant’Ambrogio a Milano lunedì 21 settembre alle ore 14:45

Originario di Cassano d'Adda, venne scoperto da Benito Lorenzi, storico attaccante nerazzurro soprannominato "Veleno". Sotto la guida di Giuseppe Meazza, allenatore della Primavera, raggiunse la prima squadra guidata da Helenio Herrera, con il quale scrisse pagine memorabili della Grande Inter.

L'esordio da record e l'epopea con la Grande Inter

L'esordio tra i grandi avvenne il 10 giugno 1961, quando Angelo Moratti, per protesta, decise di mandare a Torino contro la Juventus una formazione di giovani giocatori. In quell'occasione arrivò la prima, ma inutile, rete di Sandro su rigore: finì 9 a 1, ma sancì la nascita di quella che sarebbe diventata un'icona del calcio italiano. Il "Mago" Herrera lo trasformò da centravanti atipico a centrocampista offensivo, grazie alla sua eccellente tecnica e alla spiccata visione di gioco.

L'avventura all'Inter finì nel 1977 con la finale di Coppa Italia persa contro il Milan, famosa per la citazione dantesca. In maglia nerazzurra ha collezionato 565 presenze e 161 reti complessive, conquistando 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.

La maglia azzurra e la storica staffetta con Rivera

Mazzola e Rivera in in un derby di Milano

Il 12 maggio 1963 esordì a San Siro nel 3-0 inflitto al Brasile di Pelé, con la rete dal dischetto. Dopo la delusione dei Mondiali del 1966 contro la Corea del Nord, il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi decise di puntare su di lui per la rinascita della nazionale, che vide Mazzola affiancato da Gianni Rivera: amico in nazionale, rivale rossonero nella stracittadina.

Un connubbio che portò alla conquista dello storico Europeo del 1968 e alla finale dei Mondiali messicani del 1970, superando la Germania Ovest nella "Partita del Secolo", finita 4-3. In azzurro ha segnato 22 gol in 70 presenze.

Il ritorno da dirigente e l'eredità lasciata al club

Dopo aver lasciato il calcio giocato, Mazzola proseguì la sua carriera come direttore sportivo del Genoa e del Torino, prima di arrivare all'Inter di Massimo Moratti, dove tra i colpi di mercato quello più ricordato porta al nome di Ronaldo "Il Fenomeno", nell'estate del 1997.

Una vita segnata dall'amore per il calcio e per l'Inter che purtroppo lascerà un vuoto incolmabile in chi lo ha ammirato in campo e fuori.