A Napoli basta poco perché l’entusiasmo diventi preoccupazione e altrettanto poco perché un allenatore finisca sotto esame. Massimiliano Allegri lo sapeva quando ha accettato una delle panchine più complicate e affascinanti d’Italia.
Ma probabilmente neppure lui immaginava di ritrovarsi, dopo appena quattro partite ufficiali, a dover già rispondere a domande sul futuro del suo Napoli.
Dopo il 2-0 ottenuto all'esordio contro il Genoa sono infatti arrivate tre sconfitte consecutive: 1-2 contro il Como, 3-2 contro l’Inter e 0-1 contro l’Arsenal. Una sequenza che inevitabilmente pesa, anche perché nelle due stagioni precedenti con Conte il Napoli non aveva mai perso tre gare consecutive.
Tre sconfitte, però, molto diverse tra loro.
Il Como accende il primo allarme

Il vero campanello d’allarme è probabilmente la sconfitta casalinga contro il Como.
Il problema non è soltanto il risultato. È la sensazione di una squadra ancora poco equilibrata, vulnerabile nelle transizioni e soprattutto incapace di leggere alcuni momenti della partita.
Lo riconosce lo stesso Allegri: il Napoli deve essere più cattivo e meno leggero difensivamente. I due gol del Como nascono infatti da situazioni sulle quali gli azzurri avrebbero potuto fare decisamente meglio.
Ed è proprio qui che nasce il primo paradosso: una squadra allenata da Allegri che concede troppo. Per un tecnico che ha costruito gran parte della propria carriera sull’equilibrio, sulla gestione dei momenti e sull’attenzione difensiva, è quasi una contraddizione.
Al Meazza il peccato è ancora più grave
Contro l’Inter arriva una sconfitta completamente diversa e, probabilmente, ancora più difficile da digerire.
Il Napoli va avanti addirittura 2-0, dando per lunghi tratti la sensazione di avere la partita sotto controllo. Poi arriva la clamorosa rimonta dei campioni d’Italia, figlia certamente della qualità e della forza della squadra di mister Chivu, ma forse anche di alcune scelte e dei cambi di Allegri che finiscono per modificare gli equilibri tattici costruiti fino a quel momento.
Ed è probabilmente proprio questa la partita che il tecnico livornese avrà digerito peggio.
Perché se esiste una situazione nella quale una squadra allenata da Allegri dovrebbe sentirsi al sicuro è proprio quando può gestire un vantaggio di due reti. Invece i Partenopei progressivamente si abbassano, perdendo sicurezza e campo, permettendo all’Inter di aumentare la pressione e, soprattutto, di rientrare emotivamente nella partita.
I cinque gol incassati complessivamente contro Como e Inter diventano così un dato difficilmente compatibile con l’idea di calcio che Allegri vuole costruire, fondata prima di tutto su equilibrio, solidità e capacità di leggere i diversi momenti della gara. Lo stesso allenatore riconosce che sono troppi.
Il Napoli al Mezza dimostra di poter mettere in difficoltà una grande squadra, Hojlund trova ancora il gol e per lunghi tratti gli azzurri giocano alla pari contro una delle principali rivali per il vertice. Il problema, semmai, è riuscire a farlo per novanta minuti: perché una squadra che vuole competere ad alto livello non può permettersi di disperdere un vantaggio di due gol.
Con l’Arsenal arriva il terzo ko, ma cambia il Napoli

Poi arriva l’Arsenal. E arriva la terza sconfitta.
Il risultato è ancora negativo, 0-1 al Maradona, deciso al 75’ da una conclusione di Ødegaard. Ma questa volta la fotografia della partita è differente.
Il Napoli soffre, soprattutto nella ripresa, ma rimane compatto. Non si disunisce, difende con maggiore attenzione e prova a ripartire. L’Arsenal mantiene a lungo il controllo territoriale e crea le occasioni migliori, ma per superare gli azzurri ha bisogno della qualità del proprio capitano.
Allegri insiste proprio su questo aspetto: rispetto alle gare con Como e Inter, il Napoli ha ritrovato sacrificio, pazienza e attenzione difensiva. Il problema resta invece la qualità dell’ultimo passaggio e quindi la capacità di trasformare le ripartenze in vere occasioni da gol.
Non è casuale che, nonostante la terza sconfitta consecutiva, il Maradona abbia applaudito la squadra al termine della partita, pur accompagnando la serata anche con cori contro De Laurentiis.
Allegri: pregi e difetti di un progetto ancora incompleto
Il Napoli di oggi mostra già alcuni tratti riconoscibili del calcio di Allegri: pragmatismo, ricerca dell’equilibrio, capacità di adattarsi all’avversario e volontà di attraversare i momenti difficili della partita senza perdere completamente la propria struttura.
Ma insieme alle caratteristiche del tecnico stanno emergendo anche diversi problemi.
La squadra sembra ancora sospesa tra ciò che era e ciò che il mister vorrebbe diventasse. In alcuni momenti aspetta troppo l’avversario e finisce per abbassarsi eccessivamente; in altri prova ad alzare il baricentro senza avere ancora automatismi sufficientemente consolidati. Quello che manca, soprattutto, è la continuità nella gestione dei novanta minuti.
C’è poi la questione offensiva. Hojlund rappresenta un riferimento importante, ma alle sue spalle mancano vere alternative dello stesso livello. Politano continua a garantire qualità e imprevedibilità, mentre De Bruyne può naturalmente alzare il tasso tecnico della squadra. Il Napoli, però, deve riuscire a portare più uomini negli ultimi trenta metri senza perdere equilibrio.
E qui il discorso non può riguardare soltanto Allegri. Va considerata anche la qualità complessiva di una rosa che, soprattutto in alcuni ruoli, appare ancora incompleta e con poche alternative realmente in grado di mantenere lo stesso livello dei titolari. È questa, allora, la vera sfida di Allegri: dare un’identità precisa al Napoli, valorizzare al massimo ciò che ha a disposizione e soprattutto rendere la squadra solida senza trasformarla in una squadra passiva.
I tifosi sono divisi: Allegri sì, Allegri no
Il clima intorno all’allenatore è inevitabilmente cambiato.
Sui social le critiche sono già pesanti. Una parte della tifoseria considera il calcio di Allegri troppo conservativo e teme che il Napoli possa perdere definitivamente quella capacità di imporre la partita mostrata in altri cicli tecnici. Nelle discussioni online c’è persino chi invoca già un cambio in panchina, mentre altri sottolineano come la rosa sia stata rinforzata poco durante l’estate.
Il malcontento, infatti, non riguarda esclusivamente Allegri. Già dopo il mercato estivo molti tifosi avevano contestato la strategia della società, giudicando insufficienti gli interventi sulla rosa.
Il Bologna diventa già uno spartiacque

Tre sconfitte consecutive sono tante. Allegri stesso non lo nasconde. Ma siamo ancora all’inizio e parlare di sentenza sarebbe prematuro.
Il problema è un altro: a Napoli il tempo corre molto più velocemente quando non arrivano i risultati.
E adesso c'è il Bologna, serve una vittoria per ripartire.
Non significa che la sua panchina dipenda necessariamente da novanta minuti, ma significa che la squadra deve interrompere immediatamente la spirale negativa. Una quarta sconfitta consecutiva trasformerebbe i dubbi in una vera crisi e renderebbe inevitabilmente ancora più rumoroso il processo all’allenatore.
La prestazione contro l’Arsenal gli offre però un punto dal quale ripartire: Napoli ha visto una squadra viva, compatta e disposta a soffrire.
Adesso manca la cosa che nel calcio cambia tutto: vincere.
In Naples it takes little for enthusiasm to become concern and equally little for a coach to end up under scrutiny. Massimiliano Allegri knew this when he accepted one of the most complicated and fascinating benches in Italy.
But probably not even he imagined finding himself, after just four official matches, already having to answer questions about the future of his Napoli.
After the 2-0 obtained on the debut against Genoa, there were three consecutive defeats: 1-2 against Como, 3-2 against Inter and 0-1 against Arsenal. A sequence that inevitably weighs heavily, also because in the two previous seasons with Conte, Napoli had never lost three consecutive matches.
Three defeats, however, very different from each other.
Il Como accende il primo allarme

The real wake-up call is probably the home defeat against Como.
The problem is not just the result. It is the feeling of a team that is still unbalanced, vulnerable in transitions and above all incapable of reading some moments of the match.
Allegri himself recognizes it: Napoli must be meaner and less light defensively. In fact, Como's two goals arise from situations in which the Azzurri could have done much better.
And it is precisely here that the first paradox arises: a team coached by Allegri that concedes too much. For a coach who has built much of his career on balance, management of moments and defensive attention, it is almost a contradiction.
Al Meazza il peccato è ancora più grave
Against Inter comes a completely different defeat and, probably, even more difficult to digest.
Napoli actually goes ahead 2-0, giving for long stretches the feeling of having the match under control. Then comes the sensational comeback of the Italian champions, certainly the result of the quality and strength of Mr. Chivu's team, but perhaps also of some of Allegri's choices and changes which end up modifying the tactical balance built up to that point.
And it is probably precisely this match that the Livorno coach will have digested the worst.
Because if there is a situation in which a team coached by Allegri should feel safe, it is precisely when they can manage a two-goal advantage. Instead, the Partenopei progressively dropped, losing confidence and the pitch, allowing Inter to increase the pressure and, above all, to emotionally return to the match.
The five goals conceded in total against Como and Inter thus become a figure that is difficult to be compatible with the idea of football that Allegri wants to build, based first of all on balance, solidity and the ability to read the different moments of the match. The coach himself recognizes that there are too many.
Napoli at the Mezza show that they can put a great team in difficulty, Hojlund finds the goal again and for long stretches the Azzurri play on equal terms against one of their main rivals for the top. The problem, if anything, is being able to do it for ninety minutes: because a team that wants to compete at a high level cannot afford to squander a two-goal advantage.
Con l’Arsenal arriva il terzo ko, ma cambia il Napoli

Then comes Arsenal. And here comes the third defeat.
The result is still negative, 0-1 to Maradona, decided in the 75th minute by a shot from Ødegaard. But this time the photograph of the match is different.
Napoli suffers, especially in the second half, but remains compact. He doesn't fall apart, he defends with greater attention and tries to start again. Arsenal maintained territorial control for a long time and created the best opportunities, but to overcome the Azzurri they needed the quality of their captain.
Allegri insists precisely on this aspect: compared to the matches against Como and Inter, Napoli found sacrifice, patience and defensive attention. The problem remains the quality of the last pass and therefore the ability to transform counterattacks into real scoring opportunities.
It is no coincidence that, despite the third consecutive defeat, Maradona applauded the team at the end of the match, while also accompanying the evening with chants against De Laurentiis.
Allegri: pregi e difetti di un progetto ancora incompleto
Today's Napoli already shows some recognizable traits of Allegri's football: pragmatism, search for balance, ability to adapt to the opponent and willingness to go through the difficult moments of the match without completely losing its structure.
But along with the characteristics of the technician, several problems are also emerging.
The team still seems suspended between what it was and what the coach would like it to become. In some moments he waits too long for his opponent and ends up lowering himself excessively; in others it tries to raise the center of gravity without yet having sufficiently consolidated automatisms. What is missing, above all, is continuity in the management of the ninety minutes.
Then there is the offensive question. Hojlund represents an important reference, but behind him there is a lack of real alternatives of the same level. Politano continues to guarantee quality and unpredictability, while De Bruyne can naturally raise the team's technical rate. Napoli, however, must be able to bring more men into the last thirty meters without losing balance.
And here the discussion cannot only concern Allegri. The overall quality of a squad must also be considered which, especially in some roles, still appears incomplete and with few alternatives truly capable of maintaining the same level as the starters. This, then, is Allegri's real challenge: to give Napoli a precise identity, to make the most of what they have at their disposal and above all to make the team solid without transforming it into a passive team.
I tifosi sono divisi: Allegri sì, Allegri no
The climate around the coach has inevitably changed.
The criticism is already heavy on social media. A part of the fans considers Allegri's football too conservative and fears that Napoli may definitively lose the ability to impose the match shown in other technical cycles. In online discussions there are even those who are already calling for a change on the bench, while others underline how the squad was strengthened little during the summer.
The discontent, in fact, does not exclusively concern Allegri. Already after the summer transfer window, many fans had contested the club's strategy, judging the interventions on the squad to be insufficient.
Il Bologna diventa già uno spartiacque

Three consecutive defeats is a lot. Allegri himself doesn't hide it. But we are still at the beginning and talking about a sentence would be premature.
The problem is another: in Naples time runs much faster when the results don't arrive.
And now there's Bologna, we need a victory to restart.
It doesn't mean that his bench is necessarily dependent on ninety minutes, but it means that the team must immediately stop the negative spiral. A fourth consecutive defeat would transform the doubts into a real crisis and would inevitably make the coach's trial even more noisy.
However, the performance against Arsenal offers him a point from which to start again: Napoli saw a team that was alive, compact and willing to suffer.
Now the thing that changes everything in football is missing: winning.