È durata appena quattro giornate l'avventura di Domenico Tedesco sulla panchina del Bologna. Un punto conquistato nelle prime quattro partite, accompagnato da tre sconfitte, è stato sufficiente per convincere la società a cambiare immediatamente pilota alla guida. L'esonero arriva dopo un avvio che non ha dato le risposte volute e ricercate dalla dirigenza. Il Bologna ha mostrato difficoltà sia sul piano dei risultati sia su quello dell'identità, con una squadra apparsa ancora alla ricerca dei propri equilibri. La scelta, però, va letta anche in un contesto più ampio. Il Bologna che Tedesco ha trovato non è lo stesso che aveva lasciato in eredità la gestione precedente, firmata Vincenzo Italiano. Il mercato estivo ha infatti modificato profondamente la rosa, portando via diversi giocatori importanti come Lucumí, Santiago Castro e Rowe e obbligando il nuovo allenatore a ricostruire gerarchie e meccanismi.
Palladino torna in Serie A
Il nome scelto è quello di Raffaele Palladino. Per l'ex tecnico di Monza, Fiorentina e Atalanta si tratta di un ritorno in panchina dopo la fine dell'ultima esperienza bergamasca. Palladino aveva preso il posto di Ivan Juric all'Atalanta nel novembre 2025, ma la sua avventura a Bergamo si è conclusa nel giugno 2026. Sono quindi poco più di tre mesi di pausa prima della nuova chiamata del Bologna. Un ritorno rapido, ma anche l'ennesima occasione per rimettersi in gioco. Palladino arriva infatti da due esperienze molto diverse ma entrambe indicative del suo percorso. A Monza si è affermato come uno degli allenatori emergenti del calcio italiano, riuscendo a dare un'identità precisa alla squadra e a ottenere risultati superiori alle aspettative.
Poi la Fiorentina. In viola ha conquistato il sesto posto in Serie A e la qualificazione europea, ma il rapporto con l'ambiente non è mai decollato definitivamente e l'esperienza si è conclusa con la separazione nel maggio 2025. Infine l'Atalanta, dove ha ereditato una squadra in difficoltà e ha chiuso la stagione al settimo posto. Un risultato che, però, non è bastato per convincere la società a proseguire insieme.
Il calcio di Palladino
Sul piano tattico, Palladino non è un allenatore facilmente incasellabile. Il suo sistema di riferimento è stato spesso il 3-4-2-1, soprattutto nelle prime esperienze, ma nel corso degli anni ha dimostrato di poter cambiare modulo in base alle caratteristiche dei giocatori a disposizione. La sua idea di calcio parte dalla costruzione dal basso e dall'occupazione razionale degli spazi. Grande importanza viene data ai giocatori offensivi alle spalle della punta, ai movimenti tra le linee e alla capacità degli esterni di garantire ampiezza.
Il bisogno di fare punti
Palladino dovrà vincere subito una partita che, per sua natura, avrebbe bisogno di tempo. Non basterà cambiare modulo o modificare qualche interprete. Il nuovo tecnico dovrà ricostruire fiducia, individuare nuovi leader e soprattutto creare una nuova gerarchia all'interno dello spogliatoio. E Palladino, da questo punto di vista, rappresenta un profilo interessante: conosce la Serie A, ha già lavorato in contesti con pressioni differenti e ha dimostrato di saper cambiare pelle alle proprie squadre. Ma arriva anche da due esperienze terminate con un addio. A Bologna dovrà quindi dimostrare di essere pronto per il passo successivo della sua carriera: non soltanto rilanciare una squadra in difficoltà, ma riuscire a darle continuità.
È durata appena quattro giornate l'avventura di Domenico Tedesco sulla panchina del Bologna. Un punto conquistato nelle prime quattro partite, accompagnato da tre sconfitte, è stato sufficiente per convincere la società a cambiare immediatamente pilota alla guida. L'esonero arriva dopo un avvio che non ha dato le risposte volute e ricercate dalla dirigenza. Il Bologna ha mostrato difficoltà sia sul piano dei risultati sia su quello dell'identità, con una squadra apparsa ancora alla ricerca dei propri equilibri. La scelta, però, va letta anche in un contesto più ampio. Il Bologna che Tedesco ha trovato non è lo stesso che aveva lasciato in eredità la gestione precedente, firmata Vincenzo Italiano. Il mercato estivo ha infatti modificato profondamente la rosa, portando via diversi giocatori importanti come Lucumí, Santiago Castro e Rowe e obbligando il nuovo allenatore a ricostruire gerarchie e meccanismi.
Palladino torna in Serie A
Il nome scelto è quello di Raffaele Palladino. Per l'ex tecnico di Monza, Fiorentina e Atalanta si tratta di un ritorno in panchina dopo la fine dell'ultima esperienza bergamasca. Palladino aveva preso il posto di Ivan Juric all'Atalanta nel novembre 2025, ma la sua avventura a Bergamo si è conclusa nel giugno 2026. Sono quindi poco più di tre mesi di pausa prima della nuova chiamata del Bologna. Un ritorno rapido, ma anche l'ennesima occasione per rimettersi in gioco. Palladino arriva infatti da due esperienze molto diverse ma entrambe indicative del suo percorso. A Monza si è affermato come uno degli allenatori emergenti del calcio italiano, riuscendo a dare un'identità precisa alla squadra e a ottenere risultati superiori alle aspettative.
Poi la Fiorentina. In viola ha conquistato il sesto posto in Serie A e la qualificazione europea, ma il rapporto con l'ambiente non è mai decollato definitivamente e l'esperienza si è conclusa con la separazione nel maggio 2025. Infine l'Atalanta, dove ha ereditato una squadra in difficoltà e ha chiuso la stagione al settimo posto. Un risultato che, però, non è bastato per convincere la società a proseguire insieme.
Il calcio di Palladino
Sul piano tattico, Palladino non è un allenatore facilmente incasellabile. Il suo sistema di riferimento è stato spesso il 3-4-2-1, soprattutto nelle prime esperienze, ma nel corso degli anni ha dimostrato di poter cambiare modulo in base alle caratteristiche dei giocatori a disposizione. La sua idea di calcio parte dalla costruzione dal basso e dall'occupazione razionale degli spazi. Grande importanza viene data ai giocatori offensivi alle spalle della punta, ai movimenti tra le linee e alla capacità degli esterni di garantire ampiezza.
Il bisogno di fare punti
Palladino dovrà vincere subito una partita che, per sua natura, avrebbe bisogno di tempo. Non basterà cambiare modulo o modificare qualche interprete. Il nuovo tecnico dovrà ricostruire fiducia, individuare nuovi leader e soprattutto creare una nuova gerarchia all'interno dello spogliatoio. E Palladino, da questo punto di vista, rappresenta un profilo interessante: conosce la Serie A, ha già lavorato in contesti con pressioni differenti e ha dimostrato di saper cambiare pelle alle proprie squadre. Ma arriva anche da due esperienze terminate con un addio. A Bologna dovrà quindi dimostrare di essere pronto per il passo successivo della sua carriera: non soltanto rilanciare una squadra in difficoltà, ma riuscire a darle continuità.