Balogun's disqualification suspended! He will be on the pitch with Belgium

Un Mondiale già storico per l'affluenza di pubblico e lo spettacolo dei grandi campioni come Kane, Mbappè, Messi ed Haaland rischia di essere ricordato anche per il più grande polverone diplomatico e regolamentare degli ultimi decenni. Al centro della tempesta c'è Folarin Balogun, attaccante e trascinatore della nazionale degli Stati Uniti, protagonista di un clamoroso dietrofront disciplinare che sta spaccando in due l'opinione pubblica sul mondo del calcio. Giovedì scorso, durante la sfida dei sedicesimi di finale contro la Bosnia-Erzegovina – vinta dagli USA per 2-0 nonostante l'inferiorità numerica nella ripresa – Balogun era stato espulso dall'arbitro brasiliano Raphael Claus per un pestone ai danni del difensore Tarik Muharemovic. Un intervento apparso a molti involontario, ma sanzionato col rosso diretto e la conseguente, automatica giornata di squalifica.

L'accaduto

Quando l'assenza del bomber del Monaco contro il Belgio negli ottavi sembrava ormai cosa certa, la FIFA ha estratto dal cilindro una decisione che ha pochissimi precedenti nella storia del calcio: la squalifica è stata sospesa. Balogun rimarrà in regime di "libertà vigilata" sportiva per un anno (se commetterà un'infrazione simile sconterà il turno di stop), ma sul campo contro i belgi ci sarà.

I precedenti

Per farlo, la commissione disciplinare ha rispolverato l'articolo 27 del proprio codice, una norma che lascia ampio margine di manovra ma che non veniva applicata per un fallo di gioco durante la fase finale di un Mondiale addirittura dal 1962 (all'epoca il beneficiario fu il brasiliano Garrincha, prima della finale contro la Cecoslovacchia). L'unico utilizzo recente legatosi a questo articolo riguardava Cristiano Ronaldo, ma in quel caso si trattava della riduzione di una maxi-squalifica da tre giornate rimediata durante le qualificazioni, non dello stop automatico post-cartellino rosso nel torneo in corso.

L'ombra della Casa Bianca

A infiammare la questione è il retroscena, sollevato dalle principali testate americane come New York Times e Wall Street Journal, sul presunto pressing politico esercitato dai vertici di Washington. Secondo le ricostruzioni, l'amministrazione Trump si sarebbe mossa in tempo record per contestare il verdetto del campo, ritenuto profondamente ingiusto. Ci sarebbe stata una telefonata diretta tra il Presidente Donald Trump e il numero uno della FIFA, Gianni Infantino. Ma non solo: la Casa Bianca avrebbe mobilitato un pool di legali di altissimo profilo, coordinati da figure chiave della task force governativa per i Mondiali, per assistere la federazione calcistica statunitense nel ricorso. Sebbene da Zurigo si filtri che Infantino si sia limitato a garantire un riesame formale senza fare promesse, i critici vedono nell'accaduto una pericolosa genuflessione della FIFA nei confronti del paese ospitante del torneo.

La rivolta di Nyon e del Belgio

La reazione del mondo del calcio è stata durissima, a partire dal Belgio, prossimo avversario degli Stati Uniti. La federazione di Bruxelles si è detta "esterrefatta" e ha già annunciato battuta di caccia legale per vie ufficiali per tutelare i principi di equità sportiva. Il colpo più duro, però, è arrivato da Nyon. La UEFA ha diramato un comunicato dal tono eccezionalmente severo, parlando di una decisione "incomprensibile e ingiustificabile" che mina l'integrità del gioco.

"La squalifica automatica minima di una giornata dopo un'espulsione non è una facoltà discrezionale. È un principio sancito dai regolamenti che non può essere oggetto di eccezioni. Quando la certezza delle regole non è più garantita da chi è chiamato a custodirle, l'integrità del gioco viene messa a rischio e la credibilità della competizione risulta compromessa." — Nota ufficiale UEFA

 

An already historic World Cup due to the turnout of the public and the spectacle of great champions such as Kane, Mbappè, Messi and Haaland risks also being remembered for the greatest diplomatic and regulatory fuss of recent decades. At the center of the storm is Folarin Balogun, striker and leader of the United States national team, protagonist of a sensational disciplinary about-face that is splitting public opinion in the world of football in two. Last Thursday, during the round of 32 match against Bosnia-Herzegovina - won by the USA 2-0 despite the numerical inferiority in the second half - Balogun was sent off by Brazilian referee Raphael Claus for a stomp on defender Tarik Muharemovic. An intervention that appeared to many to be involuntary, but was sanctioned with a direct red card and the consequent automatic one-day disqualification.

L'accaduto

When the absence of the Monaco striker against Belgium in the round of 16 seemed certain, FIFA pulled a decision out of the hat that has very few precedents in the history of football: the disqualification was suspended. Balogun will remain on sporting "probation" for a year (if he commits a similar infraction he will serve the suspension), but he will be on the field against the Belgians.

I precedenti

To do so, the disciplinary commission dusted off article 27 of its code, a rule that leaves ample room for maneuver but which had not been applied for a foul during the final phase of a World Cup since 1962 (at the time the beneficiary was the Brazilian Garrincha, before the final against Czechoslovakia). The only recent use linked to this article concerned Cristiano Ronaldo, but in that case it was the reduction of a three-match maxi-disqualification received during the qualifiers, not the automatic post-red card stop in the current tournament.

L'ombra della Casa Bianca

What inflames the issue is the background, raised by the main American newspapers such as the New York Times and the Wall Street Journal, on the alleged political pressure exercised by the leaders in Washington. According to reconstructions, the Trump administration moved in record time to contest the camp's verdict, considered profoundly unjust. There would have been a direct phone call between President Donald Trump and FIFA number one, Gianni Infantino. But not only that: the White House would have mobilized a pool of very high profile lawyers, coordinated by key figures from the government task force for the World Cup, to assist the US football federation in the appeal. Although it is understood from Zurich that Infantino limited himself to guaranteeing a formal review without making any promises, critics see in the incident a dangerous genuflection by FIFA towards the host country of the tournament.

La rivolta di Nyon e del Belgio

The reaction from the world of football was very harsh, starting from Belgium, the United States' next opponent. The Brussels federation said it was "appalled" and has already announced a legal hunt through official channels to protect the principles of sporting fairness. The hardest blow, however, came from Nyon. UEFA issued a statement with an exceptionally severe tone, speaking of an "incomprehensible and unjustifiable" decision which undermines the integrity of the game.

"The automatic minimum one-match disqualification after an expulsion is not a discretionary option. It is a principle enshrined in the regulations that cannot be the subject of exceptions. When the certainty of the rules is no longer guaranteed by those called upon to safeguard them, the integrity of the game is put at risk and the credibility of the competition is compromised." — Official UEFA note