Al quarto tentativo la Fiorentina rompe finalmente l’incantesimo. E lo fa nel modo più convincente possibile, andando a prendersi al Penzo di Venezia una vittoria che vale molto più dei primi tre punti della stagione. Il 4-2 con cui i viola tornano a Firenze porta soprattutto il nome di Franco Mastantuono, protagonista assoluto con una tripletta, ma racconta qualcosa che va oltre la serata di grazia del talento argentino: racconta di una squadra che, dopo tre settimane vissute quasi in apnea, sembra aver improvvisamente ritrovato ossigeno. Il campionato viola era cominciato nel peggiore dei modi. Tre partite, tre sconfitte, appena un gol segnato e nove subiti. Lo 0-4 dell’Olimpico contro la Roma, il clamoroso 0-3 casalingo con il Frosinone e infine il 2-1 subito al Franchi contro il Torino avevano consumato in appena tre giornate l’esperienza di Fabio Grosso sulla panchina della Fiorentina. Una crisi tanto rapida quanto profonda, che aveva spinto la società a richiamare Paolo Vanoli, l’uomo che nella scorsa stagione era già riuscito a rimettere ordine quando Firenze si era trovata a navigare in acque pericolose.
Come un (Mastan)tuono
E forse non è un caso che la prima immagine della nuova Fiorentina arrivi proprio da Venezia, una città che Vanoli conosce bene e nella quale aveva già lasciato un ricordo importante. Serviva innanzitutto restituire semplicità e fiducia a una squadra costruita con ambizioni ben diverse dall’attuale classifica. Serviva togliere paura dalle gambe, convincere giocatori giovani e di talento che tre sconfitte non possono cancellare un progetto prima ancora che abbia avuto il tempo di nascere.
Non tutto, naturalmente, è diventato semplice per magia. Anche al Penzo la Fiorentina ha dovuto fare i conti con i fantasmi del suo inizio di stagione. Il Venezia è passato avanti con Akor Adams e per qualche minuto la sensazione è stata quella di rivedere lo stesso copione: una squadra tecnicamente superiore che alla prima difficoltà rischia di smarrire certezze e distanze.
Questa volta, però, qualcosa è cambiato.
È cambiato soprattutto perché sulla scena è comparso Mastantuono.
Due minuti gli sono bastati per ribaltare la partita e, forse, anche per cambiare il peso della sua giovane avventura italiana. Prima un sinistro da fuori area dopo essersi accentrato dalla destra, poi un’altra conclusione chirurgica dal limite dopo una ripartenza costruita sull’errore della difesa veneziana. Due colpi quasi consecutivi, arrivati al 29’ e al 30’, che hanno trasformato una Fiorentina nuovamente impaurita in una squadra improvvisamente consapevole della propria qualità.
Ed è proprio questo l’aspetto più interessante della serata. Non tanto la tripletta in sé, per quanto straordinaria, quanto la naturalezza con cui il diciannovenne argentino si è preso la responsabilità del momento più delicato. Mastantuono era arrivato a Firenze accompagnato dalla fama del predestinato, proprietà del Real Madrid e uno dei talenti più intriganti della sua generazione. Nelle prime tre giornate aveva cercato il gol dieci volte senza trovarlo. A Venezia ha aperto quella porta con una violenza quasi liberatoria e non l’ha più richiusa.
Vanoli esordisce col sorriso
La Fiorentina ha cominciato così a giocare con un’altra leggerezza. Maggiore personalità nel palleggio, più coraggio nell’occupare la metà campo avversaria, una ricerca più immediata degli uomini offensivi. Vanoli non poteva certamente rivoluzionare la squadra in pochi giorni, ma poteva restituirle alcuni concetti semplici: compattezza, aggressività, verticalità. E soprattutto poteva ricordarle che il talento a disposizione è troppo importante per essere soffocato dalla paura.
Il gol di Mateo Pellegrino nella ripresa ha dato ulteriore consistenza alla vittoria, prima che Mastantuono completasse la sua serata con il terzo centro personale. Il Venezia ha trovato ancora la via della rete con Hainaut nel finale, dettaglio che ricorda come il lavoro difensivo sia tutt’altro che concluso, ma questa volta la Fiorentina non si è scomposta. Ha portato a casa partita, punti e soprattutto sensazioni. Il risultato finale di 4-2 fotografa così una serata nella quale i viola hanno finalmente trasformato la propria qualità in qualcosa di concreto.
E forse è proprio da qui che bisogna ripartire.
Perché una vittoria non cancella le tre sconfitte precedenti e quattro gol non risolvono in novanta minuti tutti i problemi emersi nelle prime settimane. Ma il calcio vive anche di scintille, di serate capaci di cambiare improvvisamente la percezione di una squadra. Venezia potrebbe essere quella della Fiorentina.
La gestione Grosso è durata appena il tempo di accorgersi che qualcosa non funzionava. Vanoli eredita ora una rosa giovane, costosa, ambiziosa e inevitabilmente ancora da assemblare. Non gli si chiede soltanto di spegnere un incendio, come accadde nella passata stagione. Questa volta Firenze vuole capire fin dove possa realmente arrivare una squadra costruita per guardare verso l’alto.
E nella notte del Penzo la risposta più bella è arrivata dal ragazzo che più di tutti rappresenta quella voglia di futuro.
Franco Mastantuono ha vent’anni ancora da compiere, un sinistro che non chiede permesso e il peso delle grandi aspettative sulle spalle. A Venezia, per una sera, quel peso è sembrato leggerissimo.
La Fiorentina cercava la prima vittoria.
Ha trovato anche un possibile nuovo leader.
E forse, finalmente, l’inizio della propria stagione.
Al quarto tentativo la Fiorentina rompe finalmente l’incantesimo. E lo fa nel modo più convincente possibile, andando a prendersi al Penzo di Venezia una vittoria che vale molto più dei primi tre punti della stagione. Il 4-2 con cui i viola tornano a Firenze porta soprattutto il nome di Franco Mastantuono, protagonista assoluto con una tripletta, ma racconta qualcosa che va oltre la serata di grazia del talento argentino: racconta di una squadra che, dopo tre settimane vissute quasi in apnea, sembra aver improvvisamente ritrovato ossigeno. Il campionato viola era cominciato nel peggiore dei modi. Tre partite, tre sconfitte, appena un gol segnato e nove subiti. Lo 0-4 dell’Olimpico contro la Roma, il clamoroso 0-3 casalingo con il Frosinone e infine il 2-1 subito al Franchi contro il Torino avevano consumato in appena tre giornate l’esperienza di Fabio Grosso sulla panchina della Fiorentina. Una crisi tanto rapida quanto profonda, che aveva spinto la società a richiamare Paolo Vanoli, l’uomo che nella scorsa stagione era già riuscito a rimettere ordine quando Firenze si era trovata a navigare in acque pericolose.
Come un (Mastan)tuono
E forse non è un caso che la prima immagine della nuova Fiorentina arrivi proprio da Venezia, una città che Vanoli conosce bene e nella quale aveva già lasciato un ricordo importante. Serviva innanzitutto restituire semplicità e fiducia a una squadra costruita con ambizioni ben diverse dall’attuale classifica. Serviva togliere paura dalle gambe, convincere giocatori giovani e di talento che tre sconfitte non possono cancellare un progetto prima ancora che abbia avuto il tempo di nascere.
Non tutto, naturalmente, è diventato semplice per magia. Anche al Penzo la Fiorentina ha dovuto fare i conti con i fantasmi del suo inizio di stagione. Il Venezia è passato avanti con Akor Adams e per qualche minuto la sensazione è stata quella di rivedere lo stesso copione: una squadra tecnicamente superiore che alla prima difficoltà rischia di smarrire certezze e distanze.
Questa volta, però, qualcosa è cambiato.È cambiato soprattutto perché sulla scena è comparso Mastantuono.Due minuti gli sono bastati per ribaltare la partita e, forse, anche per cambiare il peso della sua giovane avventura italiana. Prima un sinistro da fuori area dopo essersi accentrato dalla destra, poi un’altra conclusione chirurgica dal limite dopo una ripartenza costruita sull’errore della difesa veneziana. Due colpi quasi consecutivi, arrivati al 29’ e al 30’, che hanno trasformato una Fiorentina nuovamente impaurita in una squadra improvvisamente consapevole della propria qualità.
Ed è proprio questo l’aspetto più interessante della serata. Non tanto la tripletta in sé, per quanto straordinaria, quanto la naturalezza con cui il diciannovenne argentino si è preso la responsabilità del momento più delicato. Mastantuono era arrivato a Firenze accompagnato dalla fama del predestinato, proprietà del Real Madrid e uno dei talenti più intriganti della sua generazione. Nelle prime tre giornate aveva cercato il gol dieci volte senza trovarlo. A Venezia ha aperto quella porta con una violenza quasi liberatoria e non l’ha più richiusa.
Vanoli esordisce col sorriso
La Fiorentina ha cominciato così a giocare con un’altra leggerezza. Maggiore personalità nel palleggio, più coraggio nell’occupare la metà campo avversaria, una ricerca più immediata degli uomini offensivi. Vanoli non poteva certamente rivoluzionare la squadra in pochi giorni, ma poteva restituirle alcuni concetti semplici: compattezza, aggressività, verticalità. E soprattutto poteva ricordarle che il talento a disposizione è troppo importante per essere soffocato dalla paura.
Il gol di Mateo Pellegrino nella ripresa ha dato ulteriore consistenza alla vittoria, prima che Mastantuono completasse la sua serata con il terzo centro personale. Il Venezia ha trovato ancora la via della rete con Hainaut nel finale, dettaglio che ricorda come il lavoro difensivo sia tutt’altro che concluso, ma questa volta la Fiorentina non si è scomposta. Ha portato a casa partita, punti e soprattutto sensazioni. Il risultato finale di 4-2 fotografa così una serata nella quale i viola hanno finalmente trasformato la propria qualità in qualcosa di concreto.
E forse è proprio da qui che bisogna ripartire.Perché una vittoria non cancella le tre sconfitte precedenti e quattro gol non risolvono in novanta minuti tutti i problemi emersi nelle prime settimane. Ma il calcio vive anche di scintille, di serate capaci di cambiare improvvisamente la percezione di una squadra. Venezia potrebbe essere quella della Fiorentina.
La gestione Grosso è durata appena il tempo di accorgersi che qualcosa non funzionava. Vanoli eredita ora una rosa giovane, costosa, ambiziosa e inevitabilmente ancora da assemblare. Non gli si chiede soltanto di spegnere un incendio, come accadde nella passata stagione. Questa volta Firenze vuole capire fin dove possa realmente arrivare una squadra costruita per guardare verso l’alto.
E nella notte del Penzo la risposta più bella è arrivata dal ragazzo che più di tutti rappresenta quella voglia di futuro.Franco Mastantuono ha vent’anni ancora da compiere, un sinistro che non chiede permesso e il peso delle grandi aspettative sulle spalle. A Venezia, per una sera, quel peso è sembrato leggerissimo.La Fiorentina cercava la prima vittoria.Ha trovato anche un possibile nuovo leader.E forse, finalmente, l’inizio della propria stagione.