FIGC, Malagò cerca l’unità: Galliani si oppone e riapre la partita

Giovanni Malagò cerca una conferma, Adriano Galliani rischia di trasformarla in una sfida tutt’altro che scontata. Il calcio italiano si avvicina alle elezioni federali del 14 dicembre con una maggioranza da ricostruire e una domanda ancora aperta: la Serie A sosterrà nuovamente l’attuale commissario oppure sceglierà di cambiare strada? 

Secondo diverse fonti giornalistiche, una parte crescente dei club sta guardando all’ex amministratore delegato di Milan e Monza. Un movimento che rende meno sicuro il percorso di Malagò, sostenuto quasi all’unanimità dalla massima serie prima dell’elezione di giugno. Galliani rappresenta oggi una possibile alternativa concreta, anche se disponibilità e candidatura formalizzata restano passaggi distinti. 

Malagò punta sul dialogo e rivendica il sostegno dei presidenti 

Il messaggio dell’ex presidente del CONI è chiaro: evitare che il nuovo appuntamento elettorale riapra le fratture del passato. Nell’intervista rilasciata ad un quotidiano nazionale, Malagò ha espresso questo auspicio: «La mia candidatura continui a compattare, come è stato a giugno, un mondo che per anni ha vissuto di divisioni». 

Il commissario sostiene inoltre di avere ricevuto rassicurazioni da tredici presidenti di Serie A, contattati personalmente. Una dichiarazione che restituisce la sua fiducia, ma che deve ancora trovare conferma nei passaggi formali della candidatura. Le adesioni raccolte nei colloqui, infatti, non equivalgono automaticamente a un sostegno definitivo. 

La partita si gioca proprio su questa distanza: Malagò ritiene di conservare la maggioranza, mentre chi lavora all’alternativa Galliani considera possibile modificarne gli equilibri. 

Perché una parte della Serie A guarda a Galliani 

Alla base delle tensioni,  ci sarebbe soprattutto il metodo con cui sono state prese alcune decisioni federali. Una parte delle società avrebbe lamentato un coinvolgimento insufficiente nelle scelte riguardanti la Nazionale e la sua organizzazione. 

Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra, mentre alcuni club avrebbero preferito Antonio Conte, e la scelta di Diana Bianchedi come capo delegazione vengono indicati fra i motivi di distanza. Sono ricostruzioni giornalistiche che aiutano a comprendere il malcontento, senza trasformare ogni divergenza in una rottura definitiva. 

Sul piano politico, il problema per Malagò appare dunque più ampio del singolo nome: chi lo aveva sostenuto potrebbe chiedere maggiori garanzie sulla condivisione delle decisioni future. 

L’esperienza di Galliani e il peso delle alleanze

Beckett Layne Ventures acquisisce l’80% del Monza. Fininvest resta con il 20% fino al 2026. Galliani saluta, si apre una nuova era in Brianza

L'ex amministratore delegato del Diavolo, possiede un profilo capace di raccogliere consensi anche oltre le tradizionali appartenenze di club. La lunga esperienza al Milan, il percorso al Monza e il precedente incarico alla guida della Lega di Serie A ne fanno un dirigente abituato tanto alla gestione sportiva quanto alla mediazione istituzionale. Secondo Sky, avrebbe manifestato una disponibilità di massima, riservandosi ulteriori valutazioni. 

Gli aggiornamenti del 26 ottobre rendono il quadro ancora più interessante. Calcio e Finanza riferisce di un possibile sostegno di Milan, Inter e Atalanta e dei preparativi per il tesseramento necessario alla candidatura. Si tratta di indicazioni giornalistiche: non di un risultato elettorale già acquisito né dell’annuncio ufficiale di tutti i club coinvolti. 

Per questo parlare semplicemente di Galliani che “si oppone” a Malagò riduce la questione. Il punto è che una parte del calcio italiano sta valutando di affidargli la rappresentanza di un progetto alternativo. 

Dal commissariamento alle nuove elezioni 

A rendere particolare questa corsa è il passaggio istituzionale delle ultime settimane. Il 6 ottobre il CONI ha commissariato la FIGC, affidando proprio a Malagò l’incarico di accompagnarla alle nuove elezioni. La vicenda è legata al requisito del tesseramento federale, assente al momento della precedente elezione. 

Malagò ha successivamente preso la tessera come dirigente accompagnatore della squadra di calcio a cinque dell’Aniene. Il calendario indicato dalle ricostruzioni giornalistiche prevede il 4 novembre come termine per presentare le candidature, prima del voto di dicembre. 

La vera sfida sarà costruire una maggioranza che duri

Palazzo Figc

La lettura politica è questa: Malagò deve trasformare le rassicurazioni ricevute in un sostegno stabile; Galliani deve verificare se intorno al proprio nome esista una coalizione capace di condividere anche un programma. 

Il confronto può essere utile se porta chiarezza sulle responsabilità e sulle priorità della Federazione. Diventa meno produttivo se si esaurisce nella distribuzione degli incarichi. 

Il calcio italiano ha bisogno di una guida autorevole, ma anche di decisioni condivise e responsabilità riconoscibili. Malagò promette di ricompattare l’ambiente. L’avanzata dell’ipotesi Galliani dimostra che quell’unità, oggi, deve ancora essere conquistata. 

Giovanni Malagò cerca una conferma, Adriano Galliani rischia di trasformarla in una sfida tutt’altro che scontata. Il calcio italiano si avvicina alle elezioni federali del 14 dicembre con una maggioranza da ricostruire e una domanda ancora aperta: la Serie A sosterrà nuovamente l’attuale commissario oppure sceglierà di cambiare strada?

Secondo diverse fonti giornalistiche, una parte crescente dei club sta guardando all’ex amministratore delegato di Milan e Monza. Un movimento che rende meno sicuro il percorso di Malagò, sostenuto quasi all’unanimità dalla massima serie prima dell’elezione di giugno. Galliani rappresenta oggi una possibile alternativa concreta, anche se disponibilità e candidatura formalizzata restano passaggi distinti.

Malagò punta sul dialogo e rivendica il sostegno dei presidenti 

Il messaggio dell’ex presidente del CONI è chiaro: evitare che il nuovo appuntamento elettorale riapra le fratture del passato. Nell’intervista rilasciata ad un quotidiano nazionale, Malagò ha espresso questo auspicio: «La mia candidatura continui a compattare, come è stato a giugno, un mondo che per anni ha vissuto di divisioni».

Il commissario sostiene inoltre di avere ricevuto rassicurazioni da tredici presidenti di Serie A, contattati personalmente. Una dichiarazione che restituisce la sua fiducia, ma che deve ancora trovare conferma nei passaggi formali della candidatura. Le adesioni raccolte nei colloqui, infatti, non equivalgono automaticamente a un sostegno definitivo.

La partita si gioca proprio su questa distanza: Malagò ritiene di conservare la maggioranza, mentre chi lavora all’alternativa Galliani considera possibile modificarne gli equilibri.

Perché una parte della Serie A guarda a Galliani 

Alla base delle tensioni,  ci sarebbe soprattutto il metodo con cui sono state prese alcune decisioni federali. Una parte delle società avrebbe lamentato un coinvolgimento insufficiente nelle scelte riguardanti la Nazionale e la sua organizzazione.

Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra, mentre alcuni club avrebbero preferito Antonio Conte, e la scelta di Diana Bianchedi come capo delegazione vengono indicati fra i motivi di distanza. Sono ricostruzioni giornalistiche che aiutano a comprendere il malcontento, senza trasformare ogni divergenza in una rottura definitiva.

Sul piano politico, il problema per Malagò appare dunque più ampio del singolo nome: chi lo aveva sostenuto potrebbe chiedere maggiori garanzie sulla condivisione delle decisioni future.

L’esperienza di Galliani e il peso delle alleanze

Beckett Layne Ventures acquisisce l’80% del Monza. Fininvest resta con il 20% fino al 2026. Galliani saluta, si apre una nuova era in Brianza

L'ex amministratore delegato del Diavolo, possiede un profilo capace di raccogliere consensi anche oltre le tradizionali appartenenze di club. La lunga esperienza al Milan, il percorso al Monza e il precedente incarico alla guida della Lega di Serie A ne fanno un dirigente abituato tanto alla gestione sportiva quanto alla mediazione istituzionale. Secondo Sky, avrebbe manifestato una disponibilità di massima, riservandosi ulteriori valutazioni.

Gli aggiornamenti del 26 ottobre rendono il quadro ancora più interessante. Calcio e Finanza riferisce di un possibile sostegno di Milan, Inter e Atalanta e dei preparativi per il tesseramento necessario alla candidatura. Si tratta di indicazioni giornalistiche: non di un risultato elettorale già acquisito né dell’annuncio ufficiale di tutti i club coinvolti.

Per questo parlare semplicemente di Galliani che “si oppone” a Malagò riduce la questione. Il punto è che una parte del calcio italiano sta valutando di affidargli la rappresentanza di un progetto alternativo.

Dal commissariamento alle nuove elezioni 

A rendere particolare questa corsa è il passaggio istituzionale delle ultime settimane. Il 6 ottobre il CONI ha commissariato la FIGC, affidando proprio a Malagò l’incarico di accompagnarla alle nuove elezioni. La vicenda è legata al requisito del tesseramento federale, assente al momento della precedente elezione.

Malagò ha successivamente preso la tessera come dirigente accompagnatore della squadra di calcio a cinque dell’Aniene. Il calendario indicato dalle ricostruzioni giornalistiche prevede il 4 novembre come termine per presentare le candidature, prima del voto di dicembre.

La vera sfida sarà costruire una maggioranza che duri

Palazzo Figc

La lettura politica è questa: Malagò deve trasformare le rassicurazioni ricevute in un sostegno stabile; Galliani deve verificare se intorno al proprio nome esista una coalizione capace di condividere anche un programma.

Il confronto può essere utile se porta chiarezza sulle responsabilità e sulle priorità della Federazione. Diventa meno produttivo se si esaurisce nella distribuzione degli incarichi.

Il calcio italiano ha bisogno di una guida autorevole, ma anche di decisioni condivise e responsabilità riconoscibili. Malagò promette di ricompattare l’ambiente. L’avanzata dell’ipotesi Galliani dimostra che quell’unità, oggi, deve ancora essere conquistata.